Aspettative dell’Italia deluse dopo la pace di Parigi: Benito Mussolini espulso dal PSI, Gabriele d’Annunzio guida l’occupazione di Fiume, elezioni del 1919, Partito Popolare Italiano e movimento dei Fasci Italiani
Tipologia dell'esercizio: Riassunto
Aggiunto: ieri alle 12:45
Riepilogo:
Scopri come le aspettative italiane post-1919 furono deluse, con l'espulsione di Mussolini, l'occupazione di Fiume e l’ascesa del fascismo. 📚
Dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale, l'Italia si ritrova in una fase di intensa instabilità e disillusione. Le aspettative del paese vengono profondamente deluse dai risultati della Conferenza di Pace di Parigi del 1919. Le richieste territoriali avanzate dall'Italia non trovano pieno accoglimento, generando un diffuso senso di tradimento e insoddisfazione. In questo clima politico e sociale, Benito Mussolini si distingue come una figura controversa, dopo essere stato espulso dal Partito Socialista Italiano (PSI) a causa della sua posizione a favore dell'intervento nella guerra.
Nel 1919, il celebre poeta e nazionalista Gabriele d’Annunzio guida un gruppo di circa duemila volontari nell'occupazione di Fiume, una città contesa tra Italia e Jugoslavia. Questo gesto di ribellione militare alimenta ulteriormente il sentimento nazionalista tra gli italiani e mette in discussione l'autorità del governo liberale.
Nello stesso anno, si svolgono le elezioni politiche che vedono emergere nuove forze politiche, tra cui il Partito Popolare Italiano, fondato da don Luigi Sturzo, rappresentante degli interessi cattolici, e il movimento dei Fasci Italiani di Combattimento, fondato da Mussolini. Quest'ultimo inizia a guadagnare consensi attraverso una retorica nazionalista e anti-socialista.
Nel contempo, nelle campagne italiane, si intensificano le lotte agrarie e si moltiplicano i conflitti tra contadini e proprietari terrieri, mentre le violenze fasciste seminano terrore tra gli oppositori politici. L'influenza di Mussolini cresce e nel 1921 trasforma i Fasci di Combattimento nel Partito Nazionale Fascista.
Sempre nel gennaio 1921, un gruppo di dissidenti socialisti, tra cui Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga, fonda il Partito Comunista d’Italia, rompendo con il PSI e abbracciando una linea politica rivoluzionaria ispirata al modello sovietico. Tuttavia, l'attenzione si concentra sempre più sulle attività dei fascisti, culminando nella Marcia su Roma dell'ottobre 1922. Questo atto porterà Mussolini al potere, inaugurando il periodo conosciuto come il Ventennio fascista.
Una volta al governo, Mussolini istituisce il Gran Consiglio del Fascismo e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, consolidando il controllo del suo regime. Tra le riforme, la "Riforma Gentile" del 1923 trasforma il sistema educativo italiano, suscitando critiche per il suo carattere elitario.
In ambito politico, la legge Acerbo del 1923 garantisce al partito di Mussolini una maggioranza parlamentare, facilitando l'approvazione delle cosiddette "leggi fascistissime" che instaurano una dittatura. Nel 1924, l'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato le irregolarità e le violenze fasciste, provoca una crisi politica, ma il regime riesce a sopravvivere.
Nel 1929, Mussolini firma i Patti Lateranensi con la Chiesa cattolica, risolvendo la "questione romana" e guadagnando un notevole sostegno tra i cattolici italiani. Sul piano economico, il regime adotta politiche protezionistiche e promuove iniziative come la "battaglia del grano" per raggiungere l'autosufficienza alimentare, sviluppando uno Stato corporativo dove i sindacati sono integrati e controllati dal governo.
Animato da ambizioni coloniali, nel 1935 Mussolini lancia la guerra contro l’Etiopia, che si conclude con una controversa vittoria per l'Italia, sanzionata però dalla Società delle Nazioni. Durante la campagna etiope emergono testimonianze di crimini di guerra perpetrati dalle truppe italiane.
Negli anni '30, Mussolini stringe un’alleanza sempre più stretta con la Germania di Adolf Hitler, adottando politiche di razzismo antisemitico ispirate a quelle naziste. Le leggi razziali del 1938 segnano un punto di non ritorno, discriminando gli ebrei italiani e compromettendo l'immagine internazionale del regime.
Tuttavia, l’opposizione antifascista, nonostante la dura repressione, continua a esistere sotto la guida di figure come Antonio Gramsci, che dal carcere contribuisce con la sua riflessione alla lotta contro il fascismo. Il dissenso antifascista, per quanto oppresso, mantiene viva la speranza di una futura liberazione dell’Italia dal regime autoritario di Mussolini. Questo periodo complesso e tumultuoso getta le basi per il successivo crollo del fascismo e la rinascita democratica dell'Italia.
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