Analisi

Demostene e Cicerone: analisi critica e confronto retorico

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 21.01.2026 alle 20:06

Tipologia dell'esercizio: Analisi

Riepilogo:

Scopri l'analisi critica e il confronto retorico tra Demostene e Cicerone: strumenti, tecniche e consigli per tesine, interrogazioni orali e analisi efficaci.

Appunti Selezionati: Un’Analisi Critica e Comparativa di Demostene e Cicerone

Introduzione

Affrontare la comparazione tra Demostene e Cicerone significa immergersi in due mondi diversi ma in qualche modo speculari: Atene, nel pieno tormento della minaccia macedone, e Roma nel crepuscolo della Res Publica. Questa scelta non è dettata soltanto dall’importanza storica e letteraria delle loro figure, ma anche dalla permanente attualità dei problemi che li videro protagonisti: come rispondere alla crisi delle istituzioni, che ruolo assegnare alla parola pubblica, come edificare consenso e memoria collettiva. Studiare Demostene e Cicerone è, da secoli, esercizio imprescindibile nell’educazione classica italiana; essi forniscono modelli di impegno civile e arte retorica su cui si sono formate intere generazioni di studenti, politici e letterati. Lo scopo di questo elaborato è mettere in risalto, attraverso un’analisi critica, le convergenze e le divergenze tra i due oratori, offrendo al contempo strumenti pratici per realizzare una tesina, un’interrogazione orale o un’analisi testuale approfondita.

La tesi che sosterrò è la seguente: Demostene e Cicerone offrono risposte retoriche e scelte politiche a crisi differenti; la loro eredità, tuttavia, converge nel delineare paradigmi di eloquenza e di cittadinanza ancora oggi fondamentali per la comprensione del discorso pubblico e dell’impegno civile.

Quadro storico e biografico

Demostene: Una voce nella tempesta di Atene

Demostene nasce ad Atene intorno al 384 a.C., in una città che, pur declinante rispetto al glorioso V secolo, rappresenta ancora una delle principali protagoniste del mondo greco. Il suo percorso personale, segnato dall’ingiustizia – la sottrazione dell’eredità da parte dei tutori paterni – lo conduce precocemente all’attività forense, dove affina il proprio talento oratorio. L’ascesa di Filippo II di Macedonia, che minaccia l’autonomia delle poleis greche, trova in Demostene un implacabile oppositore: le sue celebri “Filippiche” sono non solo accorati appelli contro il pericolo macedone, ma anche riflessione sulla debolezza delle istituzioni democratiche. L’esilio, il ritorno avventuroso e la morte tragica chiudono un’esistenza consacrata alla difesa dell’autonomia ateniese. Le principali fonti sono le orazioni stesse, le biografie di Plutarco e Dione Crisostomo, oltre alla tradizione storiografica antica.

Cicerone: Il difensore della res publica morente

Nel panorama romano della fine del I secolo a.C., scosso dalle guerre civili e dall’erosione delle tradizionali garanzie repubblicane, la figura di Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.) si staglia come ultimo grande interprete dell’antica oratoria senatoriale. Originario di Arpino, di equestri origini ma dotato di straordinario talento eversivo, Cicerone si distingue come avvocato, uomo di stato e teorico della retorica. L’esilio, determinato dalla rivalità politica, e il successivo ritorno suggellano una parabola segnata da successi e amarezze. Le fonti principali sono proprio i suoi discorsi, le lettere (straordinaria testimonianza del suo spirito e delle vicende del tempo) e i trattati filosofici.

Nota metodologica

È impossibile separare completamente i dati biografici certi dalle interpretazioni successive: le fonti antiche oscillano tra esaltazione e critica. Utilizzare edizioni critiche affidabili come quelle della Fondazione Valla-Mondadori o della Loescher consente di mantenere rigore nell’analisi.

Contesti politici a confronto

Se Atene, all’epoca di Demostene, vede ancora in assemblea e tribunali il cuore vitale della polis e la partecipazione dei cittadini, Roma vive con Cicerone una crisi diversa: le antiche magistrature e il senato, progressivamente svuotati di significato, sono soppiantati dall’autorità dei grandi generali. Per Demostene, l’avversario è esterno (Filippo e l’avanzata macedone); per Cicerone, l’insidia si annida tra le pieghe dell’ordinamento, con uomini come Catilina o Antonio.

In entrambi i contesti, la parola pubblica assume funzione decisiva: a Atene la retorica orienta le scelte della comunità, a Roma diventa strumento di gestione della crisi, di difesa degli equilibri o di costruzione di sé come exemplum.

I generi dell’oratoria e le funzioni sociali

Demostene si misura prevalentemente con il discorso deliberativo (ecclesiastico): le sue Filippiche sono rivolte all’assemblea, spesso accompagnate da interventi giudiziari (ad esempio, le cause contro Eschine). Cicerone passa con disinvoltura dall’oratoria giudiziaria (celeberrimo l’attacco a Verre) a quella politica (le Catilinarie e poi le Filippiche contro Antonio), arricchendo ogni intervento di elementi morali e pedagogici. L’oratore, in entrambi i casi, è non solo difensore di interessi ma interprete della volontà generale e spesso guida morale per la comunità, con la consapevolezza, però, di rivolgersi a pubblici e linguaggi differenti.

