23 maggio, 50.000 studenti in piazza per dire no alla mafia
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 16.01.2026 alle 16:11
Tipologia dell'esercizio: Saggio breve
Aggiunto: 16.01.2026 alle 15:16
Riepilogo:
La Strage di Capaci e il 23 maggio: 50.000 studenti in memoria attiva, la scuola come laboratorio di cittadinanza e impegno quotidiano contro la mafia. ✊📚🕯️
Strage di Capaci: Il 23 maggio 50.000 studenti contro la mafia
La memoria attiva delle nuove generazioni fra storia, cittadinanza e impegno civico
Autore: [Nome Cognome] Corso/Classe: [Classe, Sezione, Istituto] Docente: [Nome docente] Data: [gg/mm/aaaa] Sottotitolo: “Il 23 maggio come momento formativo per le nuove generazioni” *Nota metodologica*: Le fonti utilizzate per la redazione di questo elaborato sono saggi storici italiani (ad es. testi pubblicati da Laterza sulla mafia), testimonianze pubbliche disponibili negli archivi della Fondazione Falcone, articoli della stampa nazionale (La Repubblica, Corriere della Sera), documentazione dal Ministero dell’Istruzione, video e materiali di progetti scolastici documentati online. Per questioni di privacy, non sono state condotte interviste dirette ma si è fatto riferimento a estratti di interventi pubblici di studenti e docenti.---
Introduzione
Silenzio. In quella piazza gremita, cinquanta mila giovani stringono tra le mani biglietti con il nome di Giovanni Falcone. Un minuto esatto: il tempo di una deflagrazione che ha cambiato la storia d’Italia. Questo è il 23 maggio: il giorno in cui la memoria diventa viva, dove la scuola esce dalle aule e si fa popolo, e la voce degli studenti si alza contro il ricatto delle mafie. Nel 2023, più di 50.000 studenti hanno animato cortei, marce e momenti di riflessione da Palermo a Milano, da Napoli a piccoli comuni dell’entroterra, nella più grande manifestazione collettiva contro la mafia mai realizzata da ragazzi in Italia.La data del 23 maggio 1992 segna una delle ferite più profonde nella storia repubblicana: l’attentato di Capaci, in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. La violenza dell’attacco travolse l’immaginario collettivo italiano, accelerò riforme istituzionali e divenne il simbolo di una lotta mai conclusa.
Ma come si fa, oggi, a tramandare quel dolore trasformandolo in risorsa civile e non lasciandolo nella sola ritualità della commemorazione? Gli studenti sono protagonisti: partecipando in massa, riattivano una “memoria attiva” (tesi prescelta) che non si esaurisce nei gesti ma si traduce in impegno concreto nella società. Questo saggio mostrerà come il 23 maggio rappresenti, nelle scuole e nelle piazze d’Italia, un laboratorio di cittadinanza e legalità per le nuove generazioni, ripercorrendo le radici storiche della Strage di Capaci, illustrando le forme di partecipazione studentesca, riflettendo su benefici e rischi delle pratiche commemorative, e confrontando realtà diverse nel Paese.
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Il quadro storico e la Strage di Capaci
Giovanni Falcone: biografia e percorso
Nato a Palermo il 20 maggio 1939, Giovanni Falcone è stato uno dei magistrati simbolo della lotta alla mafia. Dopo una formazione classica e una laurea in giurisprudenza, entra in magistratura e si trova a operare nel Tribunale di Palermo, dove la presenza di Cosa Nostra è invasiva e pervasiva. Falcone, insieme al collega Paolo Borsellino, rivoluziona i metodi investigativi: promuove indagini patrimoniali per “seguire il denaro”, ispirandosi all’intuizione che le mafie sono potere economico prima ancora che militare. Il suo contributo principale, con il pool antimafia, culmina nel “maxiprocesso” (1986-1992), istruito attraverso le testimonianze di mafiosi pentiti e l’analisi di flussi finanziari. Il maxiprocesso porta alla condanna di oltre 300 imputati, sancendo per la prima volta una sconfitta giudiziaria per Cosa Nostra.L’attentato
Il 23 maggio 1992, Falcone viaggia sull’autostrada A29, diretto a Palermo dall’aeroporto. All’altezza di Capaci, un’esplosione di 500 kg di tritolo distrugge la carreggiata, uccidendo il giudice, la moglie e tre agenti della scorta. L’impatto nell’opinione pubblica è devastante. Come segnala un editoriale del 24 maggio 1992 su La Repubblica, “l’Italia delle coscienze si è svegliata tradita e rabbiosa”.Le conseguenze sociali e istituzionali
L’eco della strage attraversa tutto il Paese. Segue l’attentato via D’Amelio, appena due mesi dopo, in cui viene ucciso Borsellino. La reazione istituzionale è immediata: nuove leggi, intensificazione delle indagini, arresti eccellenti tra i vertici di Cosa Nostra. Nascono movimenti civili come “Libera”, fondata da Don Luigi Ciotti, e associazioni di studenti che chiedono verità e giustizia. Le scuole diventano luoghi di discussione e memoria. Il maxiprocesso resta un monumento giudiziario; la sentenza, pubblicata nell’88, evidenzia senza ambiguità la struttura piramidale della mafia siciliana (“Dietro ogni delitto, c’è sempre un interesse economico o di potere”, recita l’incipit del giudizio finale).---
