De Domo Sua di Cicerone: traduzione e commento (capitoli 16-20)
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 24.01.2026 alle 17:05
Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 21.01.2026 alle 6:46
Riepilogo:
Scopri la traduzione e il commento dei capitoli 16-20 di De Domo Sua di Cicerone per comprendere storia, politica e retorica romana. 📚
Introduzione
Nel panorama letterario dell’antica Roma, Cicerone occupa un posto di assoluto rilievo, sia come oratore che come scrittore e uomo politico. “De Domo Sua” si inserisce tra le opere più significative di Cicerone, poiché rappresenta non solo la memoria di un evento personale di grande portata – l’esilio ed il ritorno dalla confisca della propria casa – ma anche un vivido affresco della Roma repubblicana, travagliata da crisi, lotte di potere e profonde trasformazioni sociali. Collocandosi attorno al 57 a.C., in un momento di delicato equilibrio politico, l’orazione offre allo studente di liceo classico italiano una fonte preziosa per comprendere non solo la perizia retorica di Cicerone ma anche la trama fitta della storia romana.La traduzione dei capitoli 16-20 di “De Domo Sua” si rivela particolarmente significativa: in questi passi, emergono in modo cristallino sia le tensioni politiche del tempo sia la capacità di Cicerone di utilizzarle a proprio vantaggio, al fine di rafforzare la propria posizione pubblica. Il presente saggio si propone quindi di analizzare, sulla base di una versione ragionata, i contenuti fondamentali di questi capitoli, concentrando l’attenzione sugli aspetti politici, retorici e linguistici. L’obiettivo non è soltanto offrire una traduzione fedele, ma anche proporre chiavi di lettura e strumenti interpretativi utili per una corretta e consapevole fruizione del testo.
Il metodo di lavoro adottato affianca all’analisi letterale del passo latino un’esplorazione storica e culturale dei suoi riferimenti, con continui rimandi al quadro politico dell’epoca e un’attenzione particolare alle strategie retoriche del grande oratore. Note esplicative e approfondimenti terminologici saranno utilizzati per chiarire i passaggi più complessi, nell’intento di mostrare come una traduzione ben condotta possa arricchire tanto la comprensione del testo quanto il bagaglio culturale dello studente.
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I. Contesto storico-politico contemporaneo ai capitoli 16-20
Per comprendere appieno il valore dei capitoli analizzati, è necessario calarli nel clima della Roma tardo-repubblicana, segnata da una profonda crisi che coinvolgeva non solo l’élite politica, ma anche le fasce più deboli della società. Proprio in quegli anni la città era travolta da carestie, frequenti tumulti popolari e una pericolosa instabilità istituzionale. Il grano, principale sostentamento della plebe urbana, diventava strumento di controllo sociale e arma politica: chi ne garantiva l’approvvigionamento godeva del favore del popolo, mentre chi falliva rischiava l’odio e la delegittimazione.Cicerone, reduce dall’esilio e rientrato trionfalmente a Roma grazie all’intervento di sostenitori potenti come Pompeo, si trovò in una posizione strategica e ambivalente. Da un lato, era guardato dal popolo come baluardo di legalità e garanzia di stabilità; dall’altro, i suoi avversari (tra cui gli esponenti della fazione di Clodio) lo accusavano di agire per interesse personale sotto la maschera della pubblica utilità. La sua parola, quindi, doveva muoversi con estrema cautela tra istanze opposte: rassicurare le masse, difendersi dagli attacchi, giustificare i propri gesti e, non da ultimo, riconciliare la propria dignità con le esigenze dello Stato.
In questa situazione, la figura di Gneo Pompeo emerge come punto di riferimento insostituibile per il mantenimento dell’ordine. Investito di poteri speciali (extra ordinem), Pompeo incarnava la speranza di una soluzione efficace ai mali della Repubblica, conquistando consensi grazie ai suoi successi militari contro i pirati e ai suoi interventi sulla scena politica interna. Tuttavia, proprio il conferimento di questi incarichi straordinari alimentava accese polemiche: si trattava di una sospensione delle regole della res publica che, pur necessaria secondo alcuni, era vista da altri come un pericoloso precedente.
