Liliana Segre, testimone della Shoah: memoria, impegno e rinascita
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 25.01.2026 alle 12:08
Tipologia dell'esercizio: Saggio
Aggiunto: 24.01.2026 alle 14:25
Riepilogo:
Scopri la storia di Liliana Segre, testimone della Shoah, per comprendere memoria, impegno civile e rinascita attraverso il suo coraggio e la memoria storica 📚
Liliana Segre: la storia di una vita straordinaria
Liliana Segre, oggi universalmente riconosciuta come una delle voci più importanti della Memoria in Italia, rappresenta molto più di una semplice testimone dell’Olocausto: è un simbolo vivente della resistenza individuale contro la barbarie e della forza della testimonianza. In un’epoca in cui intolleranza e revisionismo storico minacciano di indebolire la coscienza collettiva, la figura di Liliana Segre si erge come baluardo contro l’oblio, a tutela dei principi di tolleranza, conoscenza e solidarietà. La sua vicenda, fatta di dolori indicibili, ma anche di rinascita, riscatto e impegno civile, resta fondamentale per comprendere non solo la storia del Novecento in Italia, ma anche l’importanza che la Memoria riveste nel costruire un futuro più giusto. Attraverso un percorso che toccherà i momenti salienti della sua esistenza, con riferimenti all’attuale valore educativo della sua testimonianza – evidenziato anche dal documentario “Liliana”, proiettato in occasione del Giorno della Memoria nelle scuole italiane – questo saggio vuole rendere conto della grandezza morale e simbolica di una donna straordinaria.
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1. L’Italia tra gli anni ’30 e ’40: il contesto storico
Per comprendere il percorso di Liliana Segre è necessario soffermarsi sul clima in cui si sviluppò la sua infanzia. L’Italia degli anni ’30, sotto il regime fascista di Mussolini, visse una progressiva limitazione delle libertà individuali e il rafforzamento di politiche autoritarie e discriminatorie. Un momento di svolta fu rappresentato dalle leggi razziali del 1938: in quel fatidico anno, sulla scorta delle pressioni tedesche, il governo fascista emanò provvedimenti che esclusero gli ebrei da scuole, uffici pubblici, professioni e molteplici ambiti della vita civile.Bambini come Liliana, cresciuti in famiglie integrate nella borghesia milanese – spesso laica, colta e ben inserita nel tessuto sociale – furono improvvisamente privati dei propri diritti e lasciati ai margini della società. L’antisemitismo istituzionalizzato divenne realtà quotidiana: allontanamenti dagli amici, insulti, emarginazione. È fondamentale ricordare che la persecuzione degli ebrei in Italia non fu solo frutto di decisioni calate dall’alto, ma incontrò spesso la complicità, l’indifferenza, quando non l’adesione, di parte della società. Questo aspetto ritorna nei racconti di Liliana, che sottolinea come “l’indifferenza” sia stata la vera complice dell’odio.
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2. Infanzia negata: Liliana Segre bambina
Nata nel 1930, Liliana cresce in una famiglia affettuosa, protetta dall'amore del padre Alberto, dalla presenza dei nonni e dalla routine di una Milano operosa. La sua era, almeno fino ai nove anni, un’infanzia “normale”. Tutto cambia nel 1938: Liliana viene espulsa dalla scuola elementare a causa delle leggi razziali, perdendo di colpo non soltanto il diritto all’istruzione, ma anche la leggerezza e la gioia proprie dell’età infantile. Da quel momento inizia per la famiglia Segre un periodo difficile, fatto di tentativi di nascondersi, di abbandonare le proprie abitudini, di convivere con la paura quotidiana. La discriminazione, subita da una bambina che non comprende il motivo di tanta ingiustizia, rappresenta una ferita psicologica profonda.Il tentativo di fuggire in Svizzera, durante la Seconda guerra mondiale, è l’ultimo atto di una disperata ricerca di salvezza. In compagnia del padre, Liliana tenta di attraversare clandestinamente il confine: la Svizzera, infatti, era considerata terra di asilo da molti perseguitati. Tuttavia, il respingimento da parte delle autorità elvetiche segna l’inizio del dramma più grande: la deportazione.
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3. La deportazione e l’inferno di Auschwitz
Il 30 gennaio 1944, all’età di tredici anni, Liliana viene deportata dalla Stazione Centrale di Milano verso Auschwitz-Birkenau con il famoso “binario 21”, oggi simbolo della memoria in tutta Italia. Il viaggio durò giorni interi, stipati in vagoni merci, privi di cibo, acqua e dignità. Giunti ad Auschwitz, la separazione dalla famiglia fu immediata: Liliana non rivide più suo padre.Nel lager venne internata nella sezione destinata alle giovani donne; destinata alla fabbrica di munizioni Siemens, sperimentò il lavoro forzato, la fame quotidiana, il freddo insopportabile, le malattie e la violenza disumana che regnavano nel campo. La mattina cominciava nel buio, tra urla e umiliazioni, e proseguiva fino a notte inoltrata in un ciclo di fatica e disperazione.
Liliana racconta spesso come, in quelle condizioni di annientamento, sopravvivere fosse innanzitutto una questione psicologica: bisognava convincersi a non lasciarsi andare, a non smettere di sperare, cercando nella memoria degli affetti un’àncora per resistere. In questo, la memoria della propria infanzia felice e i valori trasmessi dalla famiglia diventarono per Liliana una risorsa insostituibile.
