Analisi

Canto I dell'Inferno: analisi del significato allegorico

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Tipologia dell'esercizio: Analisi

Canto I dell'Inferno: analisi del significato allegorico

Riepilogo:

Scopri il Canto I dell'Inferno: analisi del significato allegorico con spiegazioni su selva, tre fiere, Virgilio e veltro, contesto storico e conclusione.

Il primo Canto dell’Inferno: significato allegorico del viaggio dantesco

Nel primo Canto dell’Inferno, Dante Alighieri apre la sua Commedia con una visione fortemente simbolica, trasformando uno smarrimento individuale in un archetipo universale. In questi versi iniziali prende forma una serie articolata di immagini, personaggi e paesaggi che, su diversi livelli di lettura, rappresentano la crisi morale della società medievale, il percorso di conversione personale e la necessità di una guida razionale e spirituale. Analizzando gli elementi cardine del Canto I — la selva oscura, il colle illuminato, le tre fiere, Virgilio e la profezia del veltro — si può risalire al nucleo allegorico che fa di questo proemio una chiave interpretativa per l’intera opera. Questo saggio si propone dunque di indagare il valore allegorico del primo Canto, attraverso il contesto storico, la simbologia delle immagini principali, la funzione dei personaggi e alcuni aspetti stilistici fondamentali.

Contesto storico, biografico e simbolico

Lo scenario d’apertura del poema si colloca “nel mezzo del cammin di nostra vita” (Inf., I, v. 1), ovvero intorno ai trentacinque anni dell’autore: un’età che, secondo la tradizione biblica (Salmo 89,10) e la concezione medievale, corrisponde alla mezza età dell’uomo. Ma a questo dato anagrafico si sovrappongono precise coordinate simboliche: il viaggio inizia nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo dell’anno 1300, durante la settimana pasquale, momento carico di valori religiosi legati alla morte e rinascita. Scegliendo questo periodo, Dante sottolinea il significato redentivo dell’esperienza narrata e inserisce la propria vicenda biografica nella dimensione della storia della salvezza cristiana, traccia di un percorso che da uno stato di colpa mira alla risurrezione e alla riconciliazione.

La selva oscura: simbolo dello smarrimento

Il Canto si apre con un’immagine potente e destabilizzante: la “selva oscura”, luogo di tenebra, paura e confusione. Dante la descrive come “che la diritta via era smarrita” (Inf., I, v. 3), accentuando il disagio interiore e il senso di abbandono. Sul piano allegorico, la selva rappresenta la condizione dell’uomo travolto dai peccati e dall’ignoranza, incapace di riconoscere il senso vero della vita. Questo stato non è solo una crisi personale: l’oscura foresta rimanda anche a una più ampia decadenza morale e civile, in linea con la visione pessimistica che Dante ha del tempo in cui vive, destabilizzato da lotte politiche e corruzione spirituale. In questo senso, la selva si fa immagine della confusione generalizzata e della disperazione esistenziale, rendendo universale il dramma del protagonista e aprendo la via a un discorso etico sulla necessità di trovare una guida.

Il colle e il sole: immagini di salvezza

Dopo aver vagato nella selva, Dante scorge finalmente “un colle” che si erge illuminato dai raggi del sole nascente. Il colle è segno evidente di una possibile ascesa, una meta verso cui tendere dopo il caos dell’oscurità. La luce del sole, che “era già l’ora che volge il disio ai naviganti” (Inf., I, v. 14), corrisponde alla grazia e alla speranza di redenzione, in un gioco di contrasti con le tenebre della selva. A livello cosmico e simbolico, il sorgere del sole allude alla rinascita spirituale, concetto caro alla tradizione cristiana e presente nei riti pasquali: la notte come peccato, il giorno come salvezza. Stilisticamente, questa contrapposizione tra basso (selva) e alto (colle) organizza il canto attorno a un cammino ascensionale che prefigura il lungo pellegrinaggio attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Le tre fiere: allegoria dell’ostacolo morale

Il tentativo di salire al colle viene immediatamente ostacolato dall’apparizione di tre fiere: una lonza, un leone e una lupa. Queste non sono semplici bestie, ma veri e propri emblemi allegorici della crisi che affligge Dante e, per estensione, l’umanità.

La lonza: lussuria e incontinenza

La lonza, agile e maculata, blocca il cammino con la sua “leggerezza”, inducendo tentazione e sviamento. Questa figura è stata quasi universalmente interpretata come simbolo della lussuria, cioè dell’eccessivo abbandono ai desideri corporali. L’incontinenza della lonza rappresenta la fragilità dell’uomo davanti alle seduzioni dei sensi, che distolgono dalla strada della virtù.

Il leone: violenza e superbia

Segue il leone, descritto come “con la test’alta e con rabbiosa fame” (Inf., I, v. 47): incarnazione della forza bruta, della violenza e della superbia. Questa bestia minacciosa, che sconvolge l’aria con il suo ruggito, simboleggia i peccati legati all’aggressività e al desiderio di potere. Non a caso, Dante scrive in un tempo segnato dalla violenza politica, dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini, che trovano nel leone una loro incarnazione morale e storica.

La lupa: avarizia e cupidigia

Infine, la lupa si presenta come la più temibile: “carca di tutte brame” (Inf., I, v. 49), insaziabile nella sua fame, simbolo dell’avarizia. Questa fiera rimanda sia a un vizio personale, la cupidigia che spinge alla ricerca ossessiva di beni materiali, sia a una lettura politica: nella tradizione critica la lupa è stata spesso vista come allegoria della Chiesa corrotta, che accumula ricchezze invece di occuparsi della missione spirituale. Insieme, le tre fiere compongono una diagnosi severa delle debolezze morali che impediscono l’accesso alla salvezza.

