Analisi

Maturità: analisi di 'La via ferrata' di Giovanni Pascoli

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 17.01.2026 alle 13:50

Tipologia dell'esercizio: Analisi

Riepilogo:

Scopri l'analisi per la Maturità di La via ferrata di Giovanni Pascoli: contesto, figure retoriche, suoni, interpretazioni e consigli pratici per la prova

Prima prova maturità — Giovanni Pascoli e *La via ferrata*

Introduzione

L’Italia al volgere dell’Ottocento è attraversata da profondi mutamenti: l’arrivo della seconda rivoluzione industriale, l’avanzata delle ferrovie e del telegrafo, l’affacciarsi di nuove possibilità e inquietudini nella società. In questo scenario articolato, Giovanni Pascoli si pone come voce tra due mondi: ancora legato alla tradizione rurale, ma affascinato e turbato dalle novità della modernità. *La via ferrata*, una delle liriche più note della raccolta *Myricae*, diventa così il luogo poetico in cui Pascoli mette in scena l’irrompere della tecnica nel paesaggio contadino. L’incontro – o conflitto – fra naturale e artificiale non viene rappresentato in modo univoco: la poesia sfrutta sonorità, immagini e metafore per restituire la complessità emotiva prodotta da questi segni del progresso. In questo saggio analizzerò come Pascoli costruisce un’immagine sospesa fra nostalgia e stupore, mostrando sia lo smarrimento che la capacità di scoprire il meraviglioso anche nella quotidianità tecnologica, secondo la celebre poetica del “fanciullino”. L’analisi si soffermerà sulla scena iniziale, sull’introduzione della ferrovia e delle tecnologie, sulle sonorità, sulle figure retoriche e sulle principali interpretazioni critiche, per concludere con una riflessione sul rapporto tra uomo, natura e modernità.

L’apertura del paesaggio: quiete e attesa

Lo sguardo di Pascoli si posa, in apertura, su un paesaggio tipicamente campestre, costruendo un’atmosfera di calma e di aggraziata semplicità che richiama molte liriche di *Myricae*. Il lessico scelto – sostantivi come “campo”, “erba”, “fosse”, “colle” – delinea immediatamente un ambiente rassicurante, familiare agli italiani dell’epoca. Gli aggettivi che accompagnano queste immagini (“muto”, “verde”, “quieto”) rafforzano la sensazione di immobilità, quasi di sospensione. L’apparente neutralità dello sguardo poetico – che si avvicina a una sorta di focalizzazione esterna, come se il poeta fosse semplice osservatore, più che protagonista emotivo – contribuisce a rendere l’inizio della poesia simile a un fermo-immagine. Questo scenario iniziale, tuttavia, non è fine a se stesso: Pascoli lo usa per generare un’aspettativa, un’attesa silenziosa che sarà poi spezzata dall’irrompere della novità. Il contrasto tra fisso e mobile, statico e dinamico, si prepara nella prima scena, quasi a suggerire che il cambiamento, anche quando silenzioso, è già “in agguato” tra le pieghe della natura.

L’irruzione della tecnica: la ferrovia nel paesaggio

Proprio su questa tela campestre Pascoli introduce i segni della modernità: la “via ferrata”, con i suoi binari lucenti, e gli “alti pali neri”, chiaro riferimento alle linee del telegrafo. L’inserimento di questi elementi non è brusco, ma si carica di ambivalenza. Da un lato, i binari “che brillano” gettano una luce nuova, quasi seducente, sul paesaggio; dall’altro, la loro prospettiva sembra tagliare, separare, sovrappore una logica artificiale a quella naturale. I pali si “perdono”, alludendo tanto al mistero del viaggio moderno quanto alla distanza che ormai separa l’uomo dal ritmo lento della terra. Nel vocabolario poetico prevalgono verbi e aggettivi che indicano scorrimento, velocità, distanza; questa lingua non si limita a descrivere, ma costruisce uno slittamento ottico e simbolico: il paesaggio non è più solo quello della campagna italiana, ma diventa anche quello dell’Italia che cambia. Effettivamente, la fine dell’Ottocento segna nel nostro paese una rapida diffusione della ferrovia e dei primi mezzi di comunicazione, che riplasmano la percezione del tempo e dello spazio, annullano distanze e producono nuove ansie e speranze. La poesia di Pascoli sembra recepire tale cambiamento, scegliendo però, come mostrerò, di non giudicare moralmente la tecnica, ma di interrogarla poeticamente.

Suoni, ritmo e materialità della parola poetica

Un elemento cardine della lirica è il lavoro sulla sonorità. Pascoli usa l’italiano come tessuto fonico: tra sibilanti (“sciacquìo”, “striscia”), consonanze e allitterazioni, riproduce il movimento e il rumore delle macchine. Termini come “sferraglia”, “tinnulo”, “fischio”, sono vere e proprie onomatopee che evocano il passaggio del treno, il suono metallico, la vibrazione nel silenzio della campagna. Si potrebbe dire che Pascoli “scrive il rumore”, facendo risuonare la via ferrata anche sulla pagina: i versi spezzati, i frequenti enjambement e le pause evidenti accentuano l’impressione di un moto che non si risolve mai del tutto, di una presenza sempre sul punto di irrompere e svanire. Attraverso queste scelte, il poeta riesce a trasfigurare un fenomeno “tecnico” – il treno, i fili del telegrafo – in esperienza sensoriale e quasi fiabesca, conferendo dignità estetica anche agli aspetti meno nobili della modernità quotidiana.

