Maturità 2014: il 'quizzone' tra emozioni e reazioni degli studenti
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: ieri alle 12:54
Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: l'altro ieri alle 8:35
Riepilogo:
Scopri come la terza prova della Maturità 2014 ha influenzato emozioni e reazioni degli studenti, analizzando il famoso "quizzone" multidisciplinare.
Maturità 2014: Analisi delle emozioni e delle reazioni dei maturandi al “quizzone” della terza prova
L’esame di Stato rappresenta da decenni una delle tappe più importanti e emblematiche nel percorso scolastico degli studenti italiani. La maturità non è soltanto la conclusione delle scuole superiori, ma si porta dietro un immaginario ricco, fatto di aspettative, timori, sogni e prove decisive. Nel giugno 2014, migliaia di ragazzi e ragazze da ogni regione d’Italia si sono ritrovati davanti all’ennesima sfida, tra queste la famigerata terza prova, per molti nota – non senza una punta d’ironia – come il “quizzone”.
La terza prova, inserita nel cammino d’esame accanto alla temuta prima prova di italiano e alla seconda, specifica per indirizzo, si presenta come momento cardine e spesso temuto: una verifica multidisciplinare, imprevedibile, capace di mettere in crisi anche i più preparati. Questo elaborato si propone di scavare nell’universo emotivo e nelle reazioni dei maturandi di fronte al “quizzone” 2014, dando voce proprio a quegli studenti che, sui social network e nei corridoi delle scuole, hanno raccontato con ironia, ansia e solidarietà la loro esperienza.
La domanda fondamentale da cui muove questa riflessione riguarda proprio il perché la terza prova susciti così tanto timore e quale sia il suo impatto psicologico all’interno della comunità studentesca. Analizzare le reazioni condivise pubblicamente, soprattutto tramite i social, fornisce una finestra privilegiata tanto sulle dinamiche individuali quanto su quelle collettive di questo importante passaggio di vita.
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Parte 1: Struttura e caratteristiche della terza prova della Maturità 2014
La terza prova dell’esame di maturità si distingue notevolmente dalle altre due principali prove scritte. La prima, un tema di italiano, permette agli studenti di spaziare tra saggi, analisi del testo o tracce di attualità; la seconda, differente per ciascun indirizzo scolastico, approfondisce una materia chiave come il latino al liceo classico o matematica allo scientifico. Il “quizzone”, invece, si presenta con una struttura e una filosofia del tutto particolare: una prova multidisciplinare, nata per verificare la preparazione trasversale acquisita nei cinque anni di scuola superiore.Nel 2014, la terza prova ha mantenuto la sua varietà: dal classico schema a domande aperte brevi, ai quesiti a risposta multipla, passando talvolta per domande a risposte miste. Le materie coinvolte sono scelte dalla commissione tra tutte quelle dell’ultimo anno, e spesso si tratta di almeno tre o quattro discipline differenti. La complessità della prova sta tutta nella sua imprevedibilità: non esiste un programma ufficiale, gli studenti possono solo ipotizzare quali materie saranno inserite e prepararsi su ampie parti dei programmi svolti durante l’anno.
Un’innovazione tipica del 2014 – e di quegli anni – è stata la crescente variabilità della struttura interna della terza prova: ogni commissione, partendo da regole generali comuni, può personalizzare i quesiti, selezionando tipologie di domande e materie diverse persino tra classi dello stesso istituto. In alcuni casi sono stati scelti quesiti di cultura generale, in altri si è fatto ricorso a domande più puntuali. Per molti studenti, questo rende il “quizzone” la parte più complessa dell’intero esame, quasi un salto nel buio dove, oltre alla conoscenza, si valuta la capacità di ragionamento rapido, sintesi e collegamento interdisciplinare: rispondere in modo preciso a uno spettro così ampio di domande, restando entro tempi spesso ridotti (di solito tra un’ora e mezza e due ore), mette tutti sotto pressione.
