Partecipo alla manifestazione contro il genocidio a Roma: inizia lo scontro tra polizia e manifestanti
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 22.01.2026 alle 15:46
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 19.01.2026 alle 14:37
Riepilogo:
Scopri come descrivere una manifestazione contro il genocidio a Roma, analizzando scontri e dinamiche per un tema scolastico efficace e dettagliato.
Il 14 ottobre 2022, mi trovavo a Roma per partecipare a una manifestazione contro il genocidio, un evento che avrebbe dovuto essere pacifico, ma che si è trasformato in una dimostrazione del potere repressivo delle forze dell'ordine. Ero lì con il mio amico, entrambi determinati a far sentire la nostra voce contro le atrocità che accadono nel mondo. La piazza era gremita, un mare di persone unite dal desiderio di giustizia e umanità.
Mentre la manifestazione procedeva, l'atmosfera era inizialmente pacifica ma carica di tensione. Si respirava un'aria di determinazione collettiva: striscioni colorati e cartelli inneggiavano alla pace e alla fine delle violenze. Tuttavia, la situazione è degenerata rapidamente. La polizia, inizialmente schierata ai margini della manifestazione, ha iniziato a farsi più presente, muovendosi in modo intimidatorio. Senza preavviso, abbiamo sentito il fischio dei fumogeni e dei lacrimogeni lanciati contro i manifestanti.
Inizialmente, credevo fossero diretti solo verso i pochi elementi provocatori presenti, ma nel giro di pochi minuti, il fumo si è ampliato andando a colpire tutta la folla, me compreso. Ho preso il mio cellulare per documentare quello che stava succedendo, scattando foto e riprendendo video nel tentativo di mantenere la calma e registrare la realtà di quegli attimi. Tuttavia, il fumo era soffocante, e la situazione si è rapidamente aggravata.
Con il caos che montava, abbiamo dovuto reagire. Insieme a mio amico, abbiamo cercato di resistere, mantenendo la calma e cercando una via di fuga sicura. La folla, disorientata dal gas lacrimogeno, ha iniziato a spostarsi in massa, avanzando in modo disordinato. Da una collinetta poco distante, abbiamo visto alzarsi una folla inseguita da una nuova ondata di fumo. In molti, me compreso, abbiamo urlato "PIANO! PIANO!" nel tentativo di fermare il panico, ma la paura si è diffusa più veloce delle nostre parole.
La polizia ha fatto irruzione con camionette, occupando la piazza e bloccando ogni via di uscita. Io e il mio amico ci siamo ritrovati immersi in una nebbia fitta, perdendo ogni punto di riferimento. Respirare era diventato impossibile: la gola e gli occhi bruciavano come se fossero in fiamme. Mi sentivo soffocare e, con il panico che ci avvolgeva, una pioggia improvvisa e violenta d'acqua è stata sparata da camionette alle nostre spalle, contribuendo al caos generale.
Abbiamo corso, cercando disperatamente una via di fuga. Ma ovunque andassimo, sembrava esserci un blocco, una barriera di polizia che non lasciava passare nessuno. Quella sensazione di impotenza era travolgente. Finalmente, abbiamo trovato un punto dove riuscire a uscire dalla piazza scavalcando un cancello. Con difficoltà, siamo riusciti a evadere da quel caos e ci siamo ritrovati fuori dalla piazza.
Una volta lontani dal centro della manifestazione, abbiamo cercato di riprendere fiato, ma le narici, la gola e i polmoni bruciavano ancora. Il sollievo di essere fuori pericolo è stato accompagnato da una amara consapevolezza: anche quando si cerca di protestare in modo pacifico, la realtà può risultare crudele e spietata. Quelle ore a Roma mi hanno insegnato quanto sia preziosa e al contempo fragile la libertà di esprimersi. Sono tornato a casa con la convinzione che non dobbiamo mai smettere di lottare per la giustizia, nonostante le difficoltà incontrate lungo il cammino.
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