Figure retoriche e percezione poetica della macchina

La tecnica poetica di Pascoli non si esaurisce nelle sonorità: altrettanto centrale è il ricorso a figure retoriche che umanizzano, o comunque animano, i dispositivi tecnici. I fili del telegrafo vengono paragonati a corde di strumenti musicali: vibrando nel vento, “cantano”, producono lamenti o “voci” che si perdono nello spazio. La ferrovia stessa sembra assorbire tratti quasi vitali, divenendo soggetto di azioni e emozioni. Questa personificazione non è gratuita, ma partecipa di una più ampia riflessione pascoliana sul rapporto uomo-mondo: secondo la poetica del “fanciullino”, anche ciò che appare banale, freddo, inerte, può diventare fonte di meraviglia e poesia, se guardato con occhi nuovi. In *La via ferrata* troviamo abbondanti sinestesie: il suono dei fili si mescola alla luce che li attraversa, la “nota” si fa “azzurra”, il rumore assume sfumature cromatiche. Così, la tecnologia, lungi dall’essere semplice intrusione, si trasforma in agente di senso, capace di “parlare”, “cantare”, comunicare stati d’animo.

Temi e interpretazioni critiche

Se si osserva lucidamente il testo, emergono almeno tre linee interpretative. La prima, più tradizionale, legge nella via ferrata la minaccia alla campagna: la modernizzazione ferisce il ritmo antico, il silenzio, la continuità della natura. Indizi di questa lettura si trovano nel senso di solitudine e di straniamento evocato da Pascoli, nel ricorrere a termini come “lamento”, “pianto”, nella descrizione di un’armonia turbata. Tuttavia, altri elementi aprono a una visione più conciliante: la tecnica non solo impaurisce, ma anche affascina; la “musica” che nasce dai fili del telegrafo suggerisce che anche il progresso può entrare in dialogo creativo con la sensibilità umana. Una terza chiave, esistenziale e psicologica, mette a fuoco lo stupore del soggetto lirico: la modernità non è solo bene o male, ma occasione per scoprire nuovi orizzonti emotivi e cognitivi. E fra tutte le interpretazioni spicca la prospettiva del “fanciullino”: la capacità di trovare stupore nel dettaglio, anche quando questo dettaglio è un palo del telegrafo e non più un fiore di campo.

Approfondimenti metrici e formali

Sul piano formale, *La via ferrata* utilizza versi relativamente brevi e pause strategiche. Lo schema metrico non è statico, ma alterna impulsi rapidi a sospensioni; la punteggiatura – spesso abbondante ma non sempre prevedibile – contribuisce a modulare il respiro, ad accelerare o rallentare il ritmo secondo il succedersi delle immagini. Gli enjambement rafforzano l’idea di uno scorrimento continuo (“si perde.../all’orizzonte”), mentre la distribuzione delle immagini nelle strofe segue una progressione: dall’apertura sulla campagna si passa all’irrompere del ferro, per poi scivolare infine su un livello quasi visionario, in cui le cose suonano, parlano, si colorano. In sede d’esame, sottolineare come la struttura del testo contribuisca a creare tensione emotiva è cruciale per dimostrare una lettura attenta e consapevole.

Connessioni letterarie e culturali

*La via ferrata* non è isolata nell’opera di Pascoli: molte altre liriche di *Myricae* ruotano attorno al rapporto tra quotidianità e meraviglia, tra paese e novità. Ad esempio, in “Il lampo” e “Il tuono”, lo stupore nasce dagli agenti atmosferici; qui invece tocca all’uomo “inventare” meraviglia attraverso la macchina. La riflessione si allarga a figure come Gabriele D’Annunzio (pur diverso per stile e intenti), che nella *Pioggia nel pineto* cerca anch’egli una musica segreta nelle cose, o a Edmondo De Amicis, testimone delle trasformazioni dell’Italia post-unitaria. Nel contesto europeo, la letteratura d’inizio Novecento si trova ovunque a confrontarsi con la città, con il progresso: tuttavia, la cifra pascoliana resta unica per la sua capacità di tornare “bambini” di fronte persino ai fili metallici della modernità.

