Come Italo Calvino ha adattato L'Orlando Furioso: analisi e scelte
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 16.01.2026 alle 13:21
Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 16.01.2026 alle 12:56
Riepilogo:
Calvino riscrive l'Orlando Furioso in prosa chiara e moderna, media i classici per i giovani, valorizzando amore, follia e identità. 📚
L’Orlando Furioso raccontato da Italo Calvino: una nuova vita per il classico
Introduzione
Il piacere della rilettura dei classici accompagna da secoli il progresso culturale italiano: dall’Umanesimo in poi, ogni epoca ha riletto a modo suo i capolavori del passato, cercando in essi risposte nuove e nuove suggestioni. Ma perché riscrivere opere celebri come l’“Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto? Nei banchi di scuola, la risposta è quasi intuitiva: i classici, scritti in linguaggi spesso distanti da noi, rischiano di risultare ostici ai giovani lettori. Adattamenti importanti, come quello realizzato da Italo Calvino nel 1970, non sono semplici traduzioni in prosa, ma vere e proprie operazioni di mediazione: Calvino seleziona, interpreta, semplifica, indirizza e trasfigura i materiali ariosteschi, rendendoli fruibili e vivi per la sensibilità moderna. In questo saggio analizzerò l’operazione di Calvino come ponte fondamentale tra il poema cinquecentesco e la mentalità contemporanea, mettendo in luce le strategie narrative e le scelte critiche adottate dallo scrittore. Offrirò un confronto tra i testi, concentrandomi sull’accessibilità, le modifiche tematiche e stilistiche, la trasfigurazione dei personaggi e il valore didattico dell’impresa, con una prospettiva critica e personale sulla funzione della riscrittura nel panorama letterario italiano.Contesto storico-letterario: Ariosto, Calvino e la cultura della rilettura
L’“Orlando Furioso” vede la luce nel pieno del Rinascimento italiano (1516-1532), un’epoca di profondi mutamenti artistici e sociali. Ariosto plasma un poema cavalleresco ricco di episodi intrecciati, personaggi memorabili, un’ironia sottile e una continua oscillazione tra realtà e magia. La narrazione a ottave, animata da un linguaggio ricercato e spesso allusivo, esige dal lettore attenzione e conoscenza della cultura coeva.Italo Calvino, una delle voci più originali della letteratura italiana del Novecento, si è sempre interessato ai meccanismi profondi della narrazione. La sua attenzione per le strutture narrative emerge tanto nelle “Fiabe italiane” quanto nelle “Lezioni americane”. L’operazione sull’“Orlando Furioso” nasce dall’invito rivolto dall’editore Einaudi a ideare versioni accessibili dei grandi classici; il contesto degli anni Sessanta e Settanta è segnato dall’apertura culturale, dal desiderio di democratizzare la letteratura e di stimolare il pensiero critico anche tra i più giovani e tra i “non specialisti”. In questo senso, Calvino abbraccia la finalità educativa e la curiosità intellettuale, restituendo Ariosto come patrimonio condiviso e non come reliquia per pochi eruditi.
L’intenzione di Calvino: mediazione e riscrittura
Il primo obiettivo di Calvino è chiaramente quello divulgativo: la sua “riscrittura” deve guidare lettori inesperti nella selva intricata dell’“Orlando Furioso”, senza sacrificarne la ricchezza tematica. La riduzione in prosa, l’ordinamento lineare e la scelta di un linguaggio moderno sono strategie che rispondono a questa esigenza. Ma l’opera di Calvino non si limita a semplificare: selezionando gli snodi centrali (la follia di Orlando, la storia di Bradamante e Ruggero, le avventure di Astolfo), lo scrittore accentua i nodi emblematici del poema, trascurando invece digressioni erudite, materiali encomiastici o episodi marginali.Il tono calviniano è limpido e ironico, ma mai accademico; il registro lessicale si muove senza sforzo dal racconto favolistico alla sintesi critica, sempre attento a mantenere una “distanza” ironica che allude all’arbitrarietà narrativa e al gioco delle interpretazioni. La prosa chiara diventa così manifesto di un pensiero critico: Calvino vuole far riflettere sul senso delle storie che ci raccontiamo, sul significato tutto moderno dell’eroismo, della follia, dell’amore e dell’identità.
Le principali modifiche: struttura, linguaggio, ritmo
Uno dei principali cambiamenti adottati da Calvino riguarda la struttura narrativa: dai 46 canti della versione ariostesca, il racconto si comprime in una narrazione agile e coesa. L’intreccio polifonico e frammentato dell’originale si trasforma in un tessuto più lineare e facilmente seguibile; il ritmo delle vicende accelera, le scene chiave vengono evidenziate a scapito di filoni meno significativi per il pubblico attuale.Dal punto di vista stilistico, la riformulazione in prosa moderna elimina la rigidità dell’ottava rima, avvicinando il lettore all’azione e al pensiero dei personaggi. La lingua di Calvino predilige la sintesi all’abbondanza e la chiarezza all’enigmatico; le lunghe descrizioni ornamentali o le allusioni mitologiche cedono il passo a un registro più asciutto e diretto.
