Analisi

Ossi di seppia (Montale): analisi, temi e interpretazione

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Tipologia dell'esercizio: Analisi

Riepilogo:

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“Ossi di seppia”: analisi completa e interpretazione della raccolta poetica di Eugenio Montale

Introduzione

Nel panorama della poesia italiana del Novecento, Eugenio Montale occupa un posto di assoluto rilievo, rappresentando un punto di svolta rispetto alle tradizioni precedenti e inaugurando un nuovo modo di intendere il fare poetico. Nato a Genova nel 1896 e cresciuto nella Liguria aspra e luminosa, Montale si impose ben presto come voce originale in una stagione segnata da profonde trasformazioni storiche e culturali: il primo dopoguerra, l’avanzata dell’industrializzazione e il tramonto degli ideali ottocenteschi.

“Ossi di seppia”, pubblicata nel 1925, rappresenta la prima grande raccolta montaliana e, al tempo stesso, un manifesto etico, stilistico e spirituale. Se all’inizio la raccolta fu accolta con una certa perplessità, oggi è considerata un caposaldo, fondamentale per comprendere la crisi esistenziale e la complessità del sentire novecentesco. Legata all’esperienza diretta della Liguria — che è contemporaneamente paesaggio reale e luogo simbolico — l’opera rinnova profondamente le forme e i temi della lirica italiana, attraverso scelte linguistiche e figurative rivoluzionarie.

Con questo saggio si intende offrire un’analisi esaustiva di *Ossi di seppia*, evidenziando i suoi temi centrali, la struttura, le strategie stilistiche e il suo significato nel contesto della letteratura italiana. La tesi che si sostiene è che Montale, con questa raccolta, rompe con la tradizione precedente, elaborando una nuova visione del “male di vivere”, capace di esprimersi tramite oggetti concreti e simboli quotidiani, rivoluzionando così sia i contenuti che le forme della poesia.

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1. Il titolo: simboli e significati nascosti

Il titolo “Ossi di seppia” apparve subito enigmatico. Alla base vi è una potente metafora della condizione esistenziale moderna: gli ossi di seppia, resti bianchi e levigati dal mare, alludono a ciò che rimane della vita dopo che le passioni, la speranza e la vitalità si sono consumate. Ricurvi e svuotati, questi ossicini abbandonati sulla riva diventano l’emblema di un’esistenza arida e priva di nutrimento, riflettendo perfettamente il senso di precarietà e spossatezza che attraversa le poesie.

Il titolo richiama inevitabilmente anche il paesaggio ligure: in quel tratto di costa dove il poeta aveva soggiornato, la presenza degli ossi di seppia sulle spiagge era un elemento familiare. Il mare — e con esso la pietra, la macchia mediterranea, la calura estiva e il vento — esercitano una funzione centrale, diventando scenografia esistenziale e, al tempo stesso, una vera e propria “lingua degli oggetti”. Non mancano, infine, interpretazioni meta-letterarie: l’osso di seppia può simboleggiare il lavoro del poeta, che, come il mare, lima e consuma la materia verbale, lasciando solo il necessario, l’essenziale, l’osso appunto.

Le immagini naturali non sono mai solo descrittive: divengono correlativi oggettivi, cioè elementi del mondo sensibile che incarnano condizioni interiori. Così, gli ossi di seppia si collegano al senso d’aridità (“sterile ossame”) che abita l’animo umano, ma richiamano anche l’epitome di tutta la raccolta: la fatica quotidiana del vivere, il senso di perdita e lo sforzo di dare significato a ciò che sembra ormai privo di energia vitale.

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2. Il contesto culturale e filosofico

L’opera di Montale si sviluppa in un humus filosofico e culturale segnato dal pessimismo esistenziale, ormai dominante già all’inizio del Novecento. L’influsso di autori come Schopenhauer e, in certa misura, Nietzsche è evidente. La realtà viene percepita come qualcosa di ostile, inaccessibile e irrimediabilmente separata dagli esseri umani. Montale abbandona l’antico ottimismo della scienza e del progresso: la fede nel razionalismo positivista, che aveva animato il secondo Ottocento e autori come Carducci, qui viene decisamente rifiutata.

