Versi storici nella poesia "Il 5 maggio
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 14:39
Riepilogo:
Scopri i versi storici nella poesia Il 5 maggio di Manzoni e approfondisci i riferimenti alla vita e alle imprese di Napoleone Bonaparte. 📚
Il 5 maggio è una poesia scritta da Alessandro Manzoni nel 1821, in occasione della morte di Napoleone Bonaparte, avvenuta il 5 maggio dello stesso anno. La poesia è un'ode composta da 18 sestine di endecasillabi, ognuna delle quali racchiude un significato profondo, denso di riferimenti storici e di risonanza emotiva. Vediamo quali versi contengono riferimenti storici rispetto agli eventi della vita e dell'epopea storica del condottiero corso.
La poesia si apre con una riflessione sull'annuncio della morte di Napoleone e sui sentimenti contrastanti che essa suscita. Nei versi "Ei fu. Siccome immobile, / dato il mortal sospiro, / stette la spoglia immemore / orba di tanto spiro”, si sottolinea il momento della morte di Napoleone sull'isola di Sant'Elena. Quest'isola, situata nell'Atlantico meridionale, fu il luogo del suo esilio dal 1815 fino alla sua morte.
Procedendo con la lettura, scopriamo che i versi "Dall'Alpi alle Piramidi, / dal Manzanarre al Reno" fanno riferimento a due delle campagne militari più importanti del generale. Le Alpi rappresentano la campagna d'Italia (1796-1797), mentre le Piramidi evocano la campagna d'Egitto (1798-1801). Il Manzanarre è un fiume che attraversa Madrid e simboleggia le campagne di Spagna, parte della guerra peninsulare (1807-1814), mentre il Reno segna i confini della Confederazione del Reno, creata sotto la protezione francese nel 1806.
Nei versi "Ei si nomò due volte, / due volte il sacro vate / l'armi si ripose," Manzoni allude probabilmente ai due momenti storici in cui Napoleone tentò di riprendere il potere. La prima riguarda il ritorno dall'Elba e i Cento Giorni (1815), periodo in cui Napoleone riprese temporaneamente il potere prima della sconfitta definitiva a Waterloo. La seconda volta può riferirsi alla sua definitiva caduta e al secondo esilio a Sant’Elena.
La poesia continua con la celebrazione dell'ingegno politico e militare di Napoleone. I versi "Bello e forte, fatto / per rinascere in atto, / e a dominar fortuna / da mille aa mille d'uomini" richiamano la sua capacità di risorgere e dominare le folle, identificando la sua carriera politica come una serie di rinascite dalle avversità, in cui riuscì a ottenere il controllo su gran parte dell'Europa.
Più avanti, "Gli spari d’Arcole, le sue trombe" fanno riferimento alla battaglia di Arcole (1796), una delle vittorie della campagna d'Italia che contribuì a consolidare la sua fama di stratega. Anche "E quella d’illustre vittoria / motivata Cesare / a vantare". Questi versi siglano le origini del mito napoleonico, che lo stesso Manzoni paragona a Cesare, altro grandissimo condottiero della Storia.
Infine, i versi "Ahi! nella reggia / con in alto il capo / co’ nervi di Demone / e le palle a riva" e la "morte tal seguitarono," menzionano il periodo più buio dell'esilio a Sant'Elena, descrivendo la sua lontananza dal trono e dai fasti imperiali.
Tutte queste indicazioni storiche evidenziano non solo gli episodi della vita di Napoleone, ma anche le trasformazioni dei suoi giorni da semplice militare a Imperatore e poi esiliato. Manzoni ha saputo immortalare in versi una figura complessa, controversa, ma indiscutibilmente influente nella storia europea.
La poesia, allora, non solo ricorda i fatti storici concreti della vita di un uomo straordinario, ma riesce a trasmettere la complessità delle emozioni e delle vicissitudini umane che l'hanno accompagnato. Un esempio di come la letteratura possa viaggiare nel tempo, mantenendo vivo il ricordo della Storia e dei suoi protagonisti.
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