I cori negli atti III-IV di Adelchi: analisi, parafrasi e lettura
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Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 17.01.2026 alle 11:24
Riepilogo:
Scopri i cori negli atti III-IV di Adelchi: analisi, parafrasi e lettura per capire temi, struttura, figure retoriche e funzione drammatica utile per la scuola.
Coro atto 3 e atto 4 in "Adelchi" di Manzoni: analisi, parafrasi e interpretazione
Pubblicato per la prima volta nel 1822, l’"Adelchi" rappresenta uno degli apici del teatro tragico manzoniano. In questa tragedia, ambientata nell'Italia longobarda dell’VIII secolo, Alessandro Manzoni costruisce non solo un grande affresco delle tensioni politiche e della sofferenza individuale, ma anche un laboratorio poetico in cui la funzione del coro si innova profondamente rispetto alla tradizione classica. In particolare, i cori del terzo e del quarto atto assumono un valore emblematico: riflettono due anime della poetica manzoniana — da un lato la denuncia civile e politica, dall’altro la consolazione e il riscatto religioso della sofferenza. Questo saggio si propone di analizzarli nei dettagli, approfondendo temi, strutture e strategie espressive, per poi proporne una parafrasi fedele e interpretativa.
Quadro storico-letterario
Alessandro Manzoni, già autore de "Il Conte di Carmagnola" e della poesia civile "Marzo 1821", si confronta con le forme della tragedia classica, ma innestandole di valori romantici e di una nuova concezione del coro. Nell’"Adelchi", la funzione corale non è quella del semplice commentatore esterno degli eventi; al contrario, essa si fa portatrice di una coscienza etica e collettiva, dando voce, spesso, allo stesso pensiero dell’autore e chiamando in causa il pubblico su questioni cruciali. Il contesto storico in cui si muovono i personaggi — la guerra tra Franchi e Longobardi, la passività della popolazione latina, lo sfilacciarsi del tessuto civile d’Italia — rimandano chiaramente alla situazione pre-unitaria, con trasparente allusione al Risorgimento e alle aspirazioni di autonomia nazionale. Tematiche come la Provvidenza, la responsabilità collettiva e il conflitto tra dovere e sentimento sono da sempre centrali nell’opera manzoniana.Collocazione e funzione dei cori
Il coro del terzo atto si colloca subito dopo una scena di confronto bellico, in un momento di sospensione dell’azione dove i destini collettivi vengono messi sotto la lente. È il momento del commento pubblico, della presa di coscienza civile e della denuncia delle illusioni dei popoli. Al contrario, il coro del quarto atto segue la crisi di Ermengarda, immergendosi nella dimensione più privata e spirituale dell’esistenza: funge da preghiera e voce di consolazione, trasformando la morte nella prospettiva della redenzione cristiana.È importante sottolineare come Manzoni, a differenza del coro greco tradizionale, incarni la voce corale in una dimensione più universale e moderna: essa non appartiene a un gruppo scenico definito, ma assume le sembianze di una collettività ideale, capace di parlare non solo ai personaggi, ma anche, e soprattutto, allo spettatore.