Sul piano letterario, Montale prende le distanze dalla poesia dannunziana, caratterizzata dall’esaltazione vitalistica e dall’ubriacatura sensoriale. Nei confronti di Gabriele D’Annunzio, Montale attua una vera e propria rivoluzione: se il Vate cercava l’ebbrezza dell’esistenza nell’estasi panica e nell’armonia con la natura, il poeta genovese esprime invece una tensione continua, dominata dall’aridità, dalla disillusione e dalla consapevolezza dell’inutilità di ogni tentativo d’identificazione con il mondo.

Condivide con Pascoli una certa attenzione per gli oggetti modesti e per una lingua semplice, ma la poetica del “fanciullino”, ricca di speranza e di attaccamento ai piccoli miracoli quotidiani, cede qui il posto a una visione più spoglia e amara. Affinità possono individuarsi anche col crepuscolarismo (ad esempio, con Guido Gozzano), per la scelta di temi anti-eroici e per l’abbassamento del registro stilistico; ma mentre i crepuscolari indulgevano spesso all’autocommiserazione e all’ironia sottile, Montale si distingue per la drammaticità e la profondità anti-lirica della sua visione.

Il paesaggio ligure, elemento ricorrente e originario della poesia montaleana, è una “terra di frontiera” tra vita e morte, speranza e disincanto: ulivi, rovi, polverosi sentieri e, soprattutto, il muro che divide dalla realtà autentica, divengono immagini e luoghi in cui si riflettono le tensioni filosofiche dell’autore. La Liguria è, insomma, insieme elegia e simbolo: memoria personale e teatro dell’angoscia universale.

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3. Struttura della raccolta e divisione in sezioni

La raccolta *Ossi di seppia* è articolata in quattro grandi sezioni: “Movimenti”, “Ossi di seppia”, “Mediterraneo” e “Meriggi e ombre”. Ognuna contribuisce a sviluppare e approfondire i nuclei tematici dell’opera, in modo coerente e progressivo.

La poesia di apertura "In Limine" (“sulla soglia” in latino) ha un valore programmatico: invita il lettore a non aspettarsi verità consolatorie e ad abbandonare ogni illusione estetica. Si tratta di una soglia simbolica tra vecchia e nuova poesia, tra il tentativo fallito dell’esplorazione e il deserto spirituale che caratterizza la modernità. Analogamente, la chiusa con "Riviere" sembra suggerire un ritorno circolare, un movimento senza sbocchi verso un altrove sempre negato.

La struttura delle sezioni risponde a una triplice esigenza: ciascuna approfondisce la riflessione sulla perdita di senso (come nella sezione omonima “Ossi di seppia”), sulle inquietudini del rapporto con la natura e con il trascorrere del tempo ("Meriggi e ombre"), o ancora sulla memoria e sulla ricerca di salvezza attraverso la meditazione ("Mediterraneo"). I testi non sono mai narrazioni lineari, ma frammenti: ogni poesia si configura come un tentativo, mai pienamente riuscito, di penetrare il mistero dell’esistere.

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4. Temi principali di *Ossi di seppia*

Uno dei concetti più noti e profondi dell’opera è quello del “male di vivere”. Montale ne dà una definizione definitiva nella poesia “Spesso il male di vivere ho incontrato”, dove la sofferenza appare come fatica quotidiana, come condizione connaturata all’esistenza, e non come una pena particolare, o passeggera. A differenza del pessimismo romantico, qui il dolore non è solo soggettivo, ma è inscritto nel tessuto stesso della realtà.

La solitudine e l’angoscia esistenziale sono una conseguenza diretta di questo male di vivere: il poeta si scopre inadeguato, costantemente separato dal mondo da una barriera invisibile e insuperabile (“il muro”), che impedisce qualsiasi forma di comunione autentica sia con la realtà sia con gli altri. L’immagine dello “scheletro” ritorna come metafora dell’essere ridotti all’essenziale, privati di ogni sovrastruttura che protegge e dà senso.

Il paesaggio ligure, con la sua aridità, diventa lo specchio della condizione interiore del poeta: nonostante la bellezza della costa, prevalgono immagini di calore opprimente, di terreno spaccato e di vegetazione ostile. Il tema dell’aridità si fa doppio: esteriore e interiore, naturale e spirituale.