Il ruolo delle scuole e degli studenti: forme di partecipazione e percorsi didattici
Motivazioni e significati dell’impegno studentesco
La mobilitazione degli studenti nasce dall’esigenza di contrastare l’indifferenza. Partecipare alle commemorazioni non significa solo “ricordare”, ma contribuire alla costruzione di una memoria collettiva condivisa, che è fondamento della cittadinanza democratica (art. 3 e 2 della Costituzione). Nelle scuole, i docenti propongono percorsi interdisciplinari: letteratura (“Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia), diritto e storia, educazione civica. La memoria della strage di Capaci diviene occasione per riflettere su giustizia, responsabilità, valore delle istituzioni.Tipologie di iniziative e buone pratiche
Le forme della partecipazione sono molteplici. Si va dalle marce silenziose ai flashmob, dalle “aule della memoria” (stanze dedicate nei plessi scolastici) ai concorsi letterari e artistici. Alcune scuole realizzano documentari (“Capaci. Segni di memoria”), laboratori teatrali tratti da pagine di Sciascia o Saviano, podcast scolastici, blog e “bacheche virtuali” dove raccogliere pensieri e poesie. Si organizzano visite guidate all’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo (“cuore” simbolico del maxiprocesso) o agli “alberi Falcone”, divenuti memoriali viventi.L’attività comincia spesso settimane prima, con la preparazione delle classi: studio del fenomeno mafioso, visione di filmati RaiStoria, lettura di brani, incontri con magistrati o familiari delle vittime. Dopo la manifestazione si svolgono debriefing, riflessioni, restituzione dei lavori prodotti in assemblea.
Benefici formativi
Esperienze simili sviluppano il senso critico, rafforzano la capacità di esprimersi pubblicamente, consolidano la fiducia nel valore delle regole. Progetti multimediali, teatro civile, producono competenze trasversali: utilizzo delle tecnologie, lavoro di gruppo, scrittura argomentativa e creativa. Alcuni studenti, vincitori di concorsi, vedono i loro elaborati pubblicati su siti istituzionali (ad esempio, il portale “Noi contro le mafie” del MIUR).---
Organizzazione, comunicazione e reti della memoria
Le manifestazioni vedono la collaborazione di soggetti diversi: Fondazione Falcone, Ministero dell’Istruzione, reti civili antimafia (‘Libera’, associazioni territoriali), amministrazioni locali e comitati di genitori. La logistica richiede mesi di lavoro: richieste di autorizzazioni, individuazione di piazze e cortei, coinvolgimento di forze dell’ordine per la sicurezza. I cortei spesso collegano simbolicamente luoghi diversi d’Italia attraverso collegamenti in streaming, gemellaggi fra scuole, e la condivisione in tempo reale di foto, video, riflessioni tramite piattaforme digitali (YouTube istituzionale, Instagram di classe, canali Telegram riservati agli studenti).La copertura mediatica amplia l’impatto: trasmissioni speciali in diretta su Rai3 o Rai Scuola, interviste radiofoniche, rubriche giornalistiche. Il successo si misura nella partecipazione effettiva (presenze certificate), nella produzione di materiali, nell’eco sui social (hashtag come #23maggio). La raccolta dati si fa attraverso questionari anonimi e report di restituzione dei progetti preparati dai consigli di classe.
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Memoria, simbolo e rischi di ritualizzazione
La commemorazione pubblica ha una funzione sociale decisiva: alimenta la coesione, favorisce la consapevolezza storica, promuove la formazione di una coscienza critica. Tuttavia, si rischia lo svuotamento del significato, specie quando prevale la routine sul coinvolgimento consapevole. Il rischio di “commemorazione rituale” — limitata a una data, priva di azioni concrete — è reale: basta che si spenga il clamore mediatico perché la memoria scivoli nell’indifferenza.A ciò si aggiunge il pericolo delle strumentalizzazioni politiche, della spettacolarizzazione, della perdita di profondità educativa. È essenziale che le scuole colleghino la giornata del 23 maggio a percorsi di senso: progetti curricolari, attività pratiche durante l’anno, monitoraggio dell’impatto formativo (ad es. rubriche di valutazione integrate fra docenti di storia, italiano e diritto). Così si passa da una commemorazione di superficie a una trasformativa, capace di incidere sugli atteggiamenti individuali e collettivi.
Un’obiezione frequente (“Le manifestazioni non servono senza cambiamenti legislativi”) può essere ribattuta riconoscendo che il consenso sociale, formato nelle scuole, è condizione necessaria per ogni riforma duratura e per il rafforzamento dello Stato di diritto.
