Analisi dettagliata dei capitoli 6-10 di De Domo sua di Cicerone
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Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 15.01.2026 alle 9:28

Riepilogo:
Analisi dei cap. 6-10 di “De domo sua”: Cicerone difende dignità e valori repubblicani contro accuse e violenze, usando raffinata retorica.
De Domo sua, Cicerone, Versione di Latino, Capitoli 06-10 – Analisi dettagliata
L’opera “De domo sua” di Cicerone rappresenta uno dei testi più significativi della tarda Repubblica romana, tanto per il contesto storico-politico quanto per la raffinata arte oratoria che l’autore dispiega nella sua difesa personale. Scritto nel 57 a.C., il discorso fu destinato ai Pontefici, in occasione della richiesta di restituzione della sua casa sul Palatino, confiscata e profanata durante il suo esilio forzato a causa delle dure tensioni fra diverse fazioni senatoriali. Il periodo in cui nasce quest’opera è infatti segnato da accesi contrasti tra populares e optimates, dallo spettro delle guerre civili e da una crescente instabilità della res publica. Cicerone, avvocato, oratore e uomo politico di primissimo piano, si trova a rispondere non solo agli attacchi personali ma a difendere la propria dignità agitata dallo scontro sulle istituzioni e i valori della tradizione repubblicana.
I capitoli 6-10 sono particolarmente centrali nell’economia dell’opera. Qui Cicerone costruisce una difesa che assume il tono sia pubblico sia privato: la risposta alle accuse non riguarda solo la sua persona ma diventa paradigmatica della crisi di valori della società romana. L’oratore si erge a modello di virtus, prudenza, onestà e coraggio politico, contrapposti alla violenza e alla slealtà dei suoi nemici.
L’obiettivo di questo saggio è analizzare nel dettaglio le strategie argomentative di Cicerone nei capitoli 6-10, ponendo attenzione alle scelte linguistiche, ai passaggi salienti e ai meccanismi retorici che sorreggono la sua difesa. L’interesse non è solo letterario, ma storico e civile: la riflessione sulle dinamiche della parola e sull’uso della lingua latina ci offre uno specchio degli ideali e delle contraddizioni della Roma tardo-repubblicana.
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I. Contesto storico e politico (introduzione ai capitoli 6-10)
Comprendere a fondo i capitoli 6-10 significa ricostruire il clima in cui Cicerone si trova a parlare: un’epoca segnata dal crollo della fiducia nelle istituzioni, da faide personali e politiche, da atti di violenza aperta come le incursioni dei sostenitori armati di Clodio e degli avversari di Cicerone. Nel testo vengono ricordati eventi drammatici: assalti al Campidoglio, ostilità tra bande di clienti e gladiatori, il protagonismo negativo di personaggi noti come P. Lentulo e Q. Metello, la minaccia costante ai rappresentanti dello Stato e alle istituzioni senatorie.Cicerone si difende dunque in un momento di rischio personale e istituzionale. Il suo esilio, ordinato per via della sua decisione di condannare a morte i congiurati di Catilina senza regolare processo, è anche il risultato di una profonda crisi politica: il venir meno di solidarietà senatoriale, la debolezza delle garanzie processuali, il trionfo temporaneo della demagogia. Di fronte all’accusa di codardia o tradimento, la sua risposta non può che divenire una più ampia riflessione sulla natura stessa del prestigio e del dovere pubblico (dignitas, auctoritas) nell’Urbe che si va sgretolando.
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II. Analisi dettagliata dei capitoli
Capitolo 6: La giustificazione dell’assenza e il comportamento morale
Nel sesto capitolo, Cicerone risponde a chi lo accusa di non essere intervenuto prontamente al Campidoglio durante la sommossa. Il contesto richiamato è quello di una città sull’orlo della guerra civile, dove bande armate (“consceleratorum ac perditorum manu”) controllano le strade e minacciano l’incolumità di chiunque si opponga ai piani degli avversari politici. Cicerone afferma la piena legittimità della sua scelta: restare assente in quelle condizioni non è viltà ma saggezza. L’oratore oppone la sua prudenza, la ponderazione e la scelta di non alimentare il ciclo di violenza che si sarebbe scatenato, qualora fosse intervenuto in una situazione già fuori controllo.L’arte retorica si esprime in queste pagine attraverso l’uso di antitesi (“ego prudentiam, illi furorem”), la scelta di termini forti per discreditare gli avversari e l’invocazione di valori morali superiori. Cicerone richiama l’immagine dell’uomo di Stato che sa porsi dei limiti: l’assenza “non è viltà” ma difesa della legalità, contrapposta al disonore di chi fomenta la distruzione della res publica. Il lettore è invitato a parteggiare per una figura che non cede all’istinto della vendetta, ma tutela il bene comune, ribadendo una posizione conforme agli ideali stoici tanto studiati nella nostra tradizione scolastica.