Il "muro" ricorre sia come ostacolo fisico sia come metafora della separazione tra il desiderio umano di conoscenza/armonia e la sua effettiva irraggiungibilità. Il tempo, inoltre, nei versi di Montale non è mai di redenzione: è piuttosto una spirale di ripetizioni, cicli che non portano novità, ma solo un perpetuo ritorno dell’assenza e della sterilità.

Il senso della frantumazione dell’identità, infine, è percepibile ovunque: si avverte una nostalgia per l’infanzia — tempo dell’unità perduta — e un’inquietudine profonda, quasi una perdita di contatto con sé stessi. In controluce, però, resiste una fragile aspirazione a qualche forma di riscatto: talvolta la salvezza sembra raggiungibile attraverso uno stoico distacco dalle passioni, altre volte come percezione inquieta del “nulla” dietro le apparenze, che, se da un lato spaventa, dall’altro testimonia una specie di resistenza umana al non senso.

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5. Linguaggio e stile poetico: innovazioni e peculiarità

Un elemento innovativo della raccolta è la tecnica del correlativo oggettivo: Montale utilizza oggetti concreti per esprimere emozioni e principi astratti, rinunciando così ai grandi temi ideali, e facendo della poesia un’arte degli oggetti e delle cose comuni. Così limoni, cocci di bottiglia, lucertole, sentieri e pietre finiscono per caricarsi di significati universali. Il “quotidiano” diventa materia poetica, in netta rottura con la retorica del passato.

Il linguaggio si fa spoglio, essenziale, mai ricercato o ornamentale. Parole umili e consuete, ma selezionate con assoluta precisione. Tale scelta riflette urgentemente il tentativo di restituire il vero: non più una poesia delle grandi astratte idealità, ma una poesia che si misura con la realtà minuta, con l’aridità e la frammentazione dell’esistenza moderna.

Sul piano metrico prevale il verso libero, senza costrizioni rigide, spesso segnato da una rottura interna anche negli endecasillabi, in modo da creare un ritmo "franto" ed esprimere il senso di disordine e di crisi. Similitudini e metafore si intrecciano a sinestesie sottili (come nel celebre “il grido nero delle rondini”), rendendo ogni testo un mosaico denso, allusivo, in cui ogni immagine è carica di sfumature.

L’atmosfera generale si caratterizza per una distanza emotiva che, tuttavia, non nega l’intensità del coinvolgimento: l’ironia amara, la visione impersonale sono strumenti per elevare la tragedia individuale a esperienza universale.

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6. Analisi di alcune poesie chiave

Tra i testi più rappresentativi spicca “I limoni”, vero manifesto della poetica degli oggetti: qui la scelta del limone, frutto semplice e povero, si contrappone all’ostentazione dei “landscape” classici. Il limone — e il suo profumo acre — realizza l’irruzione del miracolo nell’ordinario, la possibilità per un attimo di intravedere una verità ulteriore dietro la maschera del quotidiano.

“Meriggiare pallido e assorto” restituisce mirabilmente il sentimento della stasi, la percezione di essere incastrati tra luce e ombra, immobilità e desiderio di fuga: la realtà non offre appigli e il poeta resta sospeso, privo di una direzione, tra il muro e la linea del cielo.

In “Non chiederci la parola”, Montale afferma l’impossibilità di definire una volta per tutte l’essenza delle cose: le parole non possono esprimere certezze, ma solo suggerire. Di fronte al disordine del mondo, al poeta resta solo la capacità di testimoniare l’assenza, la mancanza, in uno sforzo etico di “dire il vero”.

Queste poesie mostrano come Montale rompa con ogni estetismo e fondi la sua poetica sull’analisi spietata, sull’umiltà delle cose, sulla densità simbolica degli oggetti minimi.

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7. Il significato filosofico esistenziale e letterario

Per Montale, la poesia non offre consolazioni, né un messaggio positivo; essa è, al contrario, uno strumento per interrogarsi e gettare luce sulla fragilità della condizione umana. Riducendo la parola all’essenziale, il poeta si oppone alla vacuità dell’eloquenza e all’illusione del lirismo classico.

