Miti di Platone: sintesi, significato e funzione filosofica
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 17.01.2026 alle 14:40
Tipologia dell'esercizio: Saggio breve
Aggiunto: 17.01.2026 alle 14:05

Riepilogo:
Scopri i Miti di Platone, sintesi, significato e funzione filosofica: guida chiara per studenti con riassunti, interpretazioni e consigli per il saggio.
I miti di Platone: riassunto, significato e uso filosofico
Introduzione
Platone occupa un posto centrale nella tradizione filosofica occidentale, non solo per la ricchezza delle sue teorie, ma anche per la singolare modalità argomentativa dei suoi dialoghi, nei quali si alternano ragionamento rigoroso e narrazione mitica. La presenza di miti nei suoi scritti ha suscitato, fin dall’antichità, un acceso dibattito: si tratta semplicemente di favole poetiche, o invece di strumenti didattici orientati a trasmettere verità profonde, difficili da esprimere mediante il solo linguaggio della logica? In questo saggio, sosterrò che i miti platonici, lungi dall’essere meri abbellimenti letterari, svolgono una funzione maieutica e pedagogica essenziale, traducendo in immagini vive dottrine complesse riguardo all’anima, alla conoscenza e all’etica. Analizzando i quattro miti principali – la biga alata, l’Androgino e l’Eros, la Caverna, il mito di Er – emergerà come Platone si serva della narrazione per guidare il lettore verso una più profonda consapevolezza della propria dimensione esistenziale e razionale. Procederò presentando una cornice interpretativa generale, per poi esaminare uno ad uno i miti, evidenziandone simboli cardine, significati e attualità.Come leggere i miti platonici
I miti platonici si pongono su due livelli: da un lato quello narrativo, con personaggi e storie affascinanti; dall’altro, quello dottrinario, nel quale ogni elemento ha una funzione simbolica. La duplicità dei registri implica una lettura attenta. Mentre Aristotele si affidò quasi esclusivamente al ragionamento, Platone scelse spesso di veicolare le proprie teorie tramite immagini forti per valenza evocativa: emblematico è l’uso del mito non come verità rivelata, ma come strumento adatto a “scuotere” l’anima e predisporla al vero. Si possono individuare almeno quattro prospettive di lettura: quella letterale, che coglie solo la narrazione; quella allegorica, che individua corrispondenze con concetti filosofici come l’anima, il Bene, la conoscenza; quella pedagogica, che vede il mito come supporto al percorso educativo; e quella terapeutica, che attribuisce al racconto una funzione di guarigione e orientamento dell’animo. In sede di analisi, è utile riconoscere quali elementi della storia corrispondono a dottrine platoniche (l’auriga come ragione, il Sole come Bene, etc.), e tenere sempre presente il dialogo e il problema filosofico nel quale il mito si inserisce.Il mito della Biga Alata (Fedro)
Nel Fedro, Platone descrive l’anima umana come un carro guidato da un auriga (la ragione), trainato da due cavalli: uno bianco, nobile e ubbidiente (rappresentante la parte irascibile, alleata della ragione), e uno nero, impetuoso e ribelle (la componente desiderante, legata agli impulsi). La corsa verso il cielo simboleggia il desiderio dell’anima di avvicinarsi al divino e contemplare le Idee, ma la difficoltà di tenere i cavalli in equilibrio allude al dramma della condizione umana, sempre sospesa tra aspirazione verso l’alto e attrazione verso il basso. Il mito mette così in scena la struttura tripartita dell’anima: ragione, parte irascibile, parte concupiscibile. Emblematica è la funzione attribuita alla ragione, che non può ignorare le passioni, ma deve integrarle armonicamente.La biga alata non descrive tanto una “guerra intestina” permanentemente persa, quanto la possibilità che il filosofo, grazie al governo della ragione, riesca a trasformare le energie istintuali in movimento ascendente. In ambito educativo, questo mito suggerisce che il dominio di sé non si raggiunge sopprimendo i desideri, ma canalizzandoli verso uno scopo più alto. Citando una celebre battuta del Fedro (“Quando dunque l’anima è perfetta e alata, vola in alto e governa il mondo”), si intuisce anche l’ambizione di Platone: l’uomo migliore non reprime il desiderio, ma lo sublima nella ricerca del vero e del bene. La metafora resta attualissima anche nelle scuole italiane d’oggi, dove il problema della disciplina interiore e della motivazione appare centrale: lo sviluppo dell’autonomia etica può essere visto come l’arte dell’auriga.
