Saggio

Robespierre: ascesa, idee e eredità nella Rivoluzione francese

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Tipologia dell'esercizio: Saggio

Riepilogo:

Scopri l’ascesa, le idee e l’eredità di Robespierre nella Rivoluzione francese per approfondire un protagonista chiave della storia europea. 📚

Maximilien Robespierre: Un protagonista controverso della Rivoluzione francese

Introduzione

Maximilien Robespierre è una delle personalità più note e dibattute della storia moderna europea, in particolare nel contesto della Rivoluzione francese. Figlio della provincia e diventato protagonista indiscusso delle turbolente vicende rivoluzionarie, Robespierre affascina e inquieta studiosi e studenti per via della sua traiettoria biografica, dei suoi ideali ispirati ai principi illuministici e delle sue scelte politiche, culminate nel periodo del Terrore. La sua figura si staglia come simbolo di una rivoluzione fatta di grandi ambizioni e altrettanto grandi contraddizioni, tanto da essere celebrato come difensore della sovranità popolare o, al contrario, demonizzato come tiranno sanguinario. Questo saggio si propone di ricostruire in chiave critica la formazione, gli ideali, le strategie politiche e l’eredità storica di Robespierre, passando attraverso la sua ascesa e rovina, per offrire una visione sfaccettata che aiuti a comprendere perché la sua figura rimanga, ancora oggi, di estrema attualità e complessità.

Il contesto storico e sociale: la Francia alla vigilia della Rivoluzione

Per penetrare a fondo il personaggio Robespierre, è essenziale esaminare il contesto in cui egli matura e agisce. La Francia del XVIII secolo, prima della grande rottura rivoluzionaria del 1789, era una società rigidamente suddivisa in tre ordini o Stati: il clero, la nobiltà e il Terzo Stato. Quest’ultimo, pur rappresentando oltre il 95% della popolazione, risultava oppresso da imposte, privazioni e una pressoché nulla rappresentanza politica. Le tensioni sociali crescevano anche a causa delle gravi difficoltà economiche: inflazione, debiti statali, carestie ricorrenti e il dilagare della miseria tra le masse urbane e rurali.

A livello intellettuale, le idee propugnate dagli illuministi, quali Jean-Jacques Rousseau e Montesquieu, erano sempre più diffuse tra le fasce colte del Terzo Stato. Rousseau, con il suo concetto di “volontà generale” e la difesa dell’uguaglianza civile, rappresentò un riferimento costante per Robespierre. La crisi degli Stati Generali del 1789 segnò quindi una svolta profonda, mettendo in discussione lo stesso ordine monarchico grazie anche al fermento delle società di pensiero e al crescente protagonismo di avvocati, pubblicisti e uomini del popolo.

La giovinezza e la formazione di Robespierre

Robespierre nacque ad Arras nel 1758 in una famiglia modesta ma istruita e, ben presto orfano di madre e abbandonato dal padre, dovette affidarsi al sostegno di parenti e borse di studio per completare gli studi. Frequentò il liceo Louis-le-Grand a Parigi, simbolo di eccellenza educativa dove ebbe modo di farsi notare per la serietà e la dedizione allo studio, incarnando l’ideale del merito borghese che sarebbe poi stato centrale nella sua visione politica.

Il suo percorso universitario fu segnato da una forte impronta illuministica: grazie all’insegnamento di docenti vicini a Voltaire e Rousseau, assimilò valori quali la razionalità, l’emancipazione dalle ingiustizie tradizionali, la supremazia della legge e il primato della coscienza morale. Decise quindi d’intraprendere la carriera forense – una professione che, nella Francia prerivoluzionaria, spesso rappresentava il trampolino di lancio per l’impegno pubblico. Da avvocato si prodigò per cause di giustizia sociale e contro le ingiustizie perpetrate dai potenti, divenendo così noto ad Arras per una rigorosa difesa dei diritti degli umili e per le sue tesi avanzate sui processi.

Robespierre negli Stati Generali e nell’Assemblea Costituente

L’anno 1789 segnò una svolta decisiva non solo per Robespierre, ma per la storia di tutta la Francia. Eletto deputato del Terzo Stato di Arras agli Stati Generali, egli si distinse fin da subito per la sua intransigenza verso qualsiasi compromesso con nobiltà e clero, difendendo strenuamente la sovranità nazionale che, secondo la sua visione, doveva appartenere al popolo. Fondamentale fu il suo ruolo nella fondazione e direzione del Club dei Giacobini, la celebre società politica frequentata da quegli intellettuali e rivoluzionari che credevano nella necessità di un cambiamento radicale.