Valutazione critica e possibili controargomentazioni

Un’ultima considerazione riguarda il rischio di leggere nella lirica una critica morale troppo netta alla tecnologia: si potrebbe sostenere che Pascoli, piuttosto che opporsi al progresso, preferisca coglierne le suggestioni impressionistiche. La centralità della musica, della sinestesia, suggerisce che la poesia non giudica quanto trasforma, trascrive l’esperienza in una lingua nuova. Anche laddove compare una nota di tristezza o nostalgia, il sentimento sembra più legato allo stupore e alla percezione della complessità, che a un semplice rimpianto del passato rurale. Proprio questa ambiguità consente alla lirica di parlare anche ai lettori di oggi, sospesi fra paura e fascinazione davanti alle nuove tecnologie.

Conclusione

Alla luce delle analisi compiute, si può affermare che *La via ferrata* rappresenta uno dei vertici della poesia di Pascoli proprio nel modo in cui trasforma la tecnologia in oggetto di meravigliosa riflessione poetica. Grazie all’intreccio di immagini naturalistiche e tecniche, al sapiente uso di suono, ritmo e figura, Pascoli mostra che la modernità può essere fonte sia di spaesamento che di fascinazione, e che il poeta è chiamato a raccogliere questa sfida con uno sguardo limpido, “fanciullesco”. Il paesaggio italiano diventa così il teatro di un nuovo dialogo tra umano e meccanico – un dialogo fatto di rumori, luci, fremiti e silenzi. Questa è forse la lezione più attuale della poesia: il bisogno di rinnovare continuamente il nostro sguardo per trovare senso, bellezza e umanità anche negli oggetti più inattesi. Viene da chiedersi, infine: se oggi Pascoli osservasse il paesaggio attraversato da fili digitali e treni ad alta velocità, riuscirebbe ancora a trasformarli in poesia? La risposta, forse, è già nella musica segreta che ci attende anche nel cuore della tecnica.

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Indicazioni pratiche per la stesura in esame

Per affrontare la prova con successo: - Dedica 10–15 minuti a una lettura attenta del testo e a sottolineare le immagini chiave. - Pianifica la scaletta (introduzione, sviluppo, conclusione) e assegna il tempo per ogni paragrafo. - Integra citazioni brevi (“brillano”, “sferraglia”, “voce sottile”), integrate naturalmente nell’argomentazione. - Mantieni uno stile formale ma chiaro, evita giri di parole e ripetizioni. - Chiudi la conclusione con una frase che colleghi la tua analisi all’attualità o a un tema generale.

Possibili svolgimenti alternativi

Se la traccia prevede anche un confronto con la storia o la contemporaneità: - Inserisci dati sulla diffusione delle ferrovie e del telegrafo in Italia nell’Ottocento. - Raffronta la lirica con altri testi di Pascoli (*Il lampo*, *Assiuolo*) oppure con autori italiani come De Amicis o Carducci. - Collega l’esperienza pascoliana alle preoccupazioni odierne per il rapporto tra natura e mezzi di comunicazione digitali.

Bibliografia essenziale

- Giovanni Pascoli, *Myricae* (ed. critica, a cura di G. Nava) - G. Gavazzeni, *La poetica del fanciullino da Leopardi a Pascoli*, RCS - G. Tellini, *Pascoli, la campagna e il progresso*, Laterza - R. Luperini, *La letteratura italiana nell’epoca della modernità*, Palumbo

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Scaletta sintetica

1. Introduzione (contesto, tesi) 2. Apertura paesaggistica e scena 3. Immagini della tecnologia e simbolismo 4. Suoni e tecnica poetica 5. Figure retoriche e umanizzazione della tecnica 6. Temi, letture critiche, fanciullino 7. Approfondimento metrico-formale 8. Connessioni letterarie e storiche 9. Valutazione critica e possibile obiezione 10. Conclusione

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Ricorda: argomenta sempre partendo dal testo e costruisci un percorso interpretativo chiaro, personale e rigoroso. Solo così la poesia di Pascoli potrà vivere e parlare anche nel contesto della maturità moderna.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Qual è il significato della via ferrata in Pascoli nella maturità?

La via ferrata simboleggia l'incontro tra natura e modernità, rappresentando il progresso tecnico che irrompe nel paesaggio rurale dell’Italia di fine Ottocento.

Come Pascoli descrive il paesaggio in 'La via ferrata' per la maturità?

Pascoli apre il testo con un paesaggio campestre calmo e immobile, creando un’atmosfera di quiete e attesa che viene poi spezzata dall'arrivo della ferrovia.

Quali tecniche poetiche usa Pascoli in 'La via ferrata' per l’analisi di maturità?

Pascoli utilizza onomatopee, allitterazioni, enjambement e figure retoriche per evocare i suoni e i movimenti del treno, trasformando la tecnica in esperienza sensoriale.

Qual è il messaggio chiave di 'La via ferrata' per la prima prova di maturità?

Il messaggio chiave è la capacità di provare stupore verso la modernità, fondendo nostalgia per il passato e fascinazione per il nuovo attraverso la poetica del “fanciullino”.

In cosa si differenzia la visione della tecnologia in Pascoli rispetto ad altri autori per la maturità?

A differenza di altri, Pascoli non condanna né esalta la tecnologia, ma la osserva con meraviglia, integrandola poeticamente nel dialogo tra uomo e modernità.

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