Il mito dell’Androgino e di Eros (Simposio)
Nel Simposio, Platone fa narrare ad Aristofane un mito sull’origine dell’amore secondo cui, un tempo, gli esseri umani erano completi e perfetti: esistevano tre generi (maschile, femminile, androgino), ciascuno dotato di due volti e quattro braccia, ma la loro tracotanza li spinse a sfidare gli dèi. Gli dèi divisero allora ciascun essere a metà, costringendo gli uomini a una perenne ricerca della propria “anima gemella”. Il mito, di chiaro valore simbolico, rappresenta la tensione fondamentale dell’esistenza umana verso la completezza perduta e l’unità originaria.Platone, però, presenta un’altra versione dell’amore attraverso il mito dell’Eros, figlio di Penia (povertà) e Poros (ingegno). Eros è una figura intermedia, oscillante tra mancanza e ricerca, mai sazio, sempre proteso verso ciò che gli manca: da qui il famoso concetto platonico di “scala dell’amore”, in cui il desiderio parte dalla bellezza sensibile di un corpo, si eleva all’amore per tutte le bellezze corporee, poi a quella delle anime, fino alla contemplazione della Bellezza in sé, cioè delle Idee. In questa ascesa, l’amore assume una funzione pedagogica: esso non si esaurisce nell’erotismo carnale, ma diventa motore di miglioramento spirituale, di scoperta interiore e di impegno politico-sociale.
Particolarmente significativa, sia in ottica personale che educativa, è la trasformazione della pulsione (eros volgare) in una forza che alimenta il desiderio filosofico di conoscere. Quando nelle scuole si riflette sull’importanza di saper “indirizzare” le proprie passioni verso progetti significativi – dallo studio, all’impegno sociale, alle arti – si riprende implicitamente la lezione platonica dell’Eros: il vero amore non si accontenta del possesso, ma diventa potenza creativa.
Il mito della Caverna (Repubblica, Libro VII)
Forse il più noto fra i miti platonici, quello della Caverna, presenta un quadro potente della condizione umana: alcuni prigionieri sono incatenati nel fondo di una caverna e possono vedere solo le ombre proiettate su una parete da oggetti che uomini fanno passare davanti a un fuoco. La liberazione di uno di questi prigionieri – la sua salita verso l’uscita, l’abbagliamento della luce solare, il lento adattamento alla realtà autentica – diventa simbolo del percorso di educazione filosofica.La caverna rappresenta la dimensione ordinaria dell’esistenza, dominata da convenzioni, apparenze, false credenze (le cosiddette “dossie”, le opinioni). Le ombre sono le immagini sensibili e i pregiudizi collettivi. L’uscita all’aperto è un’esemplificazione della conquista faticosa della conoscenza vera (epistéme), culminante nella contemplazione del Sole, immagine della Forma del Bene. Di grande importanza è il ritorno del filosofo nella caverna: egli porta la responsabilità di guidare gli altri, anche a costo di incomprensioni e ostilità (aspetto ben visibile nella storia di Socrate stesso).
Questo mito ha anche una densa dimensione politica e attuale: il tema della formazione dei futuri governanti e della difficoltà di spezzare le “catene” delle abitudini si può collegare alle battaglie educative contemporanee, come la lotta contro le fake news o l’analfabetismo funzionale. Non stupisce che nei licei italiani si torni spesso al mito della caverna per discutere il valore dell’istruzione e della responsabilità intellettuale.
Il mito di Er (Repubblica, Libro X)
Nel decimo libro della Repubblica, il mito di Er racconta la storia di un uomo che, morto in battaglia, torna alla vita per narrare ciò che ha visto nell’aldilà. Le anime, dopo la morte, affrontano un viaggio oltre la terra, ricevono premi o punizioni, scelgono una nuova vita futura e si reincarnano, in base alle azioni compiute. La scena è dominata dalle Moire, che garantiscono il rispetto della Necessità, e dalla Libertà che le anime hanno nello scegliere il proprio destino: così, ciascuno è responsabile non solo della vita attuale, ma anche del destino futuro dell’anima.Il mito, dunque, non si limita a proporre una visione religiosa o escatologica, ma funge da strumento morale: trasmette la tesi che la giustizia conviene a lungo termine, dato che le scelte dell’anima hanno conseguenze oltre la morte. Platone qui concilia l’idea della necessità (limiti dati dal cosmo) con quella della libertà (la facoltà dell’anima di scegliere e trasformarsi). In ambito scolastico, si può proporre il mito di Er per riflettere insieme sulla responsabilità individuale e sul senso della scelta etica, mostrando come la “giustizia” non sia semplice rispetto della legge, ma un progetto personale di cura dell’anima.
Vota:
Accedi per poter valutare il lavoro.
Accedi