Una pagina di diario: un viaggio in mare senza approdo
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 2.02.2026 alle 18:08
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 30.01.2026 alle 8:50
Riepilogo:
Scopri come scrivere una pagina di diario che racconta un viaggio in mare senza approdo, migliorando il tuo tema per la scuola elementare con esempi chiari.
Diario di Bordo – Giorno Indefinito
È un'altra mattina su questa nave possente, persa nell'immensità dell'oceano. Mi sveglio presto, avvolto dalla freschezza salmastra del mare e dal suono costante delle onde che abbracciano la chiglia. Sono passate settimane, ormai, da quando siamo salpati dalla Spagna, e la terraferma sembra essere diventata un ricordo lontano, un miraggio sfumato all'orizzonte.
Mi trovo qui perché faccio parte del leggendario equipaggio di Cristoforo Colombo, l'intrepido esploratore che, assieme a noi tutti, ha intrapreso il viaggio verso l'ignoto a bordo delle tre caravelle: la Niña, la Pinta e la Santa Maria. Siamo salpati il 3 agosto del 1492 dal porto di Palos con un solo obiettivo in mente: trovare una nuova via per le Indie, ricca di spezie e tesori inesplorati. Avventurarsi verso ovest, lungo una rotta mai percorsa prima, ci riempie di misto entusiasmo e timore.
L’equipaggio è variegato e pieno di storie. Al mio fianco ci sono uomini valorosi, marinai determinati e ufficiali esperti. Oltre al nostro indomito capitano Colombo, a guidarci ci sono Martín Alonso Pinzón e Vicente Yáñez Pinzón, rispettivamente al comando della Pinta e della Niña. Ogni giorno, alla luce dell’alba, mi risveglio con una combinazione di emozione e apprensione. Vivere a bordo di una nave in costante movimento non è facile, soprattutto quando l'orizzonte sembra estraneo e infinito.
La vita a bordo comporta una serie di sfide ardue. Le scorte alimentari si riducono con il passare dei giorni, e l'acqua potabile è diventata preziosa quanto l'oro che speriamo di trovare. Il nostro sostentamento è affidato a gallette secche e carne conservata con sale. Il ponte della nave è un alveare di attività: alcuni si occupano delle riparazioni e della manutenzione delle vele, altri puliscono il ponte o svolgono compiti vari. Io stesso spesso prendo il turno di guardia notturna, scrutando l'oscurità in cerca di un segno di terraferma sotto lo sguardo pallido della luna.
Cristoforo Colombo è l'anima e la forza del nostro viaggio. Ogni giorno, ci raduna sul ponte e ci incita a mantenere alta la speranza. Le sue parole, cariche di fiducia, raccontano di grandi esploratori del passato e di terre ricche di meraviglie che ci attendono. È lui che, leggendo le stelle e consultando le carte nautiche, ci guida attraverso questo vasto e sconosciuto oceano.
Nonostante tutto, non tutti a bordo condividono la stessa inossidabile fiducia di Colombo. Alcuni marinai iniziano a mormorare tra di loro, dubitando dell'esistenza stessa delle terre promesse. Il loro scetticismo crea tensioni, a volte sfociando in accese discussioni. Il timore di vagare per sempre senza trovare alcun approdo ci spaventa.
Oggi, come ogni altro giorno, mi affaccio sulla ringhiera della nave, scruto l'orizzonte con speranza e malinconia. Mi domando se vedremo mai quelle terre promesse, quelle isole ricche di spezie e oro, o se torneremo mai a casa. Sento una profonda nostalgia per la mia famiglia rimasta in Spagna, ma il pensiero della scoperta e della gloria mi spinge a non mollare.
Il sole sorge, tingendo il cielo di sfumature rosa e arancio. Anche in questo deserto d'acqua, la natura non smette di sorprenderci con i suoi spettacoli mozzafiato. Questo mi rincuora e mi dà la forza necessaria per affrontare un altro giorno di viaggio. Mi chiedo quanto ancora durerà questa avventura e cosa ci aspetta alla fine del nostro percorso. Non ci resta che confidare nel nostro capitano e nel destino, continuando a solcare le onde con coraggio e speranza.
Qualunque sia l'esito del nostro viaggio, so che questa sarà una storia da raccontare e che avrò vissuto l'avventura della mia vita.
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