Saggio

Studio o scusa? Riflessioni sull’impegno degli studenti tra verità e apparenza

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 15.01.2026 alle 18:56

Tipologia dell'esercizio: Saggio

Studio o scusa? Riflessioni sull’impegno degli studenti tra verità e apparenza

Riepilogo:

“Non posso, devo studiare” è spesso usata dagli studenti sia come reale impegno, sia come scusa per evitare altri obblighi o per procrastinare.

Non posso, devo studiare… Ma sarà vero? | Video

Introduzione

Non serve essere studenti modello per aver pronunciato almeno una volta la famosa frase: “Non posso, devo studiare”. Queste cinque parole, apparentemente innocue, scorrono sulla bocca di liceali, universitari e studenti di ogni tipo e diventano quasi una scusa “standard” per spiegare il proprio isolamento dal mondo, soprattutto nei periodi che precedono verifiche, interrogazioni ed esami. Ma cosa nasconde davvero questa dichiarazione? È sempre un atto di responsabilità, oppure a volte è una difesa, o persino una bugia detta più a sé stessi che agli altri?

Nel video “Interni”, molto apprezzato tra i giovani per il suo approccio ironico e realistico, si offre un’occasione per riflettere proprio su questo tema. Il protagonista, Tristram, interpreta con leggerezza e un pizzico di autoironia lo studente preso dalla fatidica “fase esame”. Il video, utilizzando situazioni tipiche della vita universitaria (che molti riconosceranno anche nella propria esperienza liceale), ci invita a chiederci: quanto spesso ciò che chiamiamo studio è vero impegno, e quanto è semplice pretesto per evitare altro?

In questo saggio voglio quindi approfondire il significato reale della frase “Non posso, devo studiare”, indagare la sua duplice natura, analizzare comportamenti tipici, offrire consigli e, soprattutto, invitare a una riflessione sincera sulle proprie abitudini di studio. Alla fine, forse, anche chi oggi la usa quotidianamente troverà qualche risposta (o nuova domanda) su sé stesso.

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I. Definizione e analisi della frase “Non posso, devo studiare” (NpdS)

La sigla “NpdS” nasce proprio dal video “Interni”, laddove il protagonista sintetizza in poche lettere la sua condizione esistenziale durante la preparazione degli esami: “Non posso, devo studiare”. Essa indica non solo una frase, ma anche una modalità di vivere lo studio. Nella quotidianità di qualsiasi istituto italiano, è ampiamente riconosciuta come motivazione per declinare inviti, feste o impegni di altro genere: veri o presunti.

Sul piano letterale, la frase significa dovere anteporre l’obbligo allo svago, un sacrificio della socialità per un obiettivo più importante, come un esame di Matematica, una traduzione di Latino o un’interrogazione di Storia. Ma questa giustificazione regge sempre? Oppure serve anche a sfuggire da attività meno gradite, a giustificarsi verso sé stessi e gli altri, o persino a “nascondersi”?

L’ambiguità di NpdS emerge nella vita comune: da una parte, c’è chi la usa per dichiarare una vera intenzione e mettere al centro il proprio percorso di studio; dall’altra, la frase può diventare un facile escamotage, un modo elegante per rimandare o evitare gli impegni, senza sentirsi in colpa. Di fatto, “NpdS” diventa un confine mobile tra senso di responsabilità e desiderio di sottrarsi a obblighi e responsabilità differenti.

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II. Strategie e comportamenti tipici degli studenti davanti a un esame/interrogazione

Davanti a una prova imminente, ogni studente italiano adotta strategie che possono essere molto diverse. Si individuano due atteggiamenti principali, spesso interconnessi, che meritano di essere approfonditi con esempi concreti.

1. Impegno reale nello studio

Ci sono studenti che assumono la frase “Non posso, devo studiare” come vero impegno personale. Per costoro, il periodo pre-esame è tutto organizzazione e metodo: pianificano il tempo con l’agenda, dividono la materia in argomenti, preparano riassunti e mappe concettuali (strumenti ormai insegnati anche da molti docenti nei licei), si danno obiettivi giornalieri e praticano la ripetizione attiva.

C’è addirittura chi, come suggerisce il metodo Cornell o la famosa “tecnica del pomodoro”, suddivide le sessioni di studio in blocchi con pause programmate. Spesso, la differenza tra chi raggiunge buoni risultati e chi fatica sta nell’auto-disciplina: la capacità di imporsi limiti reali nell’uso del cellulare, scegliere ambienti silenziosi (una biblioteca piuttosto che la camera se troppo “rischiosa”), evitare distrazioni. Alla base c’è la motivazione: la convinzione che lo studio sia un investimento sul proprio futuro.