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II. Analisi dettagliata dei temi principali nei capitoli 16-20
A. L’approvvigionamento e la crisi alimentare
Nei capitoli in esame, il tema dell’approvvigionamento del grano è presentato non solo come questione tecnica ma come emblema dei conflitti tra interesse privato, bene pubblico e competizione politica. Dalla versione latina traspare l’angoscia di una Roma affamata, dove la scarsità di cereali alimenta incertezze economiche, tensioni sociali e la diffidenza verso le autorità.Cicerone, consapevole dell’importanza simbolica del grano, proclama la propria innocenza rispetto alle accuse di aver speculato sulla crisi (accuse spesso strumentali, fondate sulla malizia degli avversari politici). Egli dichiara di non aver amministrato direttamente gli approvvigionamenti ma di aver delegato l’incarico ad un amico dotato dei mezzi necessari, difendendo così la propria onestà: «cum me communi temporis difficultate omniumque calamitate teneri viderem, id quod in me non erat, non sum frumentum imperaturus» (parafrasi). Questa scelta, apparentemente umile, è anche un potente atto retorico: Cicerone si mostra, agli occhi del pubblico, come uomo delle istituzioni, disposto a rinunciare all’esercizio diretto del potere pur di salvaguardare il bene comune.
L’opposizione però insinua che ciò sia segno di debolezza o, peggio, di indifferenza alle sofferenze popolari. Cicerone risponde con orgoglio, argomentando che la vera corruzione sta non nell’evitare compiti gravosi, ma nell’approfittare delle emergenze per arricchirsi. Attraverso sapienti allusioni e movenze retoriche, l’oratore ribadisce la trasparenza delle proprie intenzioni, contrapponendole alle pratiche opache di altri personaggi pubblici dell’epoca.
B. La promessa di rinascita della Repubblica grazie al ritorno di Cicerone
Il ritorno di Cicerone dall’esilio viene presentato nei capitoli 16-20 come un momento di svolta non solo personale, ma collettivo. Il suo ingresso a Roma è associato simbolicamente alla fine della crisi del grano e al ripristino della pace civile: «Nihil cibi, nihil pacis, nisi remeante Cicerone». Questo passaggio rivela tutta la forza della propaganda ciceroniana: la carestia e il disordine rappresentano il vuoto lasciato dall’esilio dell’oratore, mentre la sua presenza è garanzia di prosperità e sicurezza, un parallelo che ricorda, nel suo impianto, il successivo topos della pax augustea.Inoltre, Cicerone insiste sulle proprie qualità personali: la sua auctoritas, la capacità di suscitare fiducia, la prudenza e la scrupolosità amministrativa sono presentate come doti fondamentali per il governo della città nei momenti di crisi. L’utilizzo di termini come religio e fides richiama le aspettative romane verso i magistrati, che dovevano incarnare non solo l’efficienza, ma anche la correttezza morale e il rispetto della tradizione.
C. Il conflitto con l’opposizione e la difesa degli incarichi straordinari
Un aspetto cruciale di questi capitoli è il dibattito sull’utilizzo di poteri straordinari. Cicerone, riflettendo sul ruolo affidato a Pompeo, difende la necessità di sospendere, in casi estremi, il normale funzionamento delle istituzioni repubblicane per contrastare minacce eccezionali. Ma questa difesa non è incondizionata: l’oratore rassicura gli ascoltatori sulle sue intenzioni non tiranniche e ricorda che, già nel passato, gli avversari non avevano mostrato lo stesso rispetto per le norme quando si era trattato di trarre vantaggio per sé. In questa dialettica emergono i temi cruciali della responsabilità politica e dei limiti dell’ambizione personale: il bene della Repubblica viene sempre posto al di sopra delle ambizioni individuali.Le strategie retoriche che Cicerone impiega qui sono raffinate eppure efficaci: si serve del contrasto tra sé e l’opposizione, ricorrendo a esempi concreti e a riferimenti puntuali a delibere e alleanze violate dai suoi avversari. In questo modo costruisce un’immagine di sé come difensore della legge più saldo, mentre sottolinea le incoerenze e l’ipocrisia dell’altro schieramento.
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III. Aspetti linguistici e stilistici della traduzione
Tradurre la prosa di Cicerone, in particolare nei capitoli qui considerati, rappresenta una sfida rilevante sotto il profilo linguistico. Innanzitutto, la presenza di termini tecnici giuridici e politici – ad esempio, “litterae publicae”, “imperium extraordinarium”, “auctoritas” – richiede estrema attenzione: una traduzione letterale rischia spesso di penalizzare la ricchezza semantica originaria, ma un adattamento troppo libero può perdere il senso specifico che il termine aveva nella cultura romana.Dal punto di vista sintattico, un altro ostacolo riguarda il frequente ricorso di Cicerone a subordinate complesse, perifrasi e incisi: occorre scomporre il periodo rispettando il ritmo interno ma senza spezzare il flusso argomentativo. Inoltre, le figure retoriche – come l’anàfora, il chiasmo e l’iperbole – non sono solo orpelli stilistici, ma veri e propri strumenti di persuasione: nella traduzione, conviene valorizzare queste strutture, anche a rischio di sacrificare qualche letteralità.
