Discorso in prima persona di Calcante ad Agamennone
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 21.02.2026 alle 13:39
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 20.02.2026 alle 8:34
Riepilogo:
Scopri il discorso in prima persona di Calcante ad Agamennone e impara il significato storico e simbolico di questo momento cruciale della mitologia.
Agamennone, re dei re, ascolta le parole di Calcante, colui che riesce a leggere i segni degli dèi e a tradurli per te e per tutti gli Achei. Sono stati giorni di grande agitazione, e sei ben consapevole che un'ombra pesante si è abbattuta sul nostro accampamento. La pestilenza imperversa e miete vittime, e cresce ogni giorno il malcontento tra i tuoi uomini. Se mi consenti di parlare, ti offrirò la verità che ho appreso dagli dèi.
Quando Apollo, il dio che scatena le sue frecce nel cielo, mandò su di noi questa terribile piaga, lo fece perché Aristeo, suo sacerdote, fu da te offeso. Sappiamo bene che gli dèi sono potenti e suscettibili, e le azioni di un re possono portarci tanto onore quanto sventura. Crise, il sacerdote, giunse al nostro cospetto con doni preziosi, desiderando il rilascio di sua figlia Criseide. La giovane donna è tua prigioniera, e la tua risposta alla supplica di suo padre ha fatto infuriare il dio. Hai rifiutato di restituire la fanciulla e, con la tua decisione, hai anche colpito l'onore di Apollo, suscitando la sua ira.
Davanti a ciò, non posso mentire, non posso nascondere ciò che gli dèi mi hanno fatto vedere. La peste finirà soltanto quando riparerai all'offesa fatale. Non possiamo continuare a ignorare la potenza divina, perché gli dèi vedono tutto, e il nostro orgoglio umano è nulla al confronto del loro sguardo onnipotente. Sei un grande re, Agamennone, ma la grandezza porta con sé responsabilità enormi. Riconoscere la nostra piccolezza davanti agli dèi non significa abbandonare la tua legittima autorità, ma essere un re saggio che mette al primo posto la vita del suo popolo.
Siamo qui, a fronteggiare il nemico troiano con il cuore fermo e i nostri migliori guerrieri pronti alla battaglia. Ma come possiamo combattere un nemico invisibile, un avversario che viene dalle terre eterne dell'Olimpo? Apollo ha scagliato i suoi dardi e gli argivi cadono malati a dozzine. Questo non è un gioco di potere tra gli uomini, ma una sfida lanciata dagli dèi stessi. Serve un gesto di pace e di rispetto verso colui che ci ha colpito con il morbo.
Rifletti sulla situazione, Agamennone, e pensa a quanto si diffonderà la discordia nel campo se la peste continua a decimare il nostro esercito. I tuoi comandanti già discutono nelle loro tende, e il malcontento cresce. Achille stesso, il più valoroso tra noi, sta iniziando a mettere in discussione le tue decisioni. Non fare che l'orgoglio costi la vittoria agli Achei.
Considera di restituire Criseide a suo padre, e nell'atto di restituirle la libertà, potrai inviare con lei un sacrificio propiziatorio per placare l'ira del dio. Così facendo, forse la sua collera svanirà, e la pestilenza, carezza mortale di Apollo, si allontanerà da queste terre.
L'equilibrio è una virtù rara, ma indispensabile. Le divergenze di potere politico sono cosa umana, ma non dimenticare mai che la saggezza e la lungimiranza sono qualità divine che noi, deboli mortali, dobbiamo cercare di imitare. Sotto la tua guida, il popolo ti seguirà se vedrà in te non solo forza, ma anche equilibrio e giustizia. Il tuo futuro sarà grande, se saprai di nuovo porre fiducia nei consigli della prudenza e della pietà.
Io, Calcante, giuro che non c'è altro modo per placare il dio infuriato. Manifesta questa grandezza d'animo e restituisci la figlia al suo legittimo padre. Così facendo, il favore degli dèi tornerà a benedirci, e potremo concentrarci sul nostro comune obiettivo: l'assedio di Troia. In tal modo, getterai le fondamenta per una pace futura e duratura tra gli uomini e gli dèi. E in quel giorno, Agamennone, sarai ricordato non solo come un signore della guerra, ma come un saggio condottiero guidato da più alte virtù.
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