Simulazione Maturità 2019: traccia Tipologia B su Momigliano e storiografia
Tipologia dell'esercizio: Saggio breve
Aggiunto: ieri alle 10:01
Riepilogo:
Scopri la figura di Arnaldo Momigliano e approfondisci il metodo storiografico nella simulazione Maturità 2019 per esercitarti in Tipologia B 📚
Simulazione prima prova 2019: Momigliano, il confronto storico e il valore dell’analisi storiografica
La storia è molto più di una semplice sequenza di date e avvenimenti: rappresenta la lente attraverso cui una società può interpretare se stessa, comprendendo le proprie radici e orientando il proprio futuro. Negli ultimi decenni, il ruolo dello storico si è evoluto da quello di semplice narratore di avvenimenti a quello di attento analizzatore dei processi storici, capace di interrogarsi sulla relazione fra il passato e il presente. Tra gli storici italiani che più hanno contribuito a ridefinire questa disciplina, Arnaldo Momigliano occupa sicuramente una posizione di rilievo. Studioso raffinato e mente critica, Momigliano è divenuto un punto di riferimento non solo per il suo metodo rigoroso ma anche per la sua capacità di porre in dialogo il passato remoto con le inquietudini dell’età moderna.
La traccia della simulazione della prima prova scritta dell’esame di maturità 2019, proponendo una riflessione sulla figura dello storico e sull’importanza dell’analisi storiografica, invita ad approfondire il senso profondo del confronto con il passato. La domanda sottesa è: come può lo studio della storia, interpretato secondo l’approccio di Momigliano, aiutare la società contemporanea ad affrontare le proprie dinamiche e a sviluppare strumenti critici per il futuro?
La mia tesi è che la storia, se praticata con l’acutezza critica e la passione intellettuale di Momigliano, diventa un imprescindibile strumento di formazione civile e di responsabilità, insegnando a guardare oltre le apparenze per cogliere le radici delle problematiche attuali e stimolare una riflessione autenticamente critica.
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La figura di Arnaldo Momigliano e il metodo storiografico
Arnaldo Momigliano nasce a Caraglio, in provincia di Cuneo, nel 1908, e si afferma fin da giovane come una delle menti più brillanti della sua generazione. Dopo la laurea all’Università di Torino sotto la guida di Augusto Rostagni, viene colpito dalle leggi razziali fasciste che lo costringono a lasciare l’Italia. Troverà accoglienza in Gran Bretagna, dove la sua carriera accademica proseguirà presso prestigiose università come Oxford e University College London. La sua biografia è dunque segnata da un confronto diretto con i drammi del XX secolo, in particolare con totalitarismi e persecuzioni, che probabilmente acuiscono la sua sensibilità critica e civica.Momigliano si distingue per un approccio metodologico estremamente rigoroso. Nei suoi scritti, tra cui “Saggi di storiografia antica e moderna” e “Studi sull’impero romano”, sottolinea l’importanza di una critica serrata delle fonti. Secondo lui, lo storico non deve mai accontentarsi dei resoconti più noti o “comodi”, ma deve invece porsi di fronte a testi, testimonianze e reperti con uno spirito indagatore quasi “scientifico”. In questo senso, Momigliano si inserisce nella tradizione della storiografia italiana di metodo, avviata da storici come Benedetto Croce e successivamente sviluppata da Federico Chabod, ma se ne distingue per la costante attenzione al confronto tra civiltà diverse, in particolare Greci e Romani, e per la consapevolezza che ogni interpretazione storica è sempre anche figlia del proprio tempo.
Un punto centrale nell’opera di Momigliano è il confronto tra fonti differenti: egli invita a non fermarsi al punto di vista “ufficiale” ma ad ascoltare anche le voci marginali, i racconti dei vinti, le tracce lasciate da culture considerate “altre”. Questo atteggiamento, che possiamo definire “critico-umanista”, rappresenta oggi un modello nello studio delle scienze storiche e sociali. Proprio analizzando le differenze, i conflitti, le sfumature tra le testimonianze del passato, gli storici possono evitare lo scivoloso terreno delle semplificazioni e delle narrazioni ideologiche.
Così, il metodo storico diventa uno strumento di continuo affinamento del senso critico: valutare le fonti con attenzione, metterle a confronto, chiedersi sempre perché un certo documento sia sopravvissuto e un altro no. Come affermava lo stesso Momigliano, “non c’è storia senza problemi, e i problemi nascono sempre dal confronto dei documenti”, suggerendo che la verità storica è sempre in costruzione, mai data una volta per tutte.
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L’importanza della storia per la comprensione del presente
Lo studio attento del passato, inteso nei termini suggeriti da Momigliano, non si esaurisce nella conoscenza fine a se stessa, ma offre alla società degli strumenti preziosi per leggere e interpretare la realtà contemporanea. In primo luogo, la storia fornisce quei contesti all’interno dei quali i fenomeni attuali diventano comprensibili: le crisi politiche, i conflitti tra popoli, le trasformazioni sociali e culturali non sono mai eventi avulsi dal loro retaggio storico.Ne è esempio la complessa vicenda dell’integrazione europea, che affonda le sue radici nelle tragedie del Novecento e trova nel confronto tra modelli statuali e culturali diversi una dimensione costantemente problematica. Senza uno sguardo critico sul passato colonialista, sulle guerre ideologiche, sulle migrazioni e sul ruolo delle identità nazionali, molte dinamiche attuali rischierebbero di restare opache e incomprensibili. In chiave italiana, si pensi ai dibattiti sulla memoria della Resistenza e del Fascismo, che ancora oggi animano la scena politica e sociale: solo una memoria storica condivisa può alimentare un’autentica cultura democratica.
