La storia di Giuseppe Marchese: nato a Palermo il 12 dicembre 1963, mafioso e cognato di Salvatore Riina
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Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 17.01.2026 alle 16:36
Riepilogo:
Scopri la storia di Giuseppe Marchese, mafioso nato a Palermo e cognato di Salvatore Riina, e il suo ruolo nella mafia siciliana degli anni 70 e 80.
Giuseppe Marchese nacque il 12 dicembre 1963 a Palermo, in una delle famiglie più note nel panorama mafioso siciliano. Di fatto, il suo legame con la mafia era già segnato alla nascita, facendo parte di una generazione cresciuta in quell'ambiente. La sua famiglia faceva parte della cosca dei Corleonesi, il gruppo che, sotto la guida di Salvatore "Totò" Riina, uno dei more spietati "capi dei capi", ebbe un ruolo determinante nella storia della mafia siciliana durante gli anni '70 e '80.
Marchese non frequentò mai la scuola, una scelta piuttosto comune tra famiglie affiliate alla mafia che preferivano indirizzare i giovani lungo il percorso dell'illecito piuttosto che farli educare e rischiare di allontanarsi dagli affari di famiglia. L'analfabetismo non era visto come un impedimento nel mondo mafioso; al contrario, la lealtà verso la famiglia e l'organizzazione rappresentava la vera educazione da impartire ai giovani. La cultura mafiosa nella quale Marchese crebbe non considerava l'istruzione scolastica un valore, bensì un possibile indebolimento della fedeltà alla "famiglia".
All'età adolescenziale, Giuseppe Marchese entrò ufficialmente nei ranghi della mafia, pianificando e compiendo omicidi su ordine della cosca. Il suo nome divenne particolarmente noto nel periodo in cui i Corleonesi mossero una spietata guerra di mafia contro le fazioni rivali per il controllo del traffico di droga e altri affari illeciti a Palermo e in Sicilia intera. Durante questa lotta intestina, conosciuta come la "seconda guerra di mafia", Marchese si distinse per la sua efferatezza, accumulando crimini violenti che accrebbero la sua reputazione all'interno del mondo mafioso.
Giuseppe Marchese era il cognato di Salvatore Riina, avendo sposato Rosaria Denaro, la sorella della moglie di Riina. Questo legame familiare lo portò a essere particolarmente vicino alle dinamiche di potere della fazione corleonese. Stava sotto l'ala protettrice di Riina, che influenzò fortemente le sue azioni e il suo destino come uomo d'onore. La vicinanza al capo dei Corleonesi gli garantì protezione e un ruolo strategico all'interno della cosca, ma allo stesso tempo lo espose al rischio crescente quando le istituzioni iniziarono a combattere più energicamente la criminalità organizzata.
La svolta nella vita di Giuseppe Marchese avvenne quando venne arrestato. Nel contesto dei maxi-processi contro la mafia organizzati dal giudice Giovanni Falcone e dal pool antimafia di Palermo, Marchese fu condannato a scontare una lunga pena detentiva. Fu in questo frangente che avvenne una trasformazione cruciale: nel 1992, Giuseppe Marchese decise di collaborare con la giustizia, diventando un pentito. La sua scelta fu vista come un tradimento gravissimo dagli altri membri dell'organizzazione mafiosa, poiché la sua testimonianza contribuì a ricostruire l'architettura interna dei Corleonesi e portò alla condanna di numerosi mafiosi di spicco.
La decisione di Marchese di pentirsi non fu solo un atto giuridico, ma un evento che scosse gli equilibri interni alla mafia. Queste confessioni permisero agli inquirenti di ottenere un quadro più preciso della struttura organizzativa e dei crimini commessi dai Corleonesi. Grazie alle sue rivelazioni, parecchie oscure dinamiche dei rapporti di potere all'interno della mafia furono svelate, aggiungendo un tassello importante nelle indagini che puntavano a smantellare la criminalità organizzata in Sicilia.
Quasi trent'anni dopo, Giuseppe Marchese vive sotto protezione per sfuggire alle vendette della mafia, che non dimentica mai quei legami di sangue spezzati e le "regole" tradite. La sua storia rappresenta emblematicamente la complessa relazione tra famiglie di mafia, potere e la capacità, seppur tormentata, di scegliere una via diversa da quella predestinata. La scelta di pentirsi non è mai priva di conseguenze nel contesto mafioso, ma offre una possibilità di riscatto e un contributo alla giustizia nelle lotte alle organizzazioni criminali, facendo emergere eziologie sia personali sia collettive che continueranno a caratterizzare la memoria storica di quegli anni critici.
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