2. Uso del “NpdS” come scusa

Non si può negare però che per molti studenti (me compreso, a volte), “Non posso, devo studiare” sia più una finzione che una realtà concreta. Capita spesso di dirlo per giustificare un NO ad una festa, a una pizza, o anche solo alla telefonata di un amico, salvo poi investire quel “tempo di studio” scorrendo Instagram, chattando su WhatsApp, guardando serie tv su Netflix, o semplicemente fissando il soffitto in preda al nervosismo.

Questo tipo di procrastinazione è diventato un vero male diffuso tra gli studenti italiani, al punto che si parla spesso di “procrastinazione accademica”. Si finisce col perdere tempo “convincendosi” di studiare mentre in realtà si scappa dallo studio, oppure si cerca di allontanare uno stato di ansia e incertezza.

In ogni caso, tra impegno autentico e autoconvincimento, ogni studente italiano dovrebbe chiedersi: quale dei due atteggiamenti mi rappresenta di più? Quante volte lo uso come scusa e quante invece è reale necessità?

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III. Analisi di situazioni tipiche evidenziate nel video

Il video “Interni” evidenzia in chiave ironica l’estenuante routine dello studente sotto esame: il protagonista Tristram entra puntualmente nella cosiddetta “fase NpdS” non appena si approssima una nuova prova. La sua intera esistenza sembra ruotare intorno all’esame, almeno a parole. Il suo comportamento ricorda moltissimo la “reclusione” di tanti ragazzi alla vigilia delle interrogazioni, quando persino il caffè con un amico sembra un lusso incredibile.

Nel video si percepisce il dubbio: Tristram sta davvero studiando con costanza e concentrazione o sta solo “occupando” il suo tempo, magari anche inconsciamente, in maniera poco produttiva? Su questo punto, il video è spietatamente realistico: quante volte è capitato anche a noi di passare ore “a studiare” con il libro aperto davanti, leggendo una riga sì e dieci no, tra una chat e l’altra?

Un altro personaggio centrale è il compagno di stanza: colui che inventa ogni possibile scusa per disturbare l’altro, chiedendo oggetti inutili, proponendo pause caffè continue, o coinvolgendolo in piccole chiacchiere per procrastinare insieme. È una dinamica classica nelle case degli studenti universitari delle città italiane, da Bologna a Napoli, da Milano a Perugia: la fatidica “solidarietà nella distrazione”.

Il video mostra così, tra ironia e realismo, una grande verità: spesso la difficoltà non è “non voler studiare”, ma mantenere la concentrazione e la costanza. Studiare, quando si è soli in camera con mille tentazioni, non è facile né scontato.

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IV. Cause psicologiche e sociali dell’uso del “Non posso, devo studiare” come scusa

Approfondendo le ragioni che spingono tanti studenti a rifugiarsi dietro il “NpdS”, emergono motivazioni sia psicologiche che sociali. Anzitutto c’è la pressione scolastica: il sistema educativo italiano, con le sue verifiche frequenti, l’ansia da interrogazione e la necessità di dover dimostrare sempre qualcosa a professori e genitori, può generare insicurezza e paura del fallimento. In questo clima di “competizione”, la frase-divieto serve come scudo per evitare ulteriori pressioni.

L’insicurezza personale, l’ansia da prestazione, la paura di non essere all’altezza delle aspettative proprie o altrui: tutto ciò rende facile rinchiudersi nel proprio guscio, fingendo di studiare quando magari si è solo sopraffatti dall’ansia.

A questo si aggiunge l’influenza sociale: tra coetanei, giustificarsi reciprocamente con “Non posso, domani ho un esame” diventa una consuetudine condivisa, quasi un codice. Si evita di dover spiegare le proprie scelte, ci si sente “al sicuro” dietro uno scudo universalmente accettato. Tuttavia così si rischia di perdere il senso di responsabilità verso sé stessi, e di confondere la realtà con la maschera che si indossa.

Riconoscere questo meccanismo è già un primo passo per migliorare se stessi: l’onestà nella gestione dello studio è un esercizio di maturità, che può aiutare non solo nella scuola, ma anche nella vita adulta.

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V. Consigli pratici per non cadere nella trappola del “Non posso, devo studiare” falso

Allora, come fare per non ingannare sé stessi con un “NpdS” fasullo? Anzitutto occorre imparare ad ascoltarsi davvero: chiedersi se, quando si pronuncia quella frase, si intende davvero investire il tempo nello studio. Un modo utile è darsi obiettivi chiari e specifici: invece di “oggi devo studiare storia”, fissare “oggi ripeto il Risorgimento e faccio 10 esercizi di greco”.

