Dialogo tra un giovane e un anziano: fraintendimento sul significato delle parole
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 21.01.2026 alle 17:55
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 16.01.2026 alle 11:53
Riepilogo:
Scopri nel dialogo tra un giovane e un anziano come un fraintendimento sul significato delle parole insegna comprensione e confronto generazionale utile.
In una calda giornata d'autunno, in un piccolo parco cittadino, due persone si ritrovano a condividere una panchina. Da un lato c'è Marco, un giovane studente universitario di vent'anni, con indosso un paio di cuffie e un libro di filosofia tra le mani. Dall'altro, il signor Alberto, un ex insegnante di lettere ormai in pensione, un uomo distinto sulla settantina, con un bastone al suo fianco. L'anziano signore, curioso di conoscere le nuove generazioni, inizia a chiacchierare con Marco.
"Salve ragazzo, che stai leggendo di bello?" chiese il signor Alberto con un sorriso amichevole.
"Buongiorno signore. Sto leggendo un testo di Nietzsche, Sai, quando parla del concetto di Übermensch, trovo che sia davvero stimolante." Marco rispose, rimuovendo le cuffie.
Il signor Alberto aggrottò le sopracciglia, poco familiare con il termine tedesco. "Übermensch, dici? In che modo un 'supermercato' è stimolante nei tuoi studi?" chiese, chiaramente fraintendendo il termine.
Marco rise, apprezzando l'equivoco. "Non supermercato, signore, ma Übermensch. È un concetto filosofico che si traduce con 'oltre-uomo' o 'superuomo'. Nietzsche lo usa per descrivere un individuo che trascende i limiti della condizione umana, trovando un significato personale nella vita e creando valori propri."
"Oh, capisco, capisco," replicò il signor Alberto, anche se era evidente che non era del tutto chiaro. Per lui, il concetto di valori personali era legato alle radici culturali e morali che aveva insegnato ai suoi studenti per anni.
"Beh, è interessante che i giovani d'oggi si interessino di filosofia. Ai miei tempi, si trattava di concretezze, di cose pratiche. Parlare di supermercati... pardon, di superuomini, era qualcosa di piuttosto insolito," continuò l'anziano, manifestando un leggero disagio.
Marco, cercando di tenere viva la conversazione, decise di cambiare argomento. "E lei, signore, cosa veniva a fare qui nel parco ai suoi tempi?"
"Ah, io amavo osservare le persone. Si imparano tante cose stando attenti al mondo intorno. Ora però mi dicono che i giovani passano il tempo a 'scrollare'. Cosa vuol dire esattamente?"
"Scrollare è quello che facciamo sui nostri telefoni cellulari quando scorriamo velocemente tra il contenuto," spiegò Marco pazientemente.
Il signor Alberto annuì, ma un po' confuso continuava a immaginarsi dei giovani che si arrampicavano per scorrere giù e su lungo qualcosa di invisibile. "Devo apparire proprio antico, eh? Parlando di scrollare, mi viene in mente quando distrattamente srotolavamo il rotolo delle carte pergamene per leggere."
I due scoppiarono a ridere, entrambi divertiti dall'imprevista somiglianza tra le antiche pergamene e i moderni telefoni cellulari.
"Sono contento di aver parlato con te, giovane uomo. Ogni tanto è bello fare un po' di 'stretching mentale', anche se la mia inclinazione è sempre stata più verso Omero che Nietzsche," continuò Alberto, con tono benevolo.
Marco sorrise. "È stato un piacere parlare con lei. Inoltre, in fondo, ci sono similitudini tra i racconti epici e i nostri scroll moderni: entrambi raccontano storie."
I due si scambiarono un ultimo saluto, consapevoli di aver colmato, per un breve momento, la distanza tra le loro generazioni. Marco tornò al suo libro, mentre il signor Alberto si avviò verso casa, con un sorriso sul volto e una nuova storia da raccontare alla moglie. Entrambi avevano sperimentato un piccolo ma significativo momento di connessione umana, al di là delle incomprensioni e delle divergenze linguistiche.
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