Rientro a scuola: come cambiano orari di ingresso e uscita a settembre
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 22.01.2026 alle 14:39
Tipologia dell'esercizio: Saggio
Aggiunto: 19.01.2026 alle 8:07
Riepilogo:
Scopri come cambiano gli orari di ingresso e uscita a scuola a settembre e organizza al meglio il rientro per un anno scolastico sereno e sicuro 📚
Rientro a scuola a settembre: i nuovi orari di entrata e di uscita
Settembre, per milioni di studenti e insegnanti italiani, rappresenta da sempre la soglia tra il riposo estivo e il ritorno alla quotidianità scolastica. Tuttavia, a partire dal 2020, questo momento di passaggio ha assunto una valenza straordinaria, segnando un nuovo capitolo nella storia dell’istruzione italiana. La crisi sanitaria provocata dal COVID-19 ha costretto le scuole a reinventare ogni aspetto della vita didattica: dalle modalità di lezione al modo stesso in cui si entra e si esce dall’edificio. Al centro di queste trasformazioni spiccano proprio i nuovi orari di entrata e di uscita, pensati per ridurre i rischi sanitari e organizzare con maggiore attenzione i flussi di studenti. Questo saggio si propone di esaminare a fondo tali cambiamenti, con un’analisi delle motivazioni, delle sfide emerse e delle possibili soluzioni, inserendo la riflessione in un contesto tutto italiano, fatto di cultura, storia e pratica scolastica.
1. Contesto attuale: la scuola ai tempi del COVID-19
Nella primavera del 2020, l’Italia è stata uno dei primi paesi europei ad affrontare la chiusura totale delle scuole. Il silenzio nei cortili e nei corridoi, descritto con intensità nei reportage della stampa nazionale come “inedito e irreale”, ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva. La didattica a distanza (DaD) è diventata la nuova realtà, ma anche un’alternativa parziale e non sempre accessibile a tutti, a causa delle differenze socio-economiche tra le famiglie e i territori.Con la diminuzione dei contagi durante l’estate, la domanda pressante è diventata come permettere la ripresa sicura delle lezioni in presenza. Il Ministero dell’Istruzione e le autorità sanitarie, con il supporto dell’Istituto Superiore di Sanità e delle Asl, hanno emesso una serie di linee guida atte a preservare il diritto allo studio senza compromettere la salute pubblica. Tra queste, il riorientamento degli orari è stato uno degli strumenti chiave per prevenire assembramenti ed evitare che la scuola diventasse un possibile focolaio di nuovi contagi.
2. Le problematiche principali del rientro scolastico
Organizzare il rientro non è stato affatto semplice: la maggior parte degli edifici scolastici italiani, molti dei quali di costruzione ottocentesca o addirittura più antica (si pensi ai licei storici presenti nei centri delle città), non era stata progettata per rispondere alle esigenze del distanziamento sociale. Le aule spesso molto piccole, i corridoi angusti e le entrate principali insufficienti a smaltire grandi flussi in sicurezza hanno posto subito problemi logistici rilevanti.Alla complessità interna si è aggiunta quella esterna: il trasporto pubblico, fondamentale soprattutto nelle grandi città per migliaia di studenti pendolari, rischiava di diventare una delle principali fonti di rischio. Gli orari di punta mattutini e pomeridiani vedevano abitualmente affollamenti alle fermate degli autobus, delle metropolitane e dei treni locali.
Gli sforzi per introdurre strumenti come i banchi monoposto, nati con l’intenzione di garantire distanze minime tra gli studenti, si sono scontrati con i tempi lunghi di consegna, polemiche sulla reale utilità e la difficoltà di adattamento alle diverse realtà delle scuole italiane. In questo clima di incertezza, la ridefinizione degli orari di ingresso e di uscita è stata tra le poche soluzioni concretamente realizzabili nell’immediato.
3. Obiettivi principali delle nuove misure orarie
Le nuove disposizioni sugli orari hanno perseguito soprattutto la prevenzione degli assembramenti, la protezione dei più fragili e la continuità didattica. L’idea di base era semplice: suddividere la massa degli studenti in gruppi di ingresso e di uscita sfasati, disincentivando così le tipiche concentrazioni ai cancelli e lungo i percorsi casa-scuola-casa.Al contempo, le scuole hanno cercato di mantenere una certa flessibilità, consapevoli delle diverse esigenze di studenti e famiglie. Fondamentale è stato anche il coordinamento degli orari con quelli dei mezzi pubblici, in modo da distribuire i viaggi nell’arco della mattinata e del primo pomeriggio. Un ulteriore obiettivo era non sovraccaricare il personale con turni eccessivi e assicurare sorveglianza continua nelle diverse fasce.
In fondo, come scriveva Elsa Morante ne “La Storia”, la scuola non è solo luogo di apprendimento, ma riflesso e fulcro della società: proteggerla significa, infatti, proteggere l’intera comunità.
4. Variazioni proposte negli orari di entrata e uscita
In molte scuole secondarie di primo e secondo grado, l’ingresso degli studenti è stato suddiviso su più fasce: ad esempio, dalle 7:30 alle 8:30, con gruppi distinti per classe o per percorso di studi. Alcuni istituti hanno preferito anticipare l’orario di ingresso di alcune classi e posticipare quello di altre, modulando conseguentemente gli orari di uscita fino alle 15:30 nelle scuole superiori, e alle 14:30 per le medie.Un modello diffuso prevedeva l’ingresso ogni 15 minuti, accompagnato da personale dedicato al controllo delle file e da percorsi di entrata separati, ove possibile. Per le scuole primarie, si è optato spesso per uscite scaglionate già a partire dalle 12:30-13:30, tenendo conto dell’impegno e della tenuta dei bambini più piccoli.