Durante i lavori dell’Assemblea, Robespierre trasse ripetutamente spunto dalle opere di Rousseau, difendendo senza mezzi termini principi rivoluzionari come l’uguaglianza dei cittadini, l’abolizione dei privilegi e il diritto di voto universale maschile. Il suo inflessibile impegno per la trasparenza e la giustizia sociale gli valse il soprannome di “l’Incorruttibile”, segnando già una netta cesura rispetto a molte figure che cercavano invece la via del compromesso.

Dalla monarchia alla Repubblica: la fase di radicalizzazione

La crisi della monarchia, provocata dalla fuga e dal successivo arresto di Luigi XVI (giugno 1791), dalla guerra contro le potenze straniere (Austria e Prussia) e dall’incapacità delle istituzioni di rispondere alle emergenze sociali, aprì la strada all’ascesa delle fazioni più radicali. Robespierre fu tra i primi ad auspicare la fine della monarchia e la proclamazione della repubblica, sostenendo la necessità di salvaguardare la rivoluzione da ogni forma di tradimento, interno o esterno.

Nel momento del processo a Luigi XVI, si distinse nuovamente per la sua chiarezza: “Luigi deve morire perché la Patria possa vivere”, affermò, raccogliendo tanto consensi tra i giacobini quanto accuse di eccessiva durezza dai moderati. La divisione tra Montagnardi (radicali) e Girondini (moderati) si fece sempre più accesa, culminando con l’eliminazione della seconda fazione e il rafforzamento del fronte repubblicano grazie proprio all’abilità oratoria e politica di Robespierre.

Il Comitato di Salute Pubblica e il Terrore

La fase più celebre e controversa della parabola robesperriana coincide con la sua direzione del Comitato di Salute Pubblica, sorto per rispondere alla crisi bellica e all’instabilità interna. In un contesto di guerra totale, disordini, tradimenti e minacce reali o percepite, Robespierre adottò una linea politica fondata sia sul controllo capillare delle attività pubbliche sia su misure straordinarie: tra queste, la leva di massa per difendere la Repubblica, il massimo sforzo sul controllo dei prezzi e l’introduzione di un nuovo calendario rivoluzionario, volto a segnare simbolicamente la rottura con il passato monarchico e cattolico.

Il lato oscuro di questa fase fu il Terrore, ovvero un complesso sistema di repressione politica affidato ai tribunali rivoluzionari e alle cosiddette “leggi dei sospetti”. Il sospetto, vero o presunto, poteva condurre migliaia di uomini e donne alle ghigliottine di Parigi e delle province. Secondo dati storici, tra il 1793 e il 1794 furono giustiziate circa 17.000 persone, appartenenti a tutte le classi sociali, in una spirale di paura che spesso divorò anche i rivoluzionari stessi, venuti meno alla “virtù repubblicana” teorizzata da Robespierre.

Il declino e la caduta

Col passare dei mesi, l’isolamento politico di Robespierre divenne sempre più marcato. L’opposizione crebbe sia tra gli “indulgenti”, che ritenevano superato il tempo delle purghe, sia tra gli “ultrarivoluzionari”, desiderosi di politiche ancora più draconiane. L’accusa di voler instaurare una nuova tirannia, unita all’irrigidimento della sua posizione (culminata con l’esecuzione di Danton ed Hébert), accelerò la rottura con i suoi stessi alleati. Il 9 Termidoro (27 luglio 1794), il Parlamento votò il suo arresto: dopo un tentativo di resistenza presso l’Hôtel de Ville, Robespierre fu catturato, processato sommariamente e ghigliottinato il giorno successivo insieme ai suoi più fedeli collaboratori. La sua morte segnò la fine del Terrore ma non delle tensioni che avrebbero continuato a travolgere la Francia rivoluzionaria.

Il pensiero politico robesperriano: virtù, regime e limiti

Robespierre incarnò una concezione della politica ispirata dalla virtù e dal principio del bene comune, elementi centrali nel pensiero di Rousseau. Convinto che la libertà senza giustizia conduca all’anarchia, egli difese l’uso della forza – definita “terrorismo” – come strumento temporaneo e necessario per salvaguardare la giovane repubblica. Tuttavia, proprio questa giustificazione portò ad un paradosso evidente: in nome degli ideali più alti, furono commessi atti che negavano quei principi stessi.