Capitolo 7: La motivazione all’assenza nel Senato e l’accusa di tradimento
Il settimo capitolo complica ulteriormente la difesa: ora Cicerone deve spiegare perché, pur richiesto da uomini onesti di recarsi in Senato, egli abbia scelto di attendere. Il nemico invece se n’era già andato, cercando il caos. Qui il meccanismo retorico si raffina: l’oratore, citando direttamente figure note come P. Lentulo e Q. Metello, si appella alla loro autorevolezza, dimostrando così che la scelta di non presentarsi non fu dettata dal disinteresse per la res publica, ma da seria valutazione del rischio.Particolarmente d’effetto la domanda retorica: “An est tempus aliquod, quo in senatum venisse turpe sit?”, con cui egli ribalta l’argomentazione: prende posizione etica, sostenendo che in alcuni momenti, essere presente in Senato è non solo inutile ma pericoloso e indegno. Il valore del dovere senatoriale emerge costantemente, ma viene piegato alle necessità della prudenza: un vero uomo politico deve sapere quando è opportuno rischiare e quando è doveroso attendere.
Capitolo 8: La concezione del coraggio e della paura nel Senato
Cicerone, nel capitolo ottavo, affronta da vicino la tematica del coraggio e del sentimento della paura nei momenti di crisi. La partecipazione all’assemblea senatoria in condizioni di pericolo è posta come espressione suprema di dedizione allo Stato, ma anche come scelta personale, non imposta. Cicerone riconosce che temere per la propria vita è umano, ma distingue fra chi fugge per opportunismo e chi sa valutare i pericoli per poter contribuire in modo più efficace quando sarà il momento giusto.Emerge in queste righe la sua idea del senatore “bonus”, custode della tradizione ma realisticamente consapevole dei limiti del coraggio. Il coraggio politico non è semplice temerarietà. È, piuttosto, l’adesione consapevole a valori che salvaguardano la comunità. “Non è codardia, ma saggezza vedere il pericolo e agire di conseguenza”, dichiara in sostanza; e anche qui, si avverte l’eco della cultura latina, che nel mos maiorum vedeva l’equilibrio tra fides e prudentia come cardine dell’azione pubblica.
Capitolo 9: La risposta all'accusa di condanna ingiusta dei due consoli
Il nono capitolo porta in scena la giustificazione di Cicerone riguardo alle accuse di aver agito ingiustamente nella condanna dei due consoli. Egli difende le sue scelte come necessarie per la salvezza di Roma, affermando la superiorità del bene pubblico sul particolare. In quest’ambito, la retorica ciceroniana si fa essenzialmente razionale: la parola ricorre alla logica, non all’emotività, e mette in risalto la coerenza tra i principi dichiarati e le azioni svolte.Cicerone innalza la dignitas e la fides a motivazioni fondanti: non si sottrae alle responsabilità, e anzi afferma che chi esercita il comando e la giustizia non deve desistere per paura di critiche o calunnie. Come molte volte nei suoi testi politici, egli propone una concezione dell’onore personale inscindibile dal bene collettivo. Tale valore ha riscontri anche nella riflessione di autori successivi, come Seneca o Tacito, che nella loro opera analizzano i rischi del declino morale come anticamera della decadenza istituzionale.
Capitolo 10: La libertà del senato e la critica alla sedizione
Arrivato al decimo capitolo, Cicerone pone l’accento su un aspetto essenziale: la libertà del giudizio senatorio. L’oratore denuncia apertamente che il Senato non ha potuto esprimere liberamente la sua volontà a causa delle minacce e del clima di terrore imposto dagli avversari. L’accusa si sposta così dall’ambito personale a quello collettivo: chi fomenta la rivolta, chi crea sedizione, mina le fondamenta stesse della Repubblica.In questo snodo Cicerone si presenta come leader e “auctor consilii”, difensore della ratio che deve guidare la cosa pubblica. La sua critica alla rivoluzione e al tumulto coinvolge il lettore nell’angoscia per la sorte della città, soggiogata non più dal diritto ma dalla violenza. Forti le parole e i toni, che puntano a risvegliare l’indignazione e a rafforzare il senso di identità degli ascoltatori. L’uso accorto di pathos — che si traduce in periodi energici e vibranti — rappresenta uno degli apici della sua arte persuasiva.