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Parte 2: L’esperienza emotiva dei maturandi
Non sorprende che le emozioni preponderanti alla vigilia della terza prova siano la paura e l’ansia. La letteratura scolastica italiana, da Ada Negri a Luigi Pirandello, ha spesso indagato la sensazione d’oppressione che si prova prima di una prova importante. Nella pratica, molti studenti riferiscono notti insonni, palpitazioni, continui ripassi e, soprattutto, un senso d’incertezza sulle reali domande che si ritroveranno ad affrontare. Spesso ci si affida a previsioni, si cercano “soffiate” dai professori esterni o si specula su quali materie siano più “probabili”. Ma questa incertezza di fondo amplifica la sensazione di essere in balia degli eventi, prefigurando uno stress emotivo che, nei casi più acuti, sfocia in veri e propri attacchi d’ansia.La consapevolezza che il risultato del “quizzone” influirà sulla media finale dell’esame, e quindi anche sulla possibilità di iscriversi a determinate facoltà universitarie o raggiungere una votazione ambita, accresce ancora di più la pressione psicologica. Non sono solo questioni personali: spesso si tratta del modo in cui familiari, amici, insegnanti e, più in generale, la società guardano a questo “rito di passaggio”. Nei giorni precedenti la prova, i commenti degli studenti – sia verbalmente che nei messaggi sui social – si colorano di toni accesi, tra chi finge sicurezza e chi, più genuinamente, ammette la propria inquietudine.
Ma come si fa a sopravvivere a tale stress? Ironia e spirito di gruppo svolgono un ruolo fondamentale. Da sempre, in Italia, la risata e la battuta rappresentano forme di resilienza. Al classico “non so niente, andrà malissimo!” spesso segue il meme condiviso su Facebook o la battuta sull’inesistenza della materia scelta. Su Twitter, nella settimana della maturità, l’hashtag #terzaprova raccoglie immagini ironiche, gif di disperazione o battutine sulle domande impossibili (“Se la terza prova fosse un Pokémon evoluto sarebbe ‘ansia’ livello 100!”). Scherzare – anche sulla propria ignoranza – permette di alleggerire la tensione e trovare conforto nel sapere che non si è soli nell’ansia.
Oltre all’umorismo e alla solidarietà, non manca tra i maturandi una ricerca di strategie psicologiche: alcuni praticano tecniche di rilassamento, altri si affidano a playlist motivazionali create la sera prima, altri ancora tentano visualizzazioni positive, proiettandosi già al giorno della fine dell’esame. In molti condividono l’importanza del gruppo classe: l’amicizia, il sostegno reciproco, la consapevolezza di “esserci dentro insieme” rendono meno pesante questo difficile passaggio.
Finalmente, dopo la consegna del “quizzone”, le emozioni cambiano rapidamente: molti raccontano di un senso di sollievo quasi totale, percepito come una liberazione. Subito dopo, però, subentrano altre sensazioni: frustrazione se le domande sono risultate ostiche (“Non ho capito neanche la traccia!”); soddisfazione se invece si sono indovinati gli argomenti preparati; orgoglio per aver comunque superato l’ostacolo. I commenti post-prova, ancora una volta, rafforzano il clima autoironico collettivo (“Se prendo più di 6 giuro che studio per l’università!”), aiutando a riprendere energia in vista dell’orale.
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Parte 3: Il ruolo dei social network nell’esperienza della maturità
I social network, dagli anni Dieci in poi, sono diventati parte integrante della maturità italiana, amplificando e canalizzando emozioni, paure e aspettative. Nel 2014, Twitter è stato il luogo d’elezione per condividere in tempo reale stati d’animo e impressioni sulla terza prova tramite hashtag tematici (#terzaprova, #maturità2014). Ma non solo: anche Facebook e Instagram hanno ospitato gruppi e pagine dedicate principalmente allo scambio di battute, meme, commenti ironici e, soprattutto, messaggi di mutuo sostegno.Perché tutto ciò? Anzitutto, scrivere un tweet dopo l’uscita dall’aula ha una funzione catartica paragonabile a confessarsi con un amico fidato: consente di liberarsi delle tensioni, di condividere la propria ansia con chi sta vivendo la stessa situazione. La diffusione di questi stati d’animo collettivi contribuisce a normalizzare la paura e trasforma l’esperienza individuale in fatto sociale e generazionale.
