Analisi

AlmaLaurea 2025: classifica delle lauree a rischio e quelle che trovano lavoro

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 21.01.2026 alle 20:49

Tipologia dell'esercizio: Analisi

Riepilogo:

Scopri la classifica AlmaLaurea 2025 delle lauree a rischio e quelle con migliori opportunità di lavoro per orientare al meglio il tuo futuro accademico e professionale.

AlmaLaurea 2025: la classifica segreta delle lauree che rischiano di più (e di quelle che regalano subito un lavoro)

Introduzione

In Italia, mai come oggi, la scelta dell’università segna una delle decisioni più delicate e cruciali della vita di un giovane. All’ombra delle aule affollate e delle biblioteche silenziose si cela la speranza di chi sogna un futuro migliore, ma anche la paura di investire anni in un percorso che non porti ad alcun risultato concreto. Negli ultimi anni, il processo di collegamento tra formazione universitaria e sbocchi professionali è diventato un tema centrale nel dibattito pubblico e nei consigli delle famiglie italiane. Nel 2025, in uno scenario lavorativo profondamente cambiato dalla pandemia e dall’accelerazione tecnologica, queste domande sono più attuali che mai.

Il Rapporto AlmaLaurea 2025, che raccoglie come ogni anno dati preziosi sul destino dei laureati italiani, rappresenta una bussola per orientarsi tra le mille possibilità offerte dall’accademia. Studiare non è solo un percorso di crescita personale, ma anche – e forse soprattutto oggi – un investimento da valutare con attenzione. Non tutte le lauree, infatti, offrono le medesime opportunità di ingresso rapido nel mondo del lavoro. Allo stesso tempo, dedicarsi a discipline meno “gettonate” può tradursi, nel medio-lungo periodo, in una soddisfazione professionale non immediata, ma alla fine raggiungibile.

In questo saggio analizzerò la divisione tra le lauree che nel 2025 offrono sbocchi lavorativi quasi garantiti e quelle più esposte al rischio di disoccupazione o precariato. La riflessione sarà arricchita da esempi concreti, dati comparativi e uno sguardo critico alle trasformazioni culturali che attraversano la società italiana. Il mio intento è offrire una panoramica chiara, critica e utile per chi si trova oggi davanti all’incrocio decisivo della scelta universitaria.

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1. Il contesto dell’occupazione post-laurea in Italia nel 2025

1.1 Il mercato del lavoro italiano: quadro generale

L’Italia dei nostri giorni si trova in una fase di cambiamenti profondi riguardo il mercato del lavoro. Negli ultimi anni, il tasso di disoccupazione giovanile, pur restando tra i più alti d’Europa, ha mostrato una timida inversione di tendenza. Tuttavia, la precarietà rimane diffusa e l’accesso a impieghi stabili appare spesso una conquista per pochi. L’università viene ancora percepita come lo strumento privilegiato di mobilità sociale, nonostante le statistiche mostrino un impatto non omogeneo secondo il tipo di laurea. In questo scenario, la scelta del percorso di studi assume una valenza strategica che va ben oltre la pura formazione personale: scegliere cosa studiare significa in gran parte decidere che futuro professionale attendersi.

1.2 Il Rapporto AlmaLaurea 2025: metodologia e importanza

AlmaLaurea è un consorzio interuniversitario che dal 1994 monitora i flussi occupazionali dei laureati italiani, integrando dati provenienti da oltre settanta atenei nazionali. Il Rapporto 2025 si basa sull’analisi di decine di migliaia di interviste a neolaureati, prendendo in considerazione i tassi di occupazione a uno e a cinque anni dal titolo, la tipologia di contratto, le retribuzioni e altri fattori significativi (come esperienze di studio all’estero o tirocini). Questo enorme database offre una fotografia attendibile delle prospettive offerte dai diversi percorsi di studio, rappresentando un riferimento imprