Analisi

Verri e Manzoni a confronto: peste, untori e interpretazioni

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 22.01.2026 alle 10:01

Tipologia dell'esercizio: Analisi

Riepilogo:

Scopri il confronto tra Verri e Manzoni sulla peste e gli untori, analizzando contesto storico e interpretazioni per approfondire critica e storia 📚

Introduzione

Il Seicento milanese rappresenta uno snodo cruciale per comprendere tanto la storia italiana quanto l’evoluzione del pensiero europeo. In questo periodo, la città è attraversata da una delle più violente ondate di peste della sua storia (1629-1631), una tragedia che, oltre a decimare la popolazione, segna profondamente la mentalità collettiva. Il terrore che accompagna l’epidemia porta alla nascita di credenze popolari che trovano negli “untori” i capri espiatori ideali, in un clima di sospetto e isteria collettiva. Su questi eventi si sono misurati due tra i più influenti intellettuali della modernità italiana: Pietro Verri, figura emblematica dell’Illuminismo lombardo, e Alessandro Manzoni, padre del romanzo storico ottocentesco. Entrambi affrontano la questione della peste e delle persecuzioni agli untori, ma lo fanno da angolature radicalmente differenti, segnate ciascuna dal contesto culturale e dalla sensibilità dell’autore. Lo scopo di questo saggio è esplorare le divergenze e i punti di contatto tra Verri e Manzoni, evidenziando non solo le differenze di impostazione metodologica e narrativa, ma anche le implicazioni ideologiche, storiche e morali dei rispettivi approcci. Il percorso si articolerà dunque attraverso un inquadramento storico e culturale della Milano seicentesca, una lettura delle strategie interpretative adottate dai due autori, una riflessione comparativa sulle loro prospettive, per giungere infine a considerazioni sull’attualità delle loro intuizioni e sulla funzione educativa di un dialogo tra punti di vista differenti.

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Il contesto storico e culturale: Milano, la peste e la nascita degli untori

Per comprendere appieno il dibattito tra Verri e Manzoni, occorre anzitutto collocare storicamente il fenomeno della peste milanese. A partire dalla primavera del 1629, la città è investita dalla seconda onda della cosiddetta “peste del Seicento”, che, complice la vulnerabilità delle popolazioni dopo anni di guerra e carestie, si diffonde con rapidità inaudita. Le cronache del tempo raccontano di intere famiglie annientate, case abbandonate, commerci fermi e un clima di paura che dilaga anche tra i ceti più colti della popolazione. È in questo ambiente, sospeso tra la razionalità degli editti e la precarietà della vita quotidiana, che nasce la figura degli untori: individui accusati di spargere volontariamente il morbo, simulando un intervento diabolico o addirittura politico contro la città. L'origine della superstizione è antichissima, ma durante l’epidemia milanese trova terreno fertile tra la gente, desiderosa di individuare un responsabile in carne e ossa contro qualcosa di invisibile e implacabile. L’untore diventa così una risposta psicologica a un male che sfugge a ogni logica conosciuta dalla scienza medica dell’epoca. Nel passaggio tra l’Illuminismo e il Romanticismo, l’atteggiamento verso la peste e i suoi presunti propagatori si modifica. L’epoca di Verri (seconda metà del Settecento) è dominata dalla fiducia nel metodo scientifico e nella possibilità di correggere gli errori della tradizione, mentre la generazione di Manzoni, a distanza di oltre un secolo, si interroga sugli aspetti morali, religiosi ed esistenziali di queste tragedie collettive.

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Pietro Verri: la ragione contro le tenebre della superstizione

Pietro Verri esamina il tema della peste e degli untori nel suo celebre saggio “Osservazioni sulla tortura”. Qui, il filosofo milanese adotta uno stile asciutto, quasi documentaristico, che rifugge ogni esaltazione narrativa per affidarsi esclusivamente a fonti ufficiali, verbali processuali e testimonianze dirette. La freddezza della prosa è lo strumento tramite cui smonta impietosamente le credenze infondate dell’epoca, mostrando come la caccia agli untori sia stata originata dall’ignoranza popolare ma, più gravemente, assecondanta e sfruttata dalle stesse autorità civili e religiose. Un esempio chiave è il caso di Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora: due sventurati accusati, con prove inconsistenti, di essere responsabili della diffusione della peste tramite la presunta “unzione” di porte, maniglie e muri cittadini. Verri analizza con minuzia le modalità del processo, le confessioni estorte sotto tortura e le esecuzioni esemplari, sottolineando che in nessun passaggio vi sia stata vera giustizia o razionalità. Il vero bersaglio della critica di Verri non è la plebe, bensì le istituzioni: magistrati, medici e funzionari che tradiscono la loro funzione pubblica cedendo all’isteria collettiva. Il racconto illumina “da dentro” i meccanismi della follia sociale: il bisogno di spiegare l’inspiegabile, la sicurezza illusoria creata dal trovare un colpevole, i danni irreparabili prodotti dall’assenza di sapere scientifico. Non vi sono eroi nelle pagine di Verri: lo scenario è dominato dall’arbitrio, dal pregiudizio, dall’incapacità collettiva di scorgere la verità dietro la coltre della superstizione. La sua analisi, quindi, si fa pedagogica: Verri scrive per ammonire il lettore contemporaneo, mostrando quanto possa essere insidiosa la seduzione dell’ignoranza. La sua è una denuncia che vuole insegnare la prudenza della ragione, invitando la società a non cedere ai demoni della paura.

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Alessandro Manzoni: storia, morale e fede nel racconto della peste

Alla prospettiva disincantata di Verri si contrappone quella di Alessandro Manzoni che, nei celebri capitoli dedicati alla peste de “I promessi sposi”, fonde le esigenze della verità storica con il respiro ampio del romanzo romantico. Manzoni, pur documentandosi su fonti come il Ripamonti, non cede mai alla tentazione di ridurre i fatti a semplici dati: costruisce una narrazione fortemente stratificata, dove la cronaca si fa strumento per esplorare le passioni umane, le responsabilità sociali e il mistero della Provvidenza. L'autore descrive la folla impaurita ma anche “in cerca di senso”, pronta a vedere untori ovunque: forestieri, viandanti, infermi. Tuttavia, a differenza di Verri, Manzoni sottolinea come la follia popolare non sia tutta uguale: accanto al cieco furore del popolo si stagliano figure dotate di profondità morale e slancio solidale. Emblematica è la descrizione dell’opera dei cappuccini, instancabili nell’assistenza agli ammalati anche a rischio della propria vita, come pure la nobile figura del cardinale Federico Borromeo, modello di umanità e carità evangelica. Nel romanzo, la giustizia umana è messa sotto processo non solo per l’errore, ma anche per la capacità di redenzione. La fede cristiana offre uno sguardo di speranza, un tentativo di ordine morale di fronte al caos. L’Untore, quindi, non è soltanto vittima della superstizione, ma il punto d’incrocio tra limiti umani e aspirazione al bene. Manzoni invita il lettore a interrogarsi non solo sulle colpe della società, ma sulle proprie responsabilità individuali e collettive. Il fine della narrazione manzoniana è dunque più complesso: mettere in scena, con la forma avvincente del romanzo, le debolezze dell’uomo, ma anche la possibilità di riscatto attraverso la fede, l’intelligenza del cuore e la solidarietà.

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Verri e Manzoni a confronto: tra scienza e coscienza

Il confronto tra le opere di Verri e Manzoni si gioca su piani molteplici. Dal punto di vista metodologico, Verri si affida all’indagine serrata, ai dati, a una scrittura essenziale e argomentativa, propria dell’erudizione dell’Illuminismo lombardo. Manzoni, invece, rivendica la funzione etica e didattica del romanzo, utilizzando la storia per coinvolgere emotivamente il lettore e spingerlo a un’autonoma riflessione morale. La realtà sociale è percepita differentemente: Verri la considera una selva di errori, colpe e deformazioni da correggere con la luce della razionalità; Manzoni la vede come un teatro complesso dove convivono il peccato e la grazia, la tenebra e la speranza. Negli “untori” di Verri non c’è scampo o redenzione: sono vittime di un meccanismo cieco, macinati da forze più grandi di loro. In Manzoni, al contrario, la società sa anche produrre figure positive che testimoniano una possibile risposta costruttiva di fronte alla catastrofe. Non meno significativa è la differenza dei destinatari: Verri si rivolge al cittadino informato, desideroso di strumenti critici contro la superstizione; Manzoni vuole toccare il cuore e l’intelligenza del più vasto pubblico, proponendo un viaggio dentro la storia che è anche viaggio dentro l’animo umano. Da un lato, la forza della denuncia; dall’altro, la profondità della compassione. Le due voci, pur diverse, si arricchiscono a vicenda: il rigore critico di Verri e la tensione morale di Manzoni offrono strumenti diversi, ma complementari, per comprendere i misteri della paura collettiva e delle derive persecutorie.

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Attualità e valore educativo del confronto

Le riflessioni di Verri e Manzoni mantengono, ancora oggi, una straordinaria contemporaneità. In un’epoca in cui nuove epidemie e paure risvegliano il bisogno di capri espiatori – si pensi ai recenti dibattiti su minoranze, vaccini, “untori” mediatici – la lezione dei due autori si fa urgente. Da un lato, è necessario il rigore della ragione per evitare che l’ignoranza si traduca in ingiustizia; dall’altro, è essenziale sviluppare empatia e senso di responsabilità per non soccombere alla disumanizzazione dell’altro. Verri, precursore della storiografia moderna, e Manzoni, padre di una letteratura “civile”, ci insegnano che solo il confronto di prospettive diverse permette di cogliere la complessità dell’esperienza umana. Studiare entrambi significa imparare che dietro ogni evento storico vi sono reticoli di cause, di errori, ma anche di possibili risposte costruttive. Inoltre, il dialogo tra scienza e coscienza, ragione e fede, tecnica e umanità, proposto da questi maestri, si configura come antidoto contro ogni forma di assolutismo del pensiero unico.

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Conclusione

In conclusione, il confronto tra Verri e Manzoni sul tema della peste e degli untori rappresenta un esempio di come la stessa materia storica possa essere interpretata con strumenti e finalità profondamente diversi. Verri si affida alla ragione critica e al disincanto delle illusioni collettive; Manzoni offre una lettura insieme storica e morale, dove la speranza non è mai completamente schiacciata dall’errore umano. La diversità degli sguardi è una risorsa preziosa per lo studente e il cittadino: solo il pluralismo delle interpretazioni consente di addentrarsi davvero nella complessità del reale. Leggere Verri e Manzoni non equivale soltanto a “passare un esame”, ma permette di interrogare il nostro tempo, le nostre paure, i nostri bisogni di sicurezza e verità. Per ulteriori approfondimenti, sarebbe interessante allargare la riflessione ad altri esempi di “caccia alle streghe” nella letteratura e nella storia italiana, ma anche a figure che hanno cercato di conciliare scienza e fede nelle risposte alle crisi collettive. In definitiva, il dialogo tra Verri e Manzoni resta un modello insostituibile per chi voglia fare esercizio critico sulle dinamiche che, ieri come oggi, governano la società di fronte all’emergenza e alla paura.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Quali sono le differenze tra Verri e Manzoni sulla peste?

Verri analizza la peste in modo razionale e storico, mentre Manzoni si concentra sugli aspetti morali ed esistenziali, riflettendo i diversi contesti culturali e letterari in cui operano.

Come interpretano gli untori Verri e Manzoni nei loro scritti?

Verri considera gli untori vittime di superstizione e ignoranza, Manzoni riflette sul fenomeno evidenziando l'orrore collettivo e le implicazioni morali delle persecuzioni.

In che modo Verri e Manzoni raccontano la peste di Milano?

Verri usa un approccio documentaristico basato su fonti e atti ufficiali, Manzoni invece adotta una prospettiva narrativa, attenta ai sentimenti e alle reazioni della società.

Quali messaggi trasmettono Verri e Manzoni sulla caccia agli untori?

Verri denuncia l'errore della giustizia e la manipolazione popolare, Manzoni mostra come la paura e l'ignoranza generino violenza e ingiustizia verso innocenti.

Qual è l’attualità delle interpretazioni di Verri e Manzoni sulla peste?

Le loro interpretazioni restano attuali poiché invitano a riflettere sui pericoli della superstizione e delle reazioni collettive irrazionali nelle società moderne.

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