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Casi di studio: Palermo, Roma, Milano e i piccoli centri
A Palermo, la partecipazione studentesca si fonde col senso del luogo. La “Nave della Legalità” porta ogni anno centinaia di studenti da tutta Italia, per poi convergere nell’Aula bunker, dove si svolgono cerimonie ufficiali, performance teatrali, esposizioni di lavori prodotti dai ragazzi. Gli “alberi Falcone” davanti alla casa del giudice sono tappe obbligate, segni di una memoria “radicata” nella città.A Roma, la giornata è preceduta da settimane di progetti trasversali: le scuole organizzano mostre, gare di rap antimafia, incontri con cronisti di inchiesta; il flashmob in piazza del Campidoglio viene trasmesso su reti nazionali, offrendo una vetrina mediatica all’impegno dei licei della Capitale. Milano, invece, punta su laboratori di giornalismo e incontri con vittime delle mafie “al nord”: la “legalità” viene declinata non come tema solo meridionale ma come patrimonio di tutta l’Italia.
Nei piccoli centri, la partecipazione si fa più intima: a Corleone, a Gorgo al Monticano, i ragazzi portano in corteo i nomi di vittime locali, legando la lotta alla mafia a quella contro le altre ingiustizie presenti nei territori (esempio: il contrasto al caporalato in Puglia, la lotta contro le ecomafie in Campania).
Dai vari contesti emergono spunti replicabili: il teatro civile, la narrazione digitale, il coinvolgimento degli ex-studenti nelle attività di mentoring. L’elemento chiave rimane il coinvolgimento diretto e autentico delle nuove generazioni.
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Un impatto che guarda al futuro: per una cultura permanente della legalità
Per giudicare l’efficacia delle manifestazioni, serve tempo. In dieci anni, l’adesione delle scuole alla Giornata della legalità è cresciuta costantemente; sono aumentati i progetti curriculari sulla mafia, le borse di studio per percorsi di cittadinanza attiva, e le esperienze di alternanza scuola-lavoro presso enti impegnati nel sociale e nella legalità (es. Fondazione “Giovanni Falcone”, Libera).Indicatori come il numero di elaborati prodotti, la continuità dei progetti, la presenza di moduli obbligatori all’interno dei PCTO, testimoniano la radicazione della memoria nelle scuole italiane. Tuttavia, l’impatto più rilevante si misura nel cambiamento delle mentalità: giovani più consapevoli, pronti a riconoscere e contrastare i tentativi di infiltrazione mafiosa nelle loro comunità.
Per rafforzare questo percorso, si potrebbero introdurre curriculari nazionali sulla memoria, fondi ad hoc per premiare scuole virtuose, progetti di scambi fra regioni, coinvolgimento sistematico della cittadinanza nella progettazione delle attività.
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Conclusione
La strage di Capaci resta una ferita che il Paese non può dimenticare. Ma dalla memoria può nascere speranza, se questa diventa progetto e impegno quotidiano. Gli studenti che scendono in piazza il 23 maggio non sono solo spettatori: sono testimoni attivi, cittadini in formazione, semi di un’Italia che cambia. L’esperienza della mobilitazione studentesca dimostra che la memoria non è un fatto privato, ma una scelta pubblica: una “memoria attiva” che trasforma il lutto in ribellione civile e le piazze in laboratori di democrazia.Per il futuro, è essenziale che scuole e istituzioni investano nella formazione dei docenti sulla legalità, che si integrino i percorsi didattici in modo continuativo e che si monitori costantemente l’impatto delle iniziative. Il 23 maggio deve essere non solo una data sul calendario, ma un punto di partenza per la cittadinanza attiva di ogni giorno.
Come scriveva Sciascia, “La verità è nel coraggio quotidiano.” È qui che si fonda la nostra memoria più forte: nel gesto di ogni studente che sceglie di non voltarsi dall’altra parte.
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Bibliografia essenziale: - Saverio Lodato, “Trent’anni di mafia”, Laterza, 2017 - Fondazione “Giovanni Falcone”, “Storia e memoria della mafia” - “Maxiprocesso, atti e sentenza”, Archivio di Stato di Palermo, consultazione online - Articoli dal Corriere della Sera 24-28 maggio 1992 - “Legalità: percorsi educativi nelle scuole italiane”, MIUR, 2022.
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Materiali di approfondimento: - Clip video delle commemorazioni su RaiPlay - Foto storiche autorizzate dal portale della Fondazione Falcone - Mappe interattive dei luoghi della memoria
Suggerimenti pratici: Per la stesura: - Alternare narrazione storica e riflessione personale - Includere citazioni dirette solo quando veramente significative - Citare fonti digitali e bibliografiche seguendo lo stile indicato dal docente
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Spunti per approfondimenti futuri: - Confronto con la giornata della memoria per le vittime del terrorismo in Italia - Analisi del ruolo delle donne nella lotta alla mafia (da Emanuela Loi a Rita Atria) - Studio sull’evoluzione del linguaggio antimafia nei social network
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Checklist finale: - Argomentazione coerente? - Fonti correttamente citate? - Equilibrio tra descrizione e riflessione critica? - Rispetto della lunghezza? - Correttezza ortografica? - Conclusioni all’altezza della tesi?
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Così elaborato si propone come strumento non solo per la celebrazione, ma per la crescita civica quotidiana – perché il ricordo di Falcone, oggi, cammina sulle gambe delle nuove generazioni.
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