Struttura di un racconto horror ambientato in un palazzo magico: situazione iniziale, rottura dell’equilibrio, sviluppo e finale
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 23.01.2026 alle 16:11
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 17.01.2026 alle 15:52
Riepilogo:
Scopri la struttura di un racconto horror in un palazzo magico: dalla situazione iniziale al finale, per creare storie avvincenti e coinvolgenti.
C'era una volta un palazzo magnifico che si ergeva fiero in cima a una collina. Durante il giorno, il sole illuminava le sue finestre colorate che riflettevano tutte le sfumature dell'arcobaleno. Gli abitanti del luogo dicevano che il palazzo fosse magico, per via delle piante rigogliose che crescevano nel suo giardino e degli uccellini che cinguettavano felici tutt'intorno. Ma quando calava la notte, il palazzo si trasformava. I suoi corridoi silenziosi e le ombre che si allungavano sui muri lo rendevano un luogo inquietante, specialmente durante le notti di luna piena.
Era proprio in una di queste notti che un gruppo di persone si era riunito nel grande salone del palazzo per una serata musicale. Le note del pianoforte risuonavano dolci e vibranti nell'aria, e tutti erano incantati dalla musica. La pianista era una giovane donna di grande talento, famosa per la sua abilità di trasformare qualsiasi melodia in un racconto musicale pieno di emozioni.
Mentre la serata proseguiva tranquilla, l'equilibrio fu improvvisamente spezzato. Dall'angolo più oscuro della sala, un uomo emerse lentamente. Aveva uno sguardo pallido e serio, che sembrava penetrare nelle profondità dell'anima. Nessuno sapeva chi fosse né come fosse entrato. Il suo abito scuro sembrava assorbire le ombre intorno a lui, facendolo quasi scomparire nel buio.
La donna al pianoforte si accorse della presenza inquietante dell'uomo e per un istante le sue dita si fermarono sui tasti. Un silenzio innaturale avvolse la sala mentre lui si avvicinava lentamente, senza mai distogliere lo sguardo da lei. Il cuore della donna batteva all'impazzata, e un brivido le corse lungo la schiena. Riprese a suonare, cercando di scacciare via quella sensazione opprimente, ma l'uomo continuava a fissarla, come se volesse comunicare qualcosa senza parole.
Gli altri ospiti cominciarono a mormorare nervosamente tra di loro, avvertendo l'atmosfera diventare sempre più pesante e tesa. Le candele che illuminavano la sala sembravano vacillare, e l'aria si faceva gelida. Qualcuno provò a chiedere all'uomo chi fosse, ma lui rimase in silenzio, inespressivo.
Improvvisamente, accadde qualcosa di inspiegabile: la musica del pianoforte si trasformò. Le note, che prima erano melodiose e armoniose, ora diventavano oscure e dissonanti. Sembrava quasi che il palazzo stesso stesse cercando di comunicare attraverso quelle note, svelando segreti nascosti e storie dimenticate. La donna al pianoforte sembrava in trance, come se fosse guidata da una forza misteriosa.
L'uomo misterioso si avvicinò sempre di più, fino a fermarsi accanto al pianoforte. Con un gesto lento e deliberato, posò una mano sulla spalla della donna, e lei si bloccò immediatamente. Il silenzio cadde di nuovo sulla sala, più opprimente che mai. Per un istante che parve eterno, tutti rimasero immobili, trattenendo il respiro.
Poi, con un sussurro appena udibile, l'uomo parlò, pronunciando parole che nessuno dei presenti riuscì a comprendere, ma che portarono un senso di pace inspiegabile. Con un ultimo sguardo intenso, l'uomo si voltò e tornò nell'oscurità da cui era venuto. Le candele smetterono di vacillare, e l'atmosfera nell'aria tornò calda e serena.
La donna al pianoforte raccolse il fiato e riprese a suonare, le note ora di nuovo dolci e armoniose. Gli ospiti si guardarono l'un l'altro, confusi ma sollevati, e lentamente la normalità tornò nel salone.
Quando la serata finì e tutti lasciarono il palazzo, il mistero di quella notte rimase irrisolto. Alcuni pensarono che fosse stato un sogno o un'illusione, ma altri credettero fermamente che l'uomo fosse un messaggero di antichi segreti, o forse lo spirito inquieto del palazzo stesso. Fatto sta che nessuno dimenticò mai quel volto pallido e lo sguardo serio che, per una notte, aveva avvolto il magico palazzo in un'aura di assoluto mistero.
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