Interessante è leggere la varietà di commenti: alcuni usano lo humour per ridicolizzare la difficoltà delle domande (“Ringrazio la prof di filosofia per avermi fatto amare Platone… ma oggi volevo odiarlo!”), altri mandano messaggi incoraggianti ai compagni d’esame di altre città (“Teniamo duro, manca solo l’orale!”), altri ancora non risparmiano critiche a domande considerate troppo specifiche o poco attinenti al programma, testimonianza del classico rapporto di amore-odio tra studenti e scuola.
Il feedback immediato dei social ha anche implicazioni sociali più profonde. Da un lato rafforza il senso di appartenenza a una generazione e a una comunità: il “popolo dei maturandi”, che per pochi giorni dell’anno si sente protagonista assoluto del dibattito pubblico. Dall’altro, però, può esacerbare il confronto: nel leggere i commenti di chi si dichiara sicuro, qualche studente più fragile può sentirsi inadeguato (“Tutti hanno fatto bene tranne me”). Perciò è importante usare i social consci che spesso si tratta di sfoghi o esagerazioni, più che di resoconti oggettivi.
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Parte 4: Riflessioni e consigli per i maturandi futuri
Affrontare il “quizzone” richiede non solo preparazione tecnica, ma anche strumenti di gestione dell’ansia. Innanzitutto, può aiutare ripassare in modo attivo e non solo teorico: provare a rispondere a domande campione, simulando i tempi e le modalità della prova, consente di allenare concentrazione e rapidità di pensiero. È fondamentale imparare a selezionare ciò che è davvero essenziale, evitando il rischio di voler memorizzare tutto indistintamente.Prima della prova, esercizi di respirazione o una breve passeggiata aiutano a scaricare la tensione. Soprattutto, va ricordata l’importanza della solidarietà tra compagni: condividere dubbi, paure e risate riduce l’ansia e fa sentire meno soli.
Per quanto riguarda i social, occorre un uso consapevole: se è vero che possono diventare fonte di supporto, è altrettanto vero che un eccesso di tempo online rischia di distrarre e peggiorare lo stress. Bilanciare i momenti di condivisione con spazi di silenzio e concentrazione personale è fondamentale per mantenere l’equilibrio. E quando si legge il commento entusiasta di qualcun altro, bisogna evitarne l’effetto boomerang sull’autostima, perché ogni esperienza è diversa.
Va infine ricordato che la maturità rappresenta un momento di crescita personale: l’errore non va demonizzato, ma accolto come parte del processo di apprendimento. Il vero obiettivo non è solo ottenere un voto, ma costruire resilienza, imparare a gestire l’incertezza, e sviluppare la capacità di affrontare futuri esami – scolastici o esistenziali – con determinazione e serenità.
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Conclusione
In sintesi, la terza prova della maturità 2014 si è confermata per molti il passaggio più temuto e imprevedibile dell’esame di Stato, capace di generare una gamma di emozioni contrastanti: dall’ansia pre-esame alla liberazione finale, passando per il sostegno reciproco e l’ironia collettiva. I social hanno avuto un ruolo fondamentale di amplificatori emotivi, fornendo allo stesso tempo conforto e, talvolta, motivo di confronto superfluo.L’esperienza della maturità, però, va oltre la somma delle singole prove: è un evento collettivo profondamente radicato nella cultura italiana, un rito che segna il passaggio all’età adulta e insegna a misurarsi con sé stessi e con le proprie fragilità. Affrontare il “quizzone” preparati, ma soprattutto con consapevolezza e un atteggiamento positivo, rappresenta la vera chiave per trasformare questa sfida in un’opportunità di crescita, pronta ad accompagnare i giovani anche nelle sfide future.
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