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III. Aspetti linguistici e retorici
L’analisi linguistica conferma la raffinatezza stilistica ciceroniana: parola chiave come “turbulentum”, “consceleratorum”, “hostem”, “liberum senatus iudicium” non sono scelte casuali, ma veri e propri marcatori semantici capaci di polarizzare il discorso e trasmettere stati d’animo ben precisi. Le ripetizioni, le domande retoriche, l’uso dell’antitesi (prudenza/violenza, coraggio/paura) sono strumenti classici che ritroviamo spesso anche in altri autori latini, come Sallustio (“Bellum Catilinae”) o Livio, e che caratterizzano l’oratoria all’interno della tradizione romana.Cicerone struttura la sua argomentazione con precisione: racconta i fatti, ne confuta la lettura partigiana degli avversari e, infine, esalta i valori che devono guidare l’azione pubblica. L’uso di testimonianze indirette e citazioni di uomini noti rende la narrazione più credibile e partecipata. Ethos, logos e pathos si intrecciano costantemente: la sua autorità morale, il rigore del ragionamento e il coinvolgimento emotivo lavorano insieme per costruire una difesa al contempo elegante ed efficace, paradigma della grande retorica latina insegnata nei licei italiani.
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IV. Tematiche fondamentali
Tra i temi centrali dei capitoli in esame emergono chiari:- La difesa della propria onestà e dignità personale: Cicerone non salva solo se stesso, ma afferma il valore della legalità e dell’integrità morale come presupposto dell’azione politica. - Il dovere politico e morale del senatore: Partecipare, valutare, giudicare — ma sempre nell’ottica del bene comune. - La condanna della violenza e della sedizione: La violenza viene sempre condannata, la sedizione presentata come male assoluto che devasta la città e il tessuto istituzionale. - Il ruolo del Senato e della libertà di giudizio nell’ordine repubblicano: La deliberazione libera è fonte di stabilità e propria della Roma tradizionale; il suo venir meno apre la strada al disordine e all’anarchia. - Il contrasto tra ordine pubblico e caos politico: Il trionfo della “consceleratorum ac perditorum manus” è visto come il punto più basso della crisi della res publica.
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V. Conclusione
In questi cinque capitoli, Cicerone si presenta come uomo giusto, prudente e coraggioso, modello di rettitudine e senso civico, la cui difesa non è mai solo individuale ma sempre paradigmatica, in difesa dei valori repubblicani. Le sue argomentazioni trovano forza tanto nella logica quanto nell’appello agli ideali che una cultura come quella romana ha sempre posto a fondamento della sua grandezza: la dignitas personale, l’honor, la ricerca del consenso libero e non imposto.“De domo sua” rimane un esempio altissimo di discorso pubblico, dove la retorica si fa strumento di persuasione, ma soprattutto di educazione morale e politica. Oggi, leggere queste pagine alla luce delle crisi istituzionali che attraversano la storia, ci ricorda quanto sia fondamentale l’equilibrio tra prudenza e azione, tra razionalità e passione civile. L’attualità di Cicerone sta proprio nella sua capacità di chiamare i cittadini alla responsabilità, invitandoli a pensare non solo per se stessi ma per il bene collettivo.
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Appendice: Suggerimenti pratici per lo svolgimento del tema
Per chi affronta lo studio di “De domo sua” nei dettagli:- Prendere appunti su ogni capitolo, annotando i verbi chiave e i termini ricorrenti. - Utilizzare molte citazioni dirette: ad esempio, parole come “hostem” per mostrare il tono polemico di Cicerone. - Quando si parla delle figure retoriche, metterle sempre in relazione con l’intento dell’autore. - Collegare aspetti lessicali con la situazione storica per mostrare un’analisi globale. - Sottolineare sia il carattere autobiografico che quello politico della narrazione. - Mantenere una struttura ordinata: introduzione, analisi capitolo per capitolo, conclusione. - Provare a rispondere alle domande retoriche di Cicerone, spiegandone il valore e la funzione argomentativa.
Lo studio di questi capitoli ci mostra, ancora oggi, la forza della parola e l’importanza dell’etica pubblica, ponendo Cicerone come riferimento insostituibile per chiunque si avvicini al mondo della politica, della storia e della letteratura.
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