Maturità 2019: novità su crediti, prove d’esame, valutazione e INVALSI
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 22.01.2026 alle 18:33
Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 18.01.2026 alle 6:56
Riepilogo:
Scopri le novità della Maturità 2019: come cambiano crediti, prove d'esame, valutazione e ruolo INVALSI e come prepararti con strategie pratiche e consigli.
Maturità 2019: Evoluzione di crediti, prove, criteri di valutazione e ruolo dei test Invalsi
L’Esame di Stato, tradizionalmente chiamato “Maturità”, rappresenta il momento cruciale di transizione dalla scuola superiore alla vita adulta e accademica per gli studenti italiani. Superare la maturità non è soltanto un requisito formale per accedere all’università o al mondo del lavoro: è spesso inteso come una sorta di rito di passaggio, carico di valore simbolico, culturale e collettivo, che mette a confronto conoscenze, capacità critiche e maturazione personale. Nel corso degli ultimi decenni la maturità è stata soggetta a numerose riforme, ma quella introdotta per l’anno 2019 si distingue per una serie di cambiamenti rilevanti e strutturali. Questa riforma non si limita a qualche aggiustamento di dettaglio, ma riscrive l’equilibrio tra peso attribuito ai crediti scolastici, struttura delle prove scritte e orali, criteri di valutazione, e ruolo delle prove standardizzate INVALSI.
L’obiettivo di questo elaborato è analizzare criticamente le principali novità introdotte dalla Maturità 2019: come vengono ridefiniti i crediti scolastici e la loro attribuzione, quali trasformazioni investono le prove scritte e orali, che funzione assumono i test INVALSI e quali conseguenze concrete si registrano per studenti, docenti e scuole. Ampio spazio sarà dedicato agli effetti reali della riforma e a suggerimenti operativi in vista della preparazione all’esame, con una particolare attenzione ai limiti e alle opportunità offerte dalla nuova normativa.
Quadro normativo e cronologia delle riforme
Il punto di partenza della cosiddetta “Nuova Maturità” si trova nel Decreto Legislativo 62/2017, parte della Legge 107/2015, meglio nota come “La Buona Scuola”. Gli intenti principali del legislatore erano rendere la valutazione più coerente lungo tutto il percorso delle superiori e valorizzare le competenze trasversali accanto a quelle disciplinari. Tuttavia, la sua piena attuazione ha richiesto diversi interventi ministeriali di dettaglio (come l’O.M. 205 del 11 novembre 2018) e successivi aggiustamenti organizzativi. Alcune misure, tra cui la calendarizzazione e la modalità delle prove INVALSI, sono state oggetto di rinvii e modifiche per garantire una più graduale e uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale. Ad esempio, la correzione delle griglie di valutazione e le istruzioni sull'alternanza scuola-lavoro sono state perfezionate progressivamente di anno in anno.Il cuore delle modifiche riguarda: la riduzione delle prove scritte, la scomparsa della cosiddetta “terza prova”, la ridefinizione del valore dei crediti scolastici, il rafforzamento dell’obbligatorietà delle prove INVALSI come requisito di accesso, e l’adozione di criteri di valutazione più trasparenti ed omogenei, attraverso griglie comuni. Si tratta dunque di cambiamenti che incidono non solo sulla giornata dell’esame, ma su tutto il percorso degli ultimi anni di scuola superiore.
Analisi delle singole modifiche
1. Il rinnovato ruolo dei crediti scolastici
Al centro della Maturità 2019 emerge il credito scolastico come pilastro della valutazione complessiva. Nel modello ora in vigore, il credito rappresenta fino a 40 punti del voto finale (rispetto ai 25 precedenti), lasciando 60 punti alle prove d’esame (20 per ciascuna delle due scritte e 20 per il colloquio). Questa scelta strategica mira a premiare il percorso scolastico nel suo complesso, non solo la prestazione nel singolo esame.L’attribuzione annuale dei crediti è diventata più graduale e trasparente: il terzo anno può valere sino a 12 crediti, il quarto 13 e il quinto 15, legati non solo ai voti ma anche all’assiduità, al comportamento e alla partecipazione a iniziative extracurricolari. Prendiamo l’esempio di uno studente di un liceo classico che, oltre ad avere la media dell’otto, abbia partecipato al certamen di latino, tenuto attività di peer education e dimostrato continuità nell’impegno civico: tutte queste attività possono e devono essere documentate ai fini dell’acquisizione dei crediti massimi.
Questa struttura implica nuove responsabilità in capo agli studenti e ai docenti. Gli studenti sono chiamati a costruire un curriculum scolastico solido e coerente per tutta la durata del triennio, evitando flessioni e disimpegno in vista del solo esame finale. Per gli insegnanti, invece, diventa essenziale monitorare costantemente l’andamento e documentare le competenze trasversali, garantendo assegnazione di crediti equa e trasparente. È dunque consigliabile, sia per docenti che per studenti, adottare strumenti di portfolio personali, in cui raccogliere certificazioni di attività, premi, attestati e relazioni sulle esperienze formative. Una prassi già consolidata in molti licei di eccellenza, ma che ora deve essere estesa a tutti gli istituti.