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Analisi del Coro del Terzo Atto
Struttura e ritmo
Il coro del terzo atto è costruito secondo una successione di strofe regolari, alternando endecasillabi e settenari in uno schema molto orchestrato. La struttura può essere suddivisa in tre blocchi fondamentali: un’apertura in cui viene descritto il risveglio confuso del popolo ("Dagli atrii muscosi..."), uno sviluppo in cui si esalta la figura dei liberatori stranieri e si mostra la speranza riposta in essi, e una conclusione che costituisce un vero e proprio monito contro l’illusione della libertà donata.Tematiche chiave
Manzoni rappresenta la folla che si desta dopo anni di sottomissione, ma il risveglio è caotico, privo di un reale progetto collettivo. Viene poi descritta con toni quasi epici la marcia degli eserciti stranieri, con i loro canti, l'ordine, il sacrificio. Ma la vera denuncia manzoniana arriva subito dopo: affidarsi a liberatori esterni significa solo cambiare padrone, perpetuando la condizione di sottomissione. Emblematica è la domanda "ché ai posteri l’ardua sentenza", che sposta la responsabilità storica dal presente a chi verrà dopo, alimentando il senso di passività politica.Immagini, lessico, figure retoriche
Il testo alterna termini militari ("armi", "scudi", "battaglia") a quelli della vita umile ("forni", "aratro", "stanza"), creando un contrasto che intensifica il disagio del popolo. Manzoni si serve di immagini dinamiche — il fiume del popolo che si muove, le file dei soldati che avanzano —, sensoriali ("l’aspra voce", "il ferro stride", "là dove il sangue sgorga"). Sono frequenti antitesi e anafore ("E il pan che fu dato / fu sangue che uscì"), che donano ritmo e forza oratoria. Le domande retoriche e le esortazioni creano un senso di coinvolgimento diretto.Funzione drammatica e politica
Il coro non è solo commento: interroga, ammonisce, educa. È una voce civile che denuncia la tendenza storica degli italiani a subire la storia, anziché farla. In questa chiave, il coro assume tutto il suo valore risorgimentale: non bisogna aspettare salvezze da fuori, ma assumersi la responsabilità del proprio destino.Parafrasi per blocchi
- vv. 1-30, la confusione del risveglio: Il popolo, da tempo assopito e ormai privo di identità, si risveglia in massa ma senza un disegno preciso. Ognuno chiede agli altri cosa accade, vaga tra le strade senza comprendere, mentre il passato di abbandono lo rende diffidente.- vv. 31-66, l’arrivo dei liberatori: Si sparge la voce che arrivano degli eserciti stranieri in marcia. La gente si affretta a unirsi, speranzosa di una salvezza finalmente vicina. Vengono descritti i soldati che combattono e, per la loro disciplina e sacrificio, suscitano ammirazione.
- vv. 67-130, l’avvertimento: Ma la voce corale incalza: cambiare padrone non è vera libertà. Finché un popolo non trova il coraggio di agire da sé, rimane destinato alla passività — e la storia si ripeterà uguale.
Esempi di citazione e commento
- *“Il pan che fu dato / fu sangue che uscì”* (vv. 75-76): In questi versi, la promessa di nutrimento portata dai liberatori si trasforma in sofferenza, a sottolineare come ogni conquista ottenuta da mani straniere sia pagata col prezzo del sangue stesso del popolo. - *“Ai posteri l’ardua sentenza”* (v. 130): la frase acquista un valore emblematico; Manzoni denuncia l’immobilismo e la delega delle responsabilità, esortando implicitamente alla presa di coscienza.---
Analisi del Coro del Quarto Atto
Contesto e struttura
Il coro del quarto atto è collocato in seguito alla morte di Ermengarda, la protagonista femminile. Già la situazione iniziale è completamente diversa: qui non si tratta più di popoli in tumulto, ma della fine silenziosa, privata e dolente di una donna consumata dal dolore. La struttura alterna la descrizione oggettiva della morte a uno sviluppo più lirico ed esortativo, dove la voce corale invita Ermengarda — e con lei le vittime innocenti — alla pace dell'anima.Temi fondamentali
Al centro del coro vi è il conflitto tra le passioni terrene (amore, affetti, desiderio di giustizia) e l’abbandono fiducioso alla volontà divina. La morte, che chiude ogni sofferenza, è riletta come redenzione: la sventura non è più solo dolore, ma passaggio alla vera pace — una pace “promessa” a chi ha saputo accettare l’ingiustizia senza odio. Manzoni mostra così come la sofferenza, quando vissuta con fede, assuma valore salvifico e pedagogico.Lessico, immagini, figure retoriche
Abbondano nel testo le immagini luminose ("la luce nuova", "la rugiada dell’alba") e simboli di purificazione e rinascita, in antitesi alle tenebre del dolore. Il lessico è spesso religioso ("pace agli afflitti", "giusta ricompensa", "Dio ti chiama"), con frequenti personificazioni (la morte che accoglie, la Provvidenza che consola). Non mancano metafore forti — il corpo che sembra “un fiore abbattuto”, la sofferenza come “coro muto” che invoca pace.Funzione drammatica
A differenza del coro del terzo atto, qui il tono è intimo, compassionevole e quasi orante. La voce collettiva si pone come guida spirituale, trasformando la tragedia della protagonista in un paradigma universale: la sofferenza, se accolta, apre all’eternità e al riscatto.Parafrasi per blocchi
- Descrizione della morte: Viene descritto il corpo di Ermengarda, ormai quieto, liberato dalla sofferenza mortale. Nessuno può più turbare il suo riposo, perché ora riposa nella pace.- Invito alla rinuncia: Il Coro invita a lasciare gli attaccamenti terreni — i dolori, le angosce dell’esistenza — affidandosi senza riserva a Dio.