Analisi comparata delle “Filippiche”

Le Filippiche di Demostene

Scritte tra 351 e 341 a.C., le Filippiche demostenee rappresentano veri e propri manifesti dell’orgoglio ateniese: obiettivo dichiarato è persuadere la cittadinanza a non cedere alle lusinghe (o alle minacce) di Filippo II, re di Macedonia, e a tornare alla responsabilità civica. Demostene invita all’anamnesi del passato glorioso, ma soprattutto denuncia la pigrizia, l’indolenza e l’apatia dei concittadini: la retorica si fa allora grido d’allarme e richiamo a un impegno urgente e non procrastinabile.

Le Filippiche di Cicerone

Le quattordici Filippiche ciceroniane (44-43 a.C.) sono invece il referto di una repubblica agonizzante: qui l’avversario è Marco Antonio, visto come erede e continuatore di ambizioni dispotiche. Cicerone si sforza di mobilitare il senato, ma il pubblico è anche la posterità: costruisce un ethos personale di defensor rei publicae, demonizza l’avversario, sapientemente alterna sarcasmo, invettiva e pathos, con un uso consapevole della memoria letteraria e storica.

Contrasti e paralleli

Entrambi colgono l’urgenza della minaccia, fanno leva su accuse precise e su vibranti appelli emotivi. Tuttavia, se Demostene turba la coscienza della collettività, Cicerone si concentra anche sulla costruzione della propria autorevolezza e sul valore educativo del passato, differenziandosi nella natura del pubblico: assemblea civica vs senato e cittadini-individui.

Demostene e Isocrate: due modelli di retorica

Un confronto spesso trascurato nei manuali scolastici ma fondamentale per intendere la varietà della produzione attica è quello tra Demostene e Isocrate (436-338 a.C.). Il secondo, sebbene meno esposto in prima linea nel dibattito politico, elabora un progetto educativo ispirato alla paideia e vede nella formazione argomentativa il presupposto per il buon governo. Se Demostene incarna l’attivismo e la tensione polemica, Isocrate propone riformismo graduale, ricorrendo a discorsi programmatici e alla ricerca di soluzioni diplomatiche alle crisi: non a caso fu ammirato dai retori rinascimentali italiani, da Leonardo Bruni fin quasi a Pietro Bembo.

Tecniche retoriche e stilistiche

Demostene predilige l’incisività, la costruzione paratattica e la forza dell’anafora (“Voi, o Ateniesi...”, “Voi, cittadini...”), per scuotere l’apatia e infondere senso di urgenza. L’uso di antitesi nette, di interrogazioni retoriche e immagini evocative rende i suoi discorsi vividi e difficilmente dimenticabili.

Cicerone, invece, padroneggia la varietà stilistica: alternanza sapiente di periodi lunghi e martellanti clausole, ironia, digressione filosofica, esibizione di erudizione, giochi di allusione. Il tripode aristotelico – ethos, pathos, logos – è esplicitamente tematizzato nei trattati teorici, ma la sua realizzazione concreta nei discorsi esprime modernissima consapevolezza della manipolazione delle emozioni e della costruzione dell’autorevolezza.

Posizioni etico-politiche

Entrambi, pur partendo da premesse diverse, riflettono sui limiti della democrazia: Demostene riconosce i rischi dell’inerzia popolare, Cicerone teme la licenza e la perdita del mos maiorum. Il tema della legge e della tradizione è centrale: le élite sono per entrambi custodi ma anche potenziali traditrici delle istituzioni, da controllare attraverso la vigilanza della cittadinanza. L’importanza della virtù personale, della costanza e della capacità di sacrificio per il bene comune emerge come valore fondante dell’agire pubblico.

Ricezione storico-culturale

Demostene e Cicerone sono assunti a modelli supremi dell’oratore già nell’antichità: Quintiliano, nella “Institutio oratoria”, ne fa gli exempla più alti di eloquenza. Nel Rinascimento italiano, ben prima dell’egemonia dei modelli francesi e inglesi, i loro discorsi sono studiati nelle scuole di retorica; la “ratio studiorum” dei gesuiti ne prevede l’imitazione. Nel XX secolo, studiosi come G. Pasquali e G. Calboli hanno sottolineato il valore formativo delle loro opere tanto nell’educazione quanto nell’interpretazione della comunicazione politica moderna. La loro parola, ancora oggi, risuona nelle aule universitarie e nei parlamenti, come strumento di lettura critica del presente.

