Conoscenza specialistica

Chi era Hobbes

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 14.01.2026 alle 9:07

Tipologia del compito: Conoscenza specialistica

Riepilogo:

Thomas Hobbes: materialista, vede l'uomo in uno stato di natura belligerante; il contratto sociale giustifica un sovrano assoluto (Leviatano).

Thomas Hobbes è una delle figure più influenti nella storia della filosofia politica occidentale. Nato il 5 aprile 1588 a Westport, vicino a Malmesbury, in Inghilterra, e morto il 4 dicembre 1679, Hobbes è principalmente conosciuto per la sua opera fondamentale, il "Leviatano," pubblicata nel 1651, in cui espone la sua teoria dello stato e della naturale inclinazione dell'uomo verso il conflitto e la competitività.

Contesto Storico e Biografico

Hobbes visse in uno dei periodi più turbolenti della storia inglese, segnato dalla Guerra Civile Inglese, che vide lo scontro tra i monarchici sostenitori di Carlo I e i parlamentaristi guidati da Oliver Cromwell. Questo contesto di instabilità ebbe un impatto significativo sul suo pensiero, spingendolo a riflettere profondamente sulla natura del potere politico e sull’importanza della sovranità.

Studiò a Oxford, dove ricevette una solida formazione classica. Dopo il suo periodo universitario, lavorò come tutore presso la famiglia Cavendish, una delle famiglie aristocratiche più potenti dell'epoca, il che gli permise di viaggiare ampiamente in Europa e di interagire con altri intellettuali del tempo, come Galileo Galilei e René Descartes.

La Filosofia di Hobbes: Materialismo e Nominalismo

Alla base del pensiero filosofico di Hobbes vi è un convinto materialismo. Egli sosteneva che tutto ciò che esiste è costituito da materia in movimento e negava l'esistenza di entità immateriali. Questa concezione dell'universo influenzò profondamente la sua visione dell'essere umano e della società. Secondo Hobbes, anche i pensieri, le emozioni e la coscienza stessa sono il prodotto di processi materiali.

Collegato a questo materialismo è il suo nominalismo, ossia la tesi secondo cui non esistono entità universali al di fuori dei nomi dati dagli esseri umani. Le categorie universali, secondo Hobbes, sono creazioni del linguaggio, senza un'esistenza indipendente nella realtà. Questo influenzerà il suo modo di vedere le leggi e le strutture politiche come costruzioni artificiali necessarie per regolare la vita sociale.

Il Contratto Sociale e la Nascita dello Stato

Una delle idee più rivoluzionarie di Hobbes è quella del contratto sociale, che si trova in forma embrionale anche nelle sue opere precedenti, come "De Cive" (1642). Hobbes parte da una visione pessimistica della natura umana: se messo a vivere in uno stato di natura, senza alcuna autorità superiore, l’uomo tende inevitabilmente al conflitto e alla guerra, reso celebre dalla sua frase "bellum omnium contra omnes" (la guerra di tutti contro tutti). Hobbes descrive lo stato di natura come una condizione di perfetta anarchia, dove la vita è "solitaria, povera, brutta, brutale e breve".

Per sfuggire a questa condizione, gli uomini, guidati dalla razionalità e dal desiderio di sopravvivere, stipulano un contratto sociale in cui cedono i loro diritti individuali a un sovrano assoluto che detiene il potere necessario per garantire la pace e l’ordine. Questo sovrano può essere un singolo individuo o un'assemblea, ma la sua autorità deve essere totale e indiscutibile per evitare il ritorno all’anarchia.

Il "Leviatano" e l'Assolutismo Politico

Nel "Leviatano", Hobbes sviluppa in maniera dettagliata la sua teoria dello stato. Il titolo stesso dell'opera riferisce a una creatura biblica, simbolo della potenza sovrana che tiene in pugno la società. Nella sua visione, il sovrano deve avere il monopolio assoluto della forza e del diritto, una posizione che giustifica l’assolutismo politico come unico modo per garantire sicurezza e stabilità.

Hobbes introduce inoltre l'idea che la legge e la moralità non sono concetti naturali, ma piuttosto creazioni artificiali del potere sovrano. In questo senso, il diritto esiste solo come legge positiva emanata dall'autorità sovrana, e il cittadino è obbligato a obbedire per mantenere la coesione sociale.

Critiche e Eredità

Le teorie di Hobbes hanno suscitato molteplici critiche. La sua giustificazione dell’assolutismo è stata vista in opposizione alle idee emergenti di democrazia e diritti individuali, che saranno invece riprese e sviluppate dai teorici successivi come John Locke e Jean-Jacques Rousseau. Inoltre, la sua visione negativa dell’uomo è stata oggetto di contestazione da parte di chi vede nell’umanità una inclinazione naturale verso la cooperazione e la solidarietà.

Nonostante ciò, l’impatto delle sue idee è stato duraturo. Hobbes è spesso considerato il fondatore della moderna teoria politica occidentale e ha gettato le basi per molte delle discussioni contemporanee sul potere, l’autorità e la legittimità dello stato. Il suo materialismo radicale prefigura alcune delle riflessioni scientifiche e filosofiche successive, influenzando anche il dibattito epistemologico contemporaneo.

Conclusione

Thomas Hobbes rimane una figura fondamentale per comprendere le dinamiche politiche e sociali del suo tempo e quelle odierne. Il suo lavoro continua a essere studiato e discusso, non solo per la sua importanza storica, ma anche per la sua incredibile attualità nel riflettere sulla condizione umana, il potere e la società. In un mondo ancora segnato da conflitti e incertezze, il pensiero di Hobbes offre uno strumento critico per analizzare i problemi della convivenza umana e le strutture di potere che ne regolano l’esistenza.

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