2. La nuova architettura delle prove d’esame
Un mutamento profondo concerne la composizione e la valutazione delle prove scritte. Il precedente sistema prevedeva la prima prova nazionale di italiano, la seconda d’indirizzo e la terza prova multidisciplinare (spesso a quiz o risposte sintetiche), più una prova orale. Dal 2019 la terza prova viene eliminata, lasciando le due prove scritte: italiano (comune a tutti gli indirizzi, con diverse tipologie testuali: analisi del testo, testo argomentativo, tema d’ordine generale) e seconda prova, che varia a seconda dell’indirizzo (matematica e fisica per lo scientifico, latino e greco per il classico ecc.), ma che può essere costruita su più discipline chiave.La riforma introduce inoltre le griglie di valutazione nazionali: esse specificano con chiarezza criteri di correttezza, coerenza, capacità argomentativa, uso delle conoscenze e originalità. L’obiettivo dichiarato è rendere la correzione più oggettiva e ridurre le differenze tra le varie commissioni, spesso causa di polemiche in passato. Le griglie premiano l’approccio critico e articolato, penalizzando lavori preconfezionati o meccanici.
Ne deriva che la preparazione agli scritti deve avvenire attraverso simulazioni, esercizi scanditi da tempo e allenamento creativo: è fondamentale che gli studenti imparino a interpretare le tracce, pianificare la scaletta delle argomentazioni, collegare i diversi ambiti disciplinari. Prendiamo l’elaborazione di una traccia argomentativa: come suggerito in molte scuole, può essere utile costruire una mappa concettuale degli argomenti, selezionare riferimenti storici e letterari (ad esempio, discutendo del “tradimento della memoria” si può richiamare Primo Levi e il ruolo della testimonianza), inserendo elementi di attualità per rafforzare la propria tesi.
3. Il nuovo colloquio orale
Il colloquio orale è stato sostanzialmente rinnovato: non si tratta più della classica interrogazione multidisciplinare disgiunta, ma è richiesta un’esposizione strutturata, che parte da un elaborato (spesso collegato all’alternanza scuola-lavoro) e si sviluppa attraverso collegamenti interdisciplinari. Dall’analisi di un testo all’approfondimento di temi di cittadinanza e Costituzione (spesso trascurati in passato), la prova orale premia chi sa costruire un discorso personale, argomentare e contestualizzare.La valutazione del colloquio vale 20 punti, al pari di ciascuna prova scritta. È valutata la chiarezza espositiva, la capacità di collegamento tra discipline, la consapevolezza delle competenze acquisite sia a scuola che in esperienze extrascolastiche. Ad esempio, uno studente di un istituto tecnico che porti come elaborato il progetto informatico sviluppato durante uno stage e lo colleghi alle problematiche della sicurezza digitale e della privacy, sta dimostrando piena padronanza degli obiettivi della riforma.
Per prepararsi a questa prova, è consigliabile lavorare con presentazioni multimediali (slide, portfolio digitale), esercitarsi con simulazioni orali, curare la gestione dell’ansia e della comunicazione non verbale. I docenti, dal canto loro, dovrebbero accompagnare gli studenti nella costruzione dell’elaborato con feedback periodici e sessioni di peer review.
4. Il ruolo delle prove INVALSI
Grandi novità anche per le prove INVALSI, già presenti nel sistema italiano ma ora divenute requisito obbligatorio per l’ammissione alla maturità (non incide direttamente sul voto finale, ma senza averle sostenute non si può essere ammessi). Le prove INVALSI di quinta superiore coinvolgono italiano, matematica e inglese e sono somministrate online generalmente tra marzo e aprile.Questi test misurano competenze considerate essenziali per tutti i diplomati, indipendentemente dal percorso di studi. Tipicamente, le prove comprendono esercizi di comprensione del testo, problem solving, quesiti a risposta multipla o aperta. È raccomandabile per gli studenti allenarsi con le batterie delle edizioni precedenti, lavorare sulla gestione del tempo e familiarizzare con la tipologia delle domande.
Una questione aperta è il dibattito sulla reale efficacia e l’equità dei test standardizzati, spesso accusati di ridurre la complessità della preparazione scolastica a schemi troppo rigidi. Occorrerebbe valorizzarne la funzione diagnostica per individuare lacune e punti di forza degli alunni, piuttosto che trasformarli in meri ostacoli burocratici.
Impatti e critiche
La riforma della maturità 2019 ha indubbiamente effetti tangibili sull’intera comunità scolastica. Il rafforzamento del credito scolastico incentiva una continuità di studio e impegno per tutto il ciclo superiore, aumentando però la pressione sugli studenti che temono flessioni o incidenti di percorso (malattia, difficoltà personali ecc.). Per i docenti cresce il lavoro di documentazione e valutazione, con la necessità di adottare criteri condivisi e trasparenti. Le scuole sono chiamate a riorganizzare i calendari, documentare il credito, adattare gli strumenti digitali del portfolio, formare i commissari di esame secondo le nuove modalità di correzione.A livello sociale e culturale, è aperto il dibattito su alcune criticità: il rischio che la valutazione dei crediti premi eccessivamente la performance passata a scapito del potenziale di recupero, la difficoltà di garantire omogeneità nella valutazione fra regioni e istituti con diversi livelli di risorse, la possibile rigidità delle griglie nazionali a fronte delle specificità di indirizzo.
Quanto agli effetti su università e lavoro, è ancora presto per giudicare: da una parte la maggiore trasparenza nei crediti dovrebbe facilitare una selezione accademica più equa; dall’altra resta il rischio che la pressione si sposti dagli esami alle performance curricolari, con effetti non sempre positivi sulla motivazione e il benessere degli studenti.
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