Il suo autoritarismo differiva sia dal pragmatismo dei Girondini sia dalla spregiudicatezza dei realisti: Robespierre non fu un semplice “uomo del potere”, ma un uomo delle idee, incapace tuttavia di governare le complessità e le paure della realtà rivoluzionaria. In questa tensione risiede la sua statura storica, ma anche la sua fragilità.

L’eredità culturale e storica

La memoria di Robespierre ha diviso storici e letterati fin dall’Ottocento. Alcuni, come Jules Michelet, lo hanno esaltato come martire della democrazia, altri invece – basti pensare a rappresentazioni negative nell’arte o nella poesia ottocentesca – lo ricordano come emblema della violenza cieca dell’ideologia portata alle estreme conseguenze. In Italia studiosi come Rosario Romeo o Alberto Mario Banti hanno contribuito a un’analisi più equilibrata, volta a superare miti e demonizzazioni riflettendo sul ruolo della violenza nella costruzione della modernità politica.

La sua opera ha lasciato tracce tangibili nel dibattito su giustizia, democrazia e rapporto tra potere e popolo, non solo in Francia ma in tutte le rivoluzioni successive, dalle insurrezioni del Risorgimento italiano fino ai movimenti socialisti e repubblicani europei del XIX secolo.

Conclusione

La parabola di Maximilien Robespierre attraversa tutte e quattro le stagioni della Rivoluzione francese: dalla speranza utopica della giovinezza, all’esaltazione dell’ideale repubblicano, dal governo intransigente al crollo finale tra complotti e tradimenti. La sua storia ci parla ancora oggi della complessità del potere, delle ambiguità della politica e del difficile rapporto tra ideali e realtà. Nel bene e nel male, il suo lascito rappresenta un monito: la difesa dei grandi valori può richiedere sacrifici, ma la linea che separa la virtù dalla violenza rimane pericolosamente sottile.

Suggerimenti per lo studio e l’approfondimento

Per comprendere appieno la figura di Robespierre, è utile leggere fonti primarie come i suoi discorsi agli Stati Generali e alla Convenzione nazionale, le deliberazioni del Comitato di Salute Pubblica, e le testimonianze dei contemporanei. Può essere molto stimolante confrontare interpretazioni storiografiche differenti – dal punto di vista rivoluzionario, moderato o critico –, e avvicinarsi alle rappresentazioni letterarie e teatrali (come nelle opere di Victor Hugo o nei drammi messi in scena dal teatro italiano) per cogliere la ricchezza dell’immaginario legato a questa figura. Infine, per memorizzare eventi, personaggi e idee chiave, è utile realizzare mappe concettuali e schemi che aiutino a visualizzare connessioni tra periodi, temi e protagonisti.

Robespierre non appartiene soltanto al passato della Francia, ma continua a interrogare anche noi cittadini di un’Europa sempre alle prese con il rapporto tra giustizia, libertà e necessità storica; per questo studiarlo è ancora oggi fondamentale.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Quali furono le idee principali di Robespierre nella Rivoluzione francese?

Robespierre sosteneva la sovranità popolare, l’uguaglianza civile e l’applicazione dei principi illuministici, ispirandosi a Rousseau e promuovendo la giustizia sociale contro i privilegi degli ordini tradizionali.

Come avvenne l'ascesa di Robespierre durante la Rivoluzione francese?

Robespierre salì alla ribalta come deputato del Terzo Stato nel 1789 grazie alla sua fermezza politica, al ruolo nei Giacobini e all’impegno nella difesa dei diritti popolari contro nobiltà e clero.

Qual è l'eredità politica di Robespierre nella storia francese?

Robespierre è ricordato sia come difensore della volontà popolare sia come simbolo delle contraddizioni della Rivoluzione, rappresentando un modello controverso per democrazia e giustizia.

Come influenzarono gli ideali illuministi la formazione di Robespierre?

Gli ideali illuministi, appresi durante gli studi a Parigi, guidarono Robespierre nella promozione di razionalità, legalità e coscienza morale come basi della rivoluzione e della sua carriera politica.

In cosa si distingue il contesto sociale della Francia prima di Robespierre?

La Francia prerivoluzionaria aveva una società divisa in tre ordini con forti disuguaglianze e diffuso malcontento tra il Terzo Stato a causa di ingiustizie economiche e politiche.

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