Tale organizzazione, oltre a richiedere uno sforzo di coordinamento interno notevole, ha imposto anche una revisione dei compiti dei collaboratori scolastici, spesso coinvolti in turni straordinari per garantire le sanificazioni intermedie e la sorveglianza durante le pause.
5. Differenze tra ordini di scuola nella gestione dell’orario
Ogni ciclo scolastico si è trovato di fronte a necessità e problematiche differenti. Nelle scuole medie, ad esempio, si è optato per lezioni della durata ridotta (45 minuti invece dei tradizionali 60), distribuite anche su sei giorni alla settimana, dal lunedì al sabato, per evitare accumuli di studenti nelle aule e nei corridoi. Questo modello, storicamente già adottato in alcuni contesti, ha consentito una migliore ripartizione dei carichi e una minore pressione sul trasporto pubblico.Nelle scuole superiori, invece, la questione si è fatta ancora più complessa: la presenza di indirizzi diversi – liceo scientifico, classico, istituti tecnici e professionali – spesso situati nel medesimo edificio, ha richiesto un coordinamento ulteriore. L’ingresso scaglionato, calibrato anche secondo le esigenze degli alunni che provengono da fuori Comune, ha costretto molte dirigenze a “negoziare” con l’azienda regionale dei trasporti (ad esempio, con l’ATAC a Roma o l’ATM a Milano), per evitare sovrapposizioni di orari e saturazione dei mezzi. Gli intervalli tra una lezione e l’altra sono stati ridotti o eliminati, privilegiando pause in classe e percorsi differenziati per raggiungere i servizi igienici.
6. Impatti pratici di questi cambiamenti
I benefici emersi dopo l’introduzione delle nuove fasce orarie sono stati evidenti: la riduzione marcata degli assembramenti all’entrata e all’uscita, maggior controllo sulla popolazione scolastica e una certa tranquillità restituita a famiglie e insegnanti. Inoltre, la didattica in presenza ha potuto riprendere senza gli “scossoni” che caratterizzavano l’inizio e la fine della giornata.Tuttavia, non sono mancati i problemi. L’organizzazione degli orari si è rivelata una sfida ardua, soprattutto per i dirigenti scolastici e il personale ATA. Le famiglie, in particolare quelle con più figli in scuole diverse o con genitori lavoratori, hanno dovuto rivedere le proprie abitudini, coordinando orari spesso molto distanti tra loro.
L’impatto è stato diverso tra Nord e Sud, e tra centro e periferia: laddove i servizi di trasporto erano già carenti, le complessità sono aumentate. In alcune realtà, soprattutto nei piccoli centri, le risorse per garantire sorveglianza e pulizie straordinarie sono risultate insufficienti, costringendo talvolta a una turnazione meno efficace.
7. La gestione delle emergenze: cosa succede in caso di contagio in classe
Nonostante tutte le precauzioni, casi di positività al virus si sono verificati anche a scuola. Il protocollo, elaborato con l’ausilio del Comitato Tecnico Scientifico, prevedeva isolamenti immediati dell’alunno o docente e attivazione della cosiddetta “quarantena fiduciaria” per i contatti stretti. Le Asl hanno assunto un ruolo centrale sia nel tracciamento che nella comunicazione verso le famiglie, mentre le scuole si sono impegnate a fornire informazioni puntuali e trasparenti.Laddove necessario, la classe veniva posta in didattica digitale integrata, senza interrompere il processo di apprendimento. Tali procedure, pur difficili da mettere in pratica, sono state fondamentali per contenere la diffusione e dare l’esempio di una comunità pronta a reagire con responsabilità.
8. Strategie e consigli per un rientro efficace e sicuro
Alla luce delle difficoltà, molte scuole hanno valorizzato la collaborazione tra istituzioni, famiglie e studenti. L’impiego di strumenti digitali per la rilevazione delle presenze e la comunicazione di eventuali sintomi, l’informazione continua sui comportamenti da mantenere (dal lavaggio delle mani alla distanza tra compagni), e un dialogo costante hanno rappresentato la chiave del successo.Incoraggiare l’ascolto reciproco, rendere partecipi anche i più giovani delle decisioni e offrire spazi di confronto hanno permesso di trasformare la crisi in un’opportunità: quella di costruire una scuola più consapevole e solidale. Stimolare la flessibilità e la comprensione, senza lasciarsi abbattere dagli ostacoli, è stato il vero insegnamento di questa esperienza.
9. Prospettive future e riflessioni
L’esperienza degli orari scaglionati ha aperto nuove prospettive per l’organizzazione scolastica italiana. Se è vero che molte di queste misure sono nate come risposta a una contingenza straordinaria, rimane interessante interrogarsi sul loro possibile utilizzo anche in tempi “normali”. Una distribuzione più equilibrata degli accessi può avere vantaggi sul piano della sicurezza, della vivibilità degli edifici e persino della qualità della didattica.Sarebbe auspicabile che le istituzioni investissero di più nell’ammodernamento delle infrastrutture scolastiche e nella promozione di una mobilità urbana sostenibile, per facilitare la vita sia a chi studia che a chi lavora nella scuola.
Infine, la questione degli orari ci richiama a un valore antico della scuola italiana: la capacità di adattarsi e rinnovarsi, senza mai perdere il proprio compito fondamentale di formazione delle nuove generazioni, come ricorda don Lorenzo Milani nella sua esperienza di Barbiana.
Vota:
Accedi per poter valutare il lavoro.
Accedi