Analisi

Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale

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Tipologia dell'esercizio: Analisi

Riepilogo:

Scopri l'analisi approfondita della poesia Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale e comprendi il tema del lutto e della memoria.

La poesia "Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale" è uno dei testi più celebri del poeta italiano Eugenio Montale. Pubblicata nel 1967 nella raccolta "Satura", questa poesia è un esempio magistrale di come Montale affronti il tema del lutto e della memoria in modo profondamente personale e universale allo stesso tempo.

La poesia è dedicata alla moglie del poeta, Drusilla Tanzi, affettuosamente chiamata "Mosca" per via della sua miopia. Drusilla morì nel 1963, e Montale le rese omaggio con questo componimento, che si inserisce all'interno di una serie di poesie scritte in suo ricordo. Questo contesto biografico è cruciale per comprendere la profondità emotiva e l'intensità del testo. La poesia si configura come un dialogo immaginario tra il poeta e la moglie scomparsa, e ogni verso è pervaso da un senso di assenza e di presenza simultanea, un paradosso che Montale esprime attraverso immagini semplici ma potentemente evocative.

Il testo della poesia è breve, composto da quattro strofe di tre versi ciascuna. L'incipit, "Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale", è già di per sé emblematico: indica come il poeta e la moglie abbiano condiviso un lungo percorso insieme, metaforicamente rappresentato dalla discesa delle scale. La scelta della parola "dandoti il braccio" suggerisce un gesto di protezione e di sostegno, ma anche una dimensione di intimità e complicità. La scala, nella sua concretezza, si fa simbolo del loro cammino di vita, delle difficoltà affrontate e delle esperienze condivise. Il "milione di scale" amplifica il senso del tempo trascorso insieme, sottolineando la durata e la profondità del loro legame.

Il seguente verso, "e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino", introduce il leitmotiv del lutto. L'assenza di Drusilla si concretizza nel "vuoto", una parola che non solo descrive un'assenza fisica, ma anche un'assenza esistenziale e spirituale. La mancanza della moglie rende ogni gradino, quindi ogni momento della vita del poeta, una sfida da affrontare senza il suo supporto.

Nel prosieguo della poesia, Montale continua a esplorare la sua relazione con la moglie attraverso immagini quotidiane, ma sempre riportando sul piano dell'universale il significato della loro intimità. Altri elementi della quotidianità sono citati, come "con occhi ormai chiusi tra i molti che mi guardano": un riferimento alla presenza invisibile di Drusilla negli occhi del poeta. Nonostante la sua assenza fisica, Drusilla resta una presenza spirituale che accompagna Montale, sottolineando ancora una volta il paradosso vita-morte, presenza-assenza.

Un punto cruciale dell'analisi risiede nel contrasto tra il tono colloquiale e la profondità dei concetti espressi. Montale utilizza un linguaggio semplice, quasi un discorso diretto, che può essere interpretato come una manifestazione della volontà di far emergere la genuinità delle sue emozioni. La poesia non contiene ornamenti o artifici retorici: la sua forza risiede nella sincerità della parola e nel suo potere evocativo.

Inoltre, la poesia può essere letta come una riflessione sulla condizione umana. Montale non si limita a esplorare il lutto personale, ma invita il lettore a riflettere sul significato dell'esistenza e sull'importanza delle relazioni umane. La perdita diventa una condizione universale: chiunque abbia vissuto la scomparsa di una persona cara può riconoscersi nelle parole del poeta, sentendo sulla propria pelle il "vuoto" descritto.

Infine, il componimento si chiude con un'esplicita dichiarazione di amore e di mancanza: "perché più non potrò se non lontano / dalla gente, oltre la fine del viaggio, / ascoltare sempre ancora i tuoi passi". Questi versi confermano la permanenza di Drusilla nella vita del poeta, sebbene in una forma diversa. L'immagine dei passi suggerisce una continuità, una persistenza della memoria che sfida la definitiva separazione.

In conclusione, "Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale" è una poesia che, attraverso la semplicità del suo linguaggio e la profondità delle sue immagini, riesce a toccare temi universali come l'amore, la perdita e la memoria. Montale ci invita a riflettere sul valore delle esperienze condivise e sull'inevitabilità del lutto, ma anche sulla capacità della memoria di mantenerci legati a coloro che abbiamo perduto. La poesia si staglia come un esempio elevato della lirica italiana, un'opera che, pur ancorata a un'esperienza personale, riesce a risuonare nell'animo di chiunque vi si avvicini.

Domande frequenti sullo studio con l'AI

Risposte preparate dal nostro team di tutor didattici

Qual è il significato della poesia Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale?

La poesia riflette sul lutto e sulla memoria attraverso il ricordo della moglie del poeta, esprimendo un profondo senso di assenza e amore.

Chi è Drusilla Tanzi citata in Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale?

Drusilla Tanzi era la moglie di Eugenio Montale, affettuosamente chiamata Mosca, e destinataria della poesia dopo la sua scomparsa.

Che simbolo rappresenta la scala in Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale?

La scala simboleggia il cammino di vita condiviso dal poeta e dalla moglie, con tutte le difficoltà e le esperienze affrontate insieme.

Qual è il tono della poesia Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale?

Il tono della poesia è colloquiale e diretto, caratterizzato da semplicità espressiva e forte intensità emotiva.

Come Eugenio Montale tratta il tema dell'assenza in Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale?

Montale interpreta l'assenza come un vuoto esistenziale che permea ogni momento della sua vita dopo la perdita della moglie.

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