Importante è anche adottare tecniche studiate da educatori italiani: ad esempio, la suddivisione in blocchi di studio con pause regolari (la famosa “regola del 50 e 10”), la scelta di ambienti silenziosi e ordinati (lontani da tv, cellulari e altri device), limitare le fonti di distrazione (basta mettere il telefono in modalità aereo per un’ora!).

Un altro consiglio utile è motivarsi pensando non solo al voto, ma a ciò che si apprende davvero e a lungo termine: “Studio Dante non solo per l’interrogazione, ma perché capisco meglio la cultura in cui vivo”. Se manca un motivo personale, lo studio resta solo un peso.

Infine, occorre essere onesti con sé stessi: va bene prendersi pause, ma non “imbrogliare” il proprio tempo credendo di studiare quando non lo si sta realmente facendo. Solo così, “Non posso, devo studiare” tornerà a essere una frase sincera e non (solo) una scusa.

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VI. Il bilancio finale: come usare il “Non posso, devo studiare” in modo consapevole

Non è sbagliato usare questa frase: prendersi il tempo per prepararsi ad esami, compiti in classe e interrogazioni, è alla base di un percorso di crescita e responsabilità. Tuttavia non si dovrebbe mai usarla per giustificare la fuga da altre responsabilità (ad esempio aiutare un amico in difficoltà, partecipare alla vita familiare, o coltivare relazioni vere).

Un uso equilibrato e sincero di “NpdS” permette di evitare sensi di colpa, rimorsi, frustrazioni per il tempo sprecato. Solo così si sviluppa la capacità di dare a ogni cosa il giusto peso e di gestire il proprio tempo in modo consapevole. Alla fine, essere onesti con sé stessi è il vero primo passo verso una maturità personale, ben al di là dell’esame di domani.

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Conclusione

In conclusione, la frase “Non posso, devo studiare” racchiude un’ambiguità tutta italiana: può essere il simbolo di una responsabilità consapevole, oppure una scappatoia più o meno inconscia. Il video “Interni” di Tristram ce lo mostra con ironia, ma anche con profondo realismo. Capire il limite tra vero impegno e scusa, imparare ad organizzarci e affrontare le nostre paure, aiuta a crescere come studenti e come persone.

A ognuno la responsabilità di guardar dentro sé stesso e chiedersi: sto dicendo la verità o solo rimandando? Consiglio sinceramente a tutti di vedere il video prima di rispondere di nuovo – perché forse, dietro “Non posso, devo studiare”, si nasconde qualcosa di più profondo.

E tu, quando lo dici, stai davvero studiando… o stai solo rimandando?

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Appendice e suggerimenti finali per la stesura dell’ essay

Per rendere un tema così vicino a tutti ancora più autentico, consiglio di usare episodi realmente vissuti (ad esempio una vigilia d’interrogazione passata a “studiare” con il libro chiuso sulla scrivania) o situazioni che coinvolgano amici e compagni di classe. Il tono deve restare bilanciato: serio nei consigli, leggero nell’ironia (come il video stesso). Alternare domande retoriche (“Chi non ha mai detto almeno una volta...?”) ai passaggi più riflessivi aumenta l’efficacia comunicativa. Non dimenticare di collegare i vari paragrafi con connettivi logici per la coesione (infatti, inoltre, d’altronde, in conclusione). Infine, ricordati: un testo chiaro, coinvolgente e diretto arriva sempre di più ai tuoi coetanei.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Cosa significa davvero dire Non posso devo studiare secondo il saggio?

Dire Non posso devo studiare può essere sia segno di impegno reale che una scusa per evitare altri impegni. Esprime una doppia natura: responsabilità oppure fuga da altri doveri sociali.

Quali sono le strategie degli studenti davanti agli esami descritte in Studio o scusa?

Le strategie variano tra impegno autentico, pianificazione e tecniche di studio e, dall'altra parte, procrastinazione e uso della frase come giustificazione per evitare impegni sociali.

Quali cause psicologiche spingono a usare Non posso devo studiare come scusa?

Incertezza, ansia da prestazione, insicurezza personale e pressione scolastica spingono molti studenti a rifugiarsi dietro la frase per sentirsi protetti o giustificare la fuga da responsabilità.

Che ruolo ha il video Interni nelle Riflessioni sull’impegno degli studenti?

Il video Interni rappresenta con ironia i comportamenti tipici degli studenti nella fase d'esame, mostrando il confine tra vero studio e semplice pretesto per procrastinare.

Quali consigli pratici offre il saggio per evitare il falso Non posso devo studiare?

Il saggio consiglia obiettivi chiari, tecniche di studio organizzate, scelta di ambienti silenziosi, limitazione delle distrazioni e l'onestà con sé stessi nel valutare il proprio impegno.

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