Infine, la scelta di tagliare le numerose digressioni e i riferimenti eruditi, così frequenti nell’Ariosto, fa sì che il lettore moderno possa concentrarsi sull’essenza delle vicende. Si perde, in parte, quel gioco sofisticato di livelli narrativi e di ironia metatestuale che fa la gioia dei filologi; si guadagna invece un’esperienza di lettura partecipata, più immediata, più comprensibile.
Temi privilegiati e letture di Calvino
Analizzando i temi portanti, si coglie come Calvino riesca a renderne attuale la forza universale pur modificandone le prospettive. L’amore, nella sua molteplicità di forme, occupa uno spazio centrale: dal tumulto passionevole di Orlando, che tocca la follia, alla relazione magica e tormentata tra Angelica e Medoro, fino all’amore scelto e ragionato di Bradamante e Ruggero. Calvino talora attenua l’aspetto burlesco o satirico, enfatizzando piuttosto il vissuto interiore e i dilemmi sentimentali.La follia di Orlando, nel percorso calviniano, si carica di valenze nuove: viene rappresentata sia come perdita della funzione sociale del cavaliere sia come crisi universale di ogni individuo ossessionato dall’ideale. L’episodio di Astolfo che vola sulla luna per recuperare il “senno” di Orlando è narrato con lucidità e con uno sguardo che suggerisce la vanità delle imprese umane e la sottile ironia di chi osserva il mondo dall’alto.
Il tema dell’identità e della conversione si incarna soprattutto in Ruggero, diviso tra due mondi e sospeso tra destino e libero arbitrio. Calvino attribuisce rilievo anche alla condizione delle donne: Angelica, Bradamante, Alcina e Marfisa appaiono come figure di passaggio tra la tradizione (donna-oggetto di contesa) e la modernità (donna agente, capace di scegliere e persino di dirigere il proprio destino).
La stessa ironia ariostesca, fatta di allusioni e smascheramenti, viene “rischiarata” da Calvino: il suo sguardo esterno e un po’ disilluso accompagna il lettore nell’universo cavalleresco, stimolandolo a porsi domande sull’attualità dei valori rappresentati e sulla possibilità della loro sopravvivenza nel mondo moderno.
I personaggi chiave nell’interpretazione di Calvino
Tra i protagonisti scelti da Calvino, risaltano cinque figure emblematizzate dalle rispettive vicende: Angelica diviene il perno attorno a cui ruotano desideri e scontri, una presenza conturbante e ambigua, talvolta ingenua, molto spesso consapevole del proprio potere sul mondo maschile. Orlando è il cavaliere per eccellenza, ma la sua rovinosa discesa nella follia ne fa un eroe tragico e attuale, segnato dall’incapacità di risolvere il conflitto tra passione e dovere.Bradamante rappresenta l’autonomia femminile e la fedeltà ai valori cavallereschi, ma anche la possibilità di una scelta libera e consapevole. Ruggero è il simbolo dell’identità in costruzione, dell’uomo costantemente sospeso tra appartenenze e aspirazioni; la sua conversione e le sue peripezie chiamano in causa non solo il destino personale, ma l’identità collettiva europea. Infine, Astolfo incarna la razionalità visionaria: nel suo viaggio fino alla luna per riconquistare il senno di Orlando, egli funge da tramite tra il terreno e il celeste, tra magia e senso pratico, tra follia e salvezza.
Per ciascuno di questi personaggi, la versione calviniana consiglia di soffermarsi su episodi emblematici: la fuga di Angelica nel bosco, la pazzia di Orlando tra i pastori, il duello tra Bradamante e Marfisa, la visione di Ruggero in groppa all’ippogrifo, il colloquio di Astolfo col santo Giovanni sulla luna. Analizzare questi passaggi aiuta a cogliere tanto la trasformazione dei personaggi quanto l’intento moderno della riscrittura.
Analisi testuale e confronto con Ariosto
Per condurre una lettura comparata efficace, occorre selezionare estratti paralleli dalle due opere. Si può, per esempio, prendere la famosa descrizione della follia di Orlando nel canto XXIII di Ariosto – dove i versi si piegano in immagini barocche, giochi di parole, iperboli, ironia – e mettervi accanto la prosa calviniana, sobria e classica, priva di ridondanze, ma altrettanto intensa nell’esprimere il dolore dell’eroe caduto.L’interrogativo centrale diventa: cosa si perde e cosa si guadagna nella transizione dalla poesia alla prosa? Se è vero che nella modernità serve maggiore chiarezza, è altrettanto vero che la rischiarata semplificazione può lasciare in ombra l’ambiguità morale e il piacere del doppio senso tanto cari ad Ariosto. Tuttavia, Calvino restituisce profondità psicologica ai personaggi e dignità narrativa agli episodi, consentendo una fruizione non superficiale del grande poema.
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