Il confronto con Leopardi — altro grande interprete del pessimismo italiano — sorge quasi spontaneo. Eppure, mentre Leopardi nutre una specie di rimpianto per il passato e per la perduta armonia con la natura, Montale è più radicale e moderno: non esiste alcun Altrove che consoli, nessuna speranza, universale o privata, che illumini lo scenario spoglio della raccolta.

*Ossi di seppia* rappresenta allora una nuova concezione della poesia: non più confessione sentimentale, ma riflessione critica, impastata di ironia e di tensione conoscitiva. Lo stile ermetico (di cui Montale sarà uno dei massimi esponenti) indirizzerà le generazioni future verso una poesia più allusiva, simbolica, problematica.

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8. Consigli per l’analisi e lo studio di *Ossi di seppia*

Per affrontare la lettura di *Ossi di seppia* occorre abbandonare l’idea di trovarsi di fronte a racconti comprensibili o a messaggi immediati: l’essenza della raccolta sta nelle immagini, negli oggetti che diventano simboli, nei sentimenti sfuggenti che questi evocano.

È fondamentale allenarsi a individuare i correlativi oggettivi, cioè quegli oggetti che, continuamente riproposti, incarnano stati d’animo o concetti difficili da definire razionalmente. Occorre fare attenzione alle figure retoriche — le sinestesie che uniscono sensazioni diverse, le metafore che trasportano significati inediti — e provare a decifrare come ogni elemento concreto contribuisca alla composizione dell’atmosfera generale.

Dal punto di vista personale, riflettere su quanto il “male di vivere” o la solitudine siano ancora temi universali è esercizio utilissimo per arricchire la propria interpretazione e renderla attuale. Inoltre, per preparare interrogazioni o compiti, è opportuno strutturare le risposte in modo chiaro: partire dai temi chiave, passare agli aspetti stilistici e concludere contestualizzando l’opera sia nella biografia montaleana che nell’evoluzione della poesia italiana.

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Conclusione

Si può così ribadire che, con *Ossi di seppia*, Montale ha segnato un passaggio epocale nella letteratura italiana: ha introdotto una nuova visione della realtà, cinica e disillusa, e soprattutto un modo nuovo di fare poesia, essenziale, concreta e profonda.

Il valore simbolico del titolo, i temi del dolore, della solitudine e dell’aridità, la struttura frammentaria e l’uso del correlativo oggettivo costituiscono le principali chiavi di lettura che ogni studente dovrebbe possedere.

L’attualità della raccolta non si esaurisce con la stagione in cui fu composta: il senso di precarietà, l’aridità dell’anima e l’irriducibile tensione verso un senso altro sono problemi che attraversano la nostra epoca quanto quella di Montale. La lettura di questa raccolta ci invita, oggi come allora, a non accontentarci delle risposte facili, ad accettare la fatica del vivere come dimensione universale, a trovare nella poesia uno specchio autentico delle nostre inquietudini.

Infine, chi volesse approfondire potrà confrontare questa raccolta con gli esiti successivi della poesia montaliana, come ne *Le occasioni*, *La bufera e altro* e *Satura*, tracciando un percorso di continuo interrogarsi e rinnovarsi che rende Eugenio Montale uno dei massimi interpreti della crisi e delle speranze dell’uomo moderno.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Quali sono i principali temi in Ossi di seppia di Montale?

I principali temi sono la crisi esistenziale, il senso di precarietà e lo sforzo di dare significato alla vita moderna.

Cosa rappresenta il titolo Ossi di seppia nella raccolta di Montale?

Il titolo simboleggia una condizione esistenziale arida e priva di nutrimento, riflettendo la fatica e la perdita della speranza umana.

In che modo Ossi di seppia segna una svolta nella poesia italiana?

Ossi di seppia rompe con la tradizione precedente, introducendo nuove forme e temi legati al 'male di vivere' e all'uso di simboli quotidiani.

Qual è il contesto culturale di Ossi di seppia di Montale?

Il contesto è quello del primo Novecento, segnato dal pessimismo esistenziale e dalla perdita di fiducia nel progresso positivista.

Come si distingue lo stile di Ossi di seppia rispetto alla poesia dannunziana?

Montale abbandona l'esaltazione sensoriale della poesia dannunziana, scegliendo un linguaggio più essenziale e oggettivo.

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