Inoltre, la storia insegna il valore dell’errore: conoscere le responsabilità e i drammi del passato serve a evitare che si ripetano. Momigliano stesso invitava a non cadere nel tranello dell’oblio: spesso, le società che dimenticano o manipolano il proprio passato sono quelle più esposte al rischio di ripercorrere cammini pericolosi. L’esempio del negazionismo riguardo alla Shoah — oggi purtroppo ancora presente in alcune frange della società — dimostra quanto sia fragile la memoria collettiva e quanto, di conseguenza, sia necessario un impegno continuo nella ricerca della verità storica.
Non va poi trascurato il ruolo della storia nella formazione dell’identità collettiva. Attraverso lo studio e la rielaborazione critica degli eventi, una comunità si riconosce nelle proprie tradizioni e nei propri valori fondanti. La memoria storica rafforza il senso di appartenenza e, allo stesso tempo, invita alla responsabilità personale e sociale. Nel caso italiano — Paese dalla storia millenaria e dalle molteplici stratificazioni culturali — questa riflessione è particolarmente urgente: senza una consapevolezza diffusa del proprio passato, rischiamo di perdere il senso stesso della cittadinanza, rendendoci vulnerabili a facili demagogie.
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Criticità e sfide legate allo studio della storia
L’interpretazione storica è tutt’altro che semplice e univoca. La storiografia, come sottolineava Momigliano, si confronta infatti con il problema dell’oggettività: ogni analisi è inevitabilmente segnata dalla soggettività del suo autore, dal contesto in cui scrive, dalle fonti di cui dispone. Questo comporta la necessità di sviluppare una sensibilità nei confronti delle interpretazioni plurali e, al tempo stesso, richiede il coraggio di esercitare il dubbio, mettendo a confronto le versioni alternative degli eventi.Il rischio della manipolazione storica è sempre dietro l’angolo: molti governi ed élite, ieri come oggi, hanno tentato di usare la storia come strumento di propaganda, oscurando aspetti scomodi del passato o esaltando eventi per giustificare politiche di esclusione. La recente discussione in Italia sul valore della Festa della Liberazione ne è un esempio: l’uso pubblico della storia può facilmente trasformarsi in arma di divisione politica. Da qui l’estrema importanza di un metodo scientifico, attento, basato sulla verifica delle fonti e aperto al confronto tra esperti: la funzione civile dello storico è proprio quella di smascherare le narrazioni distorte e restituire dignità complessa alla memoria.
Un’ulteriore sfida, soprattutto nell’epoca attuale, è quella di rendere lo studio della storia accessibile e significativo per le nuove generazioni. Le ore dedicate a questa disciplina si sono ridotte in molti curricoli scolastici, e spesso il modo “nozionistico” con cui viene insegnata rischia di disamorare giovani e cittadini. Occorre invece adottare metodologie innovative che coinvolgano attivamente gli studenti: laboratori, analisi di fonti autentiche, uso di documentari e testimonianze, ma anche sfruttamento dei nuovi media e della tecnologia (come mostre virtuali, podcast, progetti digitali). Solo una didattica vivace e interattiva può restituire alla storia il ruolo che le compete nella formazione della coscienza critica.
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Conclusione
In definitiva, la storia — soprattutto se studiata secondo il metodo critico di Momigliano — si configura come uno degli strumenti più potenti per affrontare le complessità del presente e per costruire una società più consapevole. Come abbiamo visto, la cura nella valutazione delle fonti, l’attenzione alle pluralità interpretative, la memoria degli errori e dei successi del passato, sono tutti elementi che contribuiscono a formare cittadini autonomi, capaci di giudicare con il proprio intelletto le sfide politiche, sociali e culturali di oggi.Il metodo storiografico, insomma, non è solo una tecnica per specialisti, ma un esercizio permanente di responsabilità civile. Se la storia viene insegnata e “abbracciata” con passione, essa favorisce la nascita di un’identità dialogica, aperta alla diversità e alla comprensione reciproca. Soprattutto nell’attuale contesto globale — caratterizzato da rapidi cambiamenti e profonde crisi dell’identità — la valorizzazione della memoria storica rappresenta non un ritorno sterile al passato, ma un investimento prezioso per il futuro.
Il dovere di ciascuno di noi, studenti compresi, è quello di custodire e studiare la storia senza pregiudizi, mossi dalla curiosità e dalla volontà di apprendere. Solo così sarà possibile costruire un’Italia e un’Europa capaci di resistere alle semplificazioni ideologiche e di dialogare autenticamente con le proprie origini e con il mondo. Come Momigliano ci ha insegnato, “lo storico migliore è quello che impara a interrogarsi senza mai fermarsi a una risposta definitiva”, un insegnamento che vale tanto per la storia quanto per la vita stessa.
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