Virgilio: ragione, classicità e limite

Quando Dante giunge all’estremo della disperazione, interviene Virgilio, “ombra” dell’antico poeta mantovano, che si offre come guida. Virgilio rappresenta l’esempio insuperato della sapienza pagana, la ragione umana che può indicare all’uomo il giusto cammino. A livello allegorico, la sua presenza simboleggia la necessità di un accompagnamento razionale per superare il caos delle passioni e delle colpe. È significativo che Virgilio non sia sufficiente a portare Dante fino al Paradiso: la ragione, pur fondamentale, incontra un limite oltre il quale servono fede e grazia, rappresentate più avanti da Beatrice. Così, la comparsa di Virgilio anticipa il tema della complementarità tra sapere umano e rivelazione divina.

Il veltro: tra profezia e speranza politica

Nella narrazione di Virgilio, fa la sua comparsa la figura misteriosa del veltro, destinato a scacciare la lupa e restaurare la giustizia. Questo personaggio, volutamente enigmatico, è stato oggetto di numerose interpretazioni. Nel contesto allegorico si può leggere come il salvatore messianico che, secondo la profezia, ristabilirà l’ordine morale smarrito. Alcuni commentatori hanno proposto una lettura storica: il veltro rappresenterebbe un riformatore politico o religioso (forse Enrico VII di Lussemburgo, o un pontefice ideale) capace di sconfiggere la corruzione della Chiesa e dell’Impero. Altri ne fanno una figura simbolica, icona della speranza eterna in un rinnovamento degli equilibri civili e spirituali. Tuttavia, la scelta di Dante di mantenere l’identità del veltro avvolta nel mistero suggerisce che quella salvezza resta, per l’autore e per i lettori, un ideale irrealizzato ma necessario.

Funzione inaugurale del Canto I

Il primo canto dell’Inferno non è solo l’inizio del viaggio dantesco, ma anche il laboratorio simbolico in cui sono presentati i temi portanti dell’intera Commedia: lo smarrimento, l’ostacolo del peccato, il bisogno della ragione e della grazia, il conflitto tra mondanità e destinazione ultraterrena. La struttura stessa del canto proietta nel futuro lo sviluppo del poema, anticipando tutti i passaggi della tragedia umana — e della possibile redenzione — che saranno approfonditi nei canti successivi. Il Canto I va quindi letto come un vero prologo allegorico e come la chiave di accesso all’universo dantesco.

Aspetti stilistici e retorici

Dal punto di vista stilistico, Dante impiega la terzina incatenata, che conferisce scorrevolezza narrativa e una tensione ascendente/discendente che rispecchia l’alternarsi di speranza e disperazione. Le immagini sono vivide, quasi pittoriche: la selva oscura, il raccapriccio delle fiere, la luce dell’alba. L’uso di antitesi (“oscura / chiara”, “discesa / ascesa”) e di metafore rafforza costantemente il piano allegorico, mentre la scelta del lessico — tra arcaico e volgare fiorentino — avvicina il lettore alla gravità esistenziale della narrazione.

Riflessione critica e sviluppi interpretativi

Il significato allegorico del primo Canto non si esaurisce nell’opposizione bene-male, ma si apre a molteplici letture: morale (dimensione individuale del peccato), politico (crisi delle istituzioni, corruzione del potere), teologico (bisogno della fede e della grazia), psicologico (esperienza della crisi esistenziale e dell’angoscia). Il confronto con testi coevi, come quelli di Brunetto Latini o le allegorie bibliche, permette di cogliere la ricchezza del messaggio dantesco. Un elemento particolarmente interessante sta nel confronto tra Virgilio come figura della ratio classica e Beatrice come simbolo della rivelazione cristiana, in un dialogo tra eredità greco-latina e pensiero medievale.

Conclusione

In sintesi, il primo Canto dell’Inferno racchiude in sé, con rara efficacia, tutti i motivi principali della Commedia: l’uomo che si smarrisce, la società decaduta, la necessità di superare le passioni grazie alla ragione, e infine la speranza di salvezza grazie a una guida superiore. Questa apertura, lungi dal limitarsi al racconto di una crisi individuale, si pone come specchio delle inquietudini di ogni tempo, invitando il lettore a riflettere suoi propri limiti e sulle possibili vie di riscatto. L’attualità dell’esperienza dantesca si trova proprio nella sua universalità: l’uomo, oggi come allora, si scopre fragile davanti alle fiere del proprio tempo, ma può ancora affidarsi al cammino della conoscenza e della fede per ritrovare la luce.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Qual è il significato allegorico del Canto I dell'Inferno?

Il significato allegorico del Canto I è la crisi morale dell'uomo e la necessità di redenzione tramite una guida razionale e spirituale.

Cosa rappresenta la selva oscura nel Canto I dell'Inferno?

La selva oscura rappresenta lo smarrimento morale e spirituale, simbolo della condizione umana dominata dal peccato e dalla confusione.

Qual è il ruolo delle tre fiere nel significato allegorico del Canto I dell'Inferno?

Le tre fiere simboleggiano diversi ostacoli morali che impediscono all'uomo di intraprendere il cammino verso la salvezza.

In che modo il colle e il sole assumono valore simbolico nel Canto I dell'Inferno?

Il colle e il sole simboleggiano la speranza di redenzione e la possibilità di rinascita spirituale dopo il momento di crisi.

Come si collega il contesto storico al significato allegorico del Canto I dell'Inferno?

Il contesto storico e biografico collega il viaggio di Dante alla crisi della società medievale e al percorso universale di salvezza cristiana.

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