Un esempio dal testo può chiarire queste difficoltà. Se Cicerone scrive “Tempus erat quo nihil nisi de salute civitatis cogitari oporteret”, una resa troppo piatta rischia di banalizzare; mantenere la solennità può invece richiedere soluzioni del tipo: “Era il tempo in cui tutto doveva essere subordinato alla salvezza della comunità”. Si tratta, insomma, di trovare un equilibrio tra fedeltà e scorrevolezza, evitando provincialisimi o anacronismi.
Un buon suggerimento pratico per gli studenti è quello di tradurre prima letteralmente il periodo, per poi ristrutturarlo in italiano corrente, eventualmente risalendo alle radici etimologiche dei termini-chiave e ricercando nei lessici specifici (come quello di Ferruccio Calonghi o, più vicini a noi, gli apparati di commento della Fondazione Lorenzo Valla) il senso originario.
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IV. Interpretazioni critiche e implicazioni contemporanee
I capitoli 16-20 di “De Domo Sua” offrono, oltre alla ricchezza letterale, numerosi spunti di riflessione sull’attualità del potere e del ruolo dell’intellettuale nella società. Cicerone, nelle sue argomentazioni, sembra anticipare temi oggi ancora al centro del dibattito politico: l’equilibrio tra poteri ordinari e straordinari (si pensi alle odierne misure di emergenza), la responsabilità dei governanti nei confronti della cittadinanza, l’importanza della trasparenza amministrativa.Il modello ciceroniano di “intellettuale pubblico”, impegnato per il bene della polis e disposto a rischio personale pur di difendere la legalità, trova riscontro in figure della cultura italiana come Giorgio La Pira o, in ambito giuridico, Piero Calamandrei. Leggere e tradurre questi testi non è quindi solo esercizio scolastico, ma occasione per riflettere criticamente su valori ancora oggi fondamentali: la separazione dei poteri, la necessità di una cittadinanza attiva, il pericolo dell’opportunismo e della demagogia.
Inoltre, il lavoro di traduzione rappresenta per lo studente un laboratorio di “palestra critica”: attraverso il confronto fra latino e italiano, si riflette non soltanto sull’evoluzione della lingua, ma anche sulla permanenza dei grandi nuclei tematici che fondano la nostra civiltà.
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Conclusione
In conclusione, l’analisi e la traduzione dei capitoli 16-20 di “De Domo Sua” permettono di cogliere, da un lato, la grande attualità delle questioni politiche e morali affrontate da Cicerone e, dall’altro, il potere formativo del lavoro filologico sul testo. Questi passi, infatti, offrono allo studente la possibilità di misurarsi con problemi traducibili nella realtà contemporanea, ma anche di sviluppare strumenti di analisi lessicale, logica e critica che vanno ben oltre la semplice comprensione letterale.La traduzione non si esaurisce mai in una mera trasposizione linguistica: è sempre un atto interpretativo che presuppone conoscenza approfondita del contesto storico-culturale e raffinata sensibilità stilistica. Proprio per questo, cimentarsi con i testi di Cicerone resta un’esperienza insostituibile di crescita sia intellettuale che civile.
Studiare e tradurre il latino, in definitiva, permette di riconoscere nelle parole antiche le radici delle nostre domande più attuali e – soprattutto – ci invita a diventare cittadini capaci di riflessione e responsabilità critica dentro la comunità a cui apparteniamo.
Valutazione dell'insegnante:
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 24.01.2026 alle 17:05
Sull'insegnante: Insegnante - Giorgio S.
Ho 12 anni di esperienza nella preparazione alla maturità. Insegno pensiero critico, argomentazione e stile consapevole; con le classi più giovani guido i requisiti di comprensione e produzione. Prima mettiamo ordine, poi rifiniamo: senza fretta e senza rumore.
Ottimo lavoro: struttura chiara, analisi storica e retorica ben argomentata e scelte terminologiche appropriate.
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