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4. La liberazione e il difficile ritorno
Il 27 gennaio 1945 Liliana Segre viene liberata a tredici anni dai soldati sovietici. Siccome la sua famiglia era stata spazzata via dalla furia nazista – il padre e i nonni non torneranno mai più – il ritorno in patria non coincide con la fine del dolore. Il reinserimento nella vita civile è segnato dal silenzio: la società italiana, impegnata nella ricostruzione, non era pronta ad ascoltare le storie dei superstiti. Per molti anni, Liliana non parlò del trauma vissuto, nemmeno con i figli.Tuttavia, la ricostruzione di una nuova identità fu resa possibile anche grazie agli affetti: il matrimonio con Alfredo Belli Paci, cattolico, segnò un punto di svolta non solo personale, ma anche simbolico, promuovendo tramite la loro unione un potente messaggio di dialogo tra culture. Solo decenni dopo, lentamente, Liliana affronterà il suo passato, scegliendo di trasformare il dolore in responsabilità.
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5. L’impegno civile e la testimonianza pubblica
A partire dalla fine degli anni ’80 e soprattutto negli anni ’90, Liliana Segre decide di spezzare il silenzio: inizia a raccontare la sua esperienza nelle scuole, nei dibattiti pubblici, nei convegni. La sua capacità di parlare ai giovani, di far comprendere l’orrore dell’odio e l’importanza della memoria, trasforma la sua testimonianza in strumento educativo e di prevenzione contro il razzismo.Il suo impegno viene coronato nel 2018, con la nomina a senatrice a vita da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: un riconoscimento che va oltre la singola persona, diventando simbolo della memoria dell’intero popolo italiano.
Tuttavia, l’impegno pubblico di Liliana non è privo di insidie: negli ultimi anni è stata oggetto di minacce e insulti, soprattutto sui social. Anche davanti a questi attacchi, Liliana Segre dimostra una dignità incrollabile, scegliendo ancora una volta la strada della testimonianza e della non violenza.
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6. Identità ebraica, dialogo e comunità
L’appartenenza di Liliana Segre all’ebraismo rappresenta per lei sia una ferita, per ciò che le fu inferto, sia una risorsa identitaria. Lei stessa ha più volte sottolineato come la memoria della Shoah sia, sì, responsabilità degli ebrei, ma debba divenire patrimonio universale. La sua storia personale, inoltre, è arricchita dall’incontro e dal dialogo con la cultura cattolica – dialogo culminato nel suo matrimonio con Alfredo, esempio di apertura e riconciliazione in un’Italia ancora segnata da rigide divisioni religiose.Oggi, Liliana è punto di riferimento non solo per la comunità ebraica italiana, ma per tutte le realtà che intendono costruire ponti tra culture e religioni.
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7. “Liliana”: il valore di una testimonianza cinematografica
Nel 2022 l’opera cinematografica “Liliana” ha portato la sua voce nelle case e nelle scuole di tutta Italia. Il documentario, diretto con grande sensibilità, utilizza il linguaggio audiovisivo per avvicinare soprattutto i giovani al racconto della Shoah, mostrando non solo i fatti, ma trasmettendo le emozioni, i dubbi, la sofferenza, ma anche la speranza della protagonista.La scelta di proiettare “Liliana” durante la Giornata della Memoria si rivela, da un punto di vista pedagogico, vincente: in un’epoca dominata dai social e dallo streaming, è fondamentale adottare strumenti nuovi per intercettare l’attenzione delle nuove generazioni. Gli insegnanti, valorizzando queste risorse, facilitano la formazione di uno spirito civico attivo e consapevole.
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8. L’attualità della memoria: il messaggio di Liliana Segre oggi
In un presente segnato dal ritorno di discorsi d’odio, di discriminazioni esplicite e latenti, la memoria di Liliana Segre si rivela più che mai attuale. Il rischio dell’oblio e del negazionismo incombe: senza il racconto di chi c’era, diventa più facile cadere nella trappola dell’indifferenza. Per questo il suo invito alle nuove generazioni è chiaro: “Coltivate la memoria. Non siate indifferenti.” Solo ricordando è possibile onorare le vittime e impedire il ripetersi di nuove tragedie.La testimonianza di Liliana promuove valori universali: solidarietà, rispetto delle differenze, apertura al dialogo e responsabilità etica. I giovani possono raccogliere la sua eredità traducendola in azioni concrete, dal volontariato scolastico all’impegno sui social per la sensibilizzazione, fino alla partecipazione attiva nel contrasto ai discorsi d’odio.
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Conclusione
La vita di Liliana Segre, segnata dalla barbarie ma anche dalla rinascita e dalla dedizione civica, rappresenta una lezione imprescindibile per chiunque creda in un’umanità più giusta. Conoscere la sua storia non significa solo riflettere sugli orrori del passato, ma assumersi una responsabilità attiva verso il presente. Ogni voce che si unisce al suo racconto rende più solido il muro contro la violenza e la discriminazione. Come ha scritto Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” È nostro dovere, oggi, essere portatori del messaggio di Liliana Segre e impegnarci, ciascuno nel proprio quotidiano, contro ogni forma di intolleranza.---
Appendice: glossario e spunti per l’approfondimento
- Olocausto: lo sterminio sistematico della popolazione ebraica e di altri gruppi perseguitati durante il nazismo. - Lager: termine tedesco per “campo di concentramento”. - Leggi razziali: le normative discriminatorie emanate in Italia dal 1938 contro gli ebrei. - Senatrice a vita: carica assegnata per altissimi meriti civili.Bibliografia consigliata: - Segre L., *Fino a quando la mia stella brillerà* (Mondadori) - Levi P., *Se questo è un uomo* - Film: “Liliana” (2022), regia di Roberto Olla
Altre testimonianze consigliate: Sami Modiano, Edith Bruck, Goti Bauer.
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