Consigli pratici per la tesina, l’analisi e l’interrogazione

Per elaborare una tesina o preparare un’interrogazione efficace, suggerisco di seguire questa struttura: - Introduzione: individuare il problema e la tesi centrale. - Contesto storico-biografico dei due autori. - Analisi comparata dei generi oratori e delle tecniche utilizzate. - Commento a brani esemplari scelti (meglio brevi ed efficaci che lunghi e dispersivi). - Discussione critica: includere confronto con Isocrate, riflessioni sulle conseguenze etico-politiche. - Conclusione: sintesi, attualità, eventuale domanda aperta.

Per l’esposizione orale, può essere utile sintetizzare in 6-8 punti chiave (biografia, contesto, generi, tecniche retoriche, un esempio pratico, ricezione storica) e preparare una breve timeline visiva. Il successo dipende anche dalla cura delle fonti: privilegiare edizioni critiche di Einaudi, Mondadori o UTET, e consultare commentari affidabili per la terminologia.

Conclusione

In conclusione, Demostene e Cicerone rimangono non solo monumenti della parola, ma paradigmi di una cittadinanza consapevole che sa interrogarsi sul senso della partecipazione politica e sull’eredità delle istituzioni. L’originalità del loro messaggio risiede nella capacità, tuttora insuperata, di tradurre la crisi in discorso e la parola in azione. Personalmente, trovo affascinante osservare come le loro strategie persuasive siano ancora attuali: dagli appelli all’unità nazionale di Manzoni ai dibattiti parlamentari recenti, l’eco delle loro voci si fa sentire ogni volta che si cerca di ridestare un pubblico dall’apatia e dalla disillusione.

Per uno studio più personale e originale della tematica, suggerisco di concentrarsi sull’analisi di un singolo passo iconico, di esplorare il confronto con la retorica contemporanea italiana (ad esempio nei discorsi di Alcide De Gasperi o Sandro Pertini) e di riflettere sul rapporto tra retorica e costruzione della memoria collettiva.

In definitiva, trasformare appunti selezionati in una tesina o in una presentazione orale convincente è possibile solo attraverso un lavoro critico, attento e personale: la parola pubblica ha ancora bisogno, oggi come allora, di voci credibili e appassionate.

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Appendice (suggerita)

- Cronologia essenziale: - 384 a.C.: nascita di Demostene - 351-341 a.C.: Filippiche di Demostene - 106 a.C.: nascita di Cicerone - 63-43 a.C.: principali orazioni ciceroniane - Glossario minimo: anafora, antitesi, pathos, ethos, deliberativo

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Bibliografia selezionata

- Demostene, *Orazioni*, a cura di E. M. Lambin, Mondadori. - Cicerone, *Orazioni*, a c. di G. Bellardi, UTET. - G. Calboli, *Storia della retorica greca e romana*, Carocci. - Enciclopedia Treccani (sezione online: Demostene, Cicerone, Isocrate).

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Checklist finale

- Chiarezza della tesi. - Contestualizzazione accurata. - Esempi pratici e citazioni precise. - Correttezza formale e sintattica. - Fonti attendibili. - Struttura solida e coerenza interna. - Preparazione orale: sintesi efficace, attenzione ai tempi.

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Nota finale: L’originalità di una tesina nasce dal modo in cui si collega il passato al presente e si sanno mettere in dialogo parola, storia e società. La voce di Demostene e Cicerone, riletta attraverso appunti meditati, può ancora insegnarci cosa significa essere cittadini.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Quali sono le principali differenze tra Demostene e Cicerone secondo l'analisi critica?

Demostene e Cicerone rispondono a crisi politiche diverse con scelte retoriche differenti; l'uno difende l'autonomia ateniese, l'altro la Res Publica romana.

Qual è il ruolo della retorica nel confronto tra Demostene e Cicerone?

Per entrambi la retorica è essenziale: a Demostene per orientare la polis ateniese, a Cicerone per gestire la crisi della repubblica romana.

In che modo il contesto storico influisce sull'analisi critica di Demostene e Cicerone?

Il contesto storico segna i loro obiettivi: Demostene affronta la minaccia macedone, Cicerone la decadenza delle istituzioni romane.

Perché Demostene e Cicerone sono spesso oggetto di confronto retorico?

Demostene e Cicerone rappresentano modelli paradigmatici d'eloquenza e impegno civile nella tradizione classica occidentale.

Quale messaggio rimane attuale della comparazione tra Demostene e Cicerone?

La loro eredità dimostra l'importanza della parola pubblica e dell'impegno civico nella comprensione del discorso politico moderno.

Esegui l'analisi al posto mio

Valutazione dell'insegnante:

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 21.01.2026 alle 20:06

Sull'insegnante: Insegnante - Lucia D.

Da 9 anni insegno in liceo, con preparazione continua alla maturità. Approccio pratico: interpretare la traccia, abbozzare il piano e rifinire stile e punteggio. Procediamo con calma e costanza, senza distrazioni.

Voto:5/ 521.01.2026 alle 20:12

Ottimo elaborato: struttura chiara, uso efficace di esempi e confronto analitico.

Argomentazioni ben sostenute e bibliografia curata. Potrebbe essere esteso con l’analisi testuale diretta di un passo emblematico.

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