- Promessa di pace: A chi ha sofferto ingiustamente, come Ermengarda, non resta che la certezza di un premio ultraterreno: la giustizia divina risana ogni torto, e alla sofferenza subentra la consolazione eterna.
Frammenti chiave per il commento
- *“Tu dormi; più non pensi / alle cure del giorno…”* (vv. 1-2): in questi versi si sottolinea la pace ritrovata dopo la sofferenza, la morte come liberazione autentica. - *“Dio ti chiama; la sventura / che t’opprimeva, è sparita”* (vv. 29-30): l’ultima parte ribadisce la visione cristiana della morte come compimento giusto e promesso, in opposizione al senso solo negativo della fine terrena.---
Confronto tra i due cori
Pur condividendo la forma corale, i due brani divergono radicalmente per tono, destinatario e funzione. Il coro del terzo atto è critico, politico, ammonitore: si rivolge alla collettività e la invita a riflettere sulle proprie responsabilità civiche. Quello del quarto atto si trasforma voce compassionevole e religiosa, dedicandosi alla singola sofferenza, elevandola a paradigma di riscatto morale. Anche la tecnica poetica si differenzia: il primo ha un ritmo incalzante, quasi marziale; il secondo è lento, meditativo e solenne.---
Prospettive interpretative e critica
All'interno della lettura risorgimentale, i cori risuonano come manifesti impliciti: Manzoni denuncia la tendenza a delegare la salvezza ad altri, richiamando all’autonomia politica. In senso teologico, invece, emerge la fiducia nella Provvidenza e il senso pedagogico del dolore. Alcuni studiosi hanno sottolineato come questa doppia voce possa creare ambiguità: quanto c’è di giudizio storico e quanto di appello emotivo? Ma è proprio questa oscillazione che rende i cori manzoniani così ricchi e attuali.---
Conclusione
Attraverso i cori del terzo e del quarto atto dell’"Adelchi", Manzoni riesce a incarnare le due anime della sua tragedia: la denuncia civile, destinata al risveglio del popolo e alla costruzione di una coscienza nazionale, e il riscatto morale, la consolazione religiosa che sublima la sofferenza. Per questa ragione, la lettura integrale e attenta dei cori costituisce non solo un esercizio scolastico, ma un vero e proprio viaggio dentro le domande fondamentali della storia italiana e della condizione umana. Per approfondire, può essere utile il confronto con il Coro del "Conte di Carmagnola" e con le strategie corali di Alfieri, così come con le più recenti edizioni critiche della tragedia e con i quadri scenici che studi recenti stanno restituendo nelle aule e nei teatri italiani.---
Bibliografia essenziale
- Alessandro Manzoni, "Adelchi"; edizione consigliata: a cura di Dante Isella, "I Meridiani", Mondadori. - Ezio Raimondi, "Il romanzo senza idillio. Studio su Manzoni", Il Mulino. - Gianfranco Contini, "Un’interpretazione di Adelchi", in "Un anno scolastico nell’Ottocento", Einaudi. - Siti per analisi metrica: "Letteratura italiana Zanichelli", "Sapere.it". - Registrazioni teatrali: RAI Play, repertorio classici italiani.---
Checklist finale
- Ho chiarito la tesi introduttiva e la metodologia. - I cori sono stati analizzati per struttura, lessico e figure retoriche. - La parafrasi di entrambi i cori è suddivisa per blocchi tematici. - Ho fornito citazioni e relativi commenti. - La conclusione riporta alla funzione dei cori nell’opera e suggerisce sviluppi di approfondimento.*“I cori dell’Adelchi ci restano come una doppia eredità: ci ammoniscono a non subire la storia e ci invitano, insieme, a leggere il dolore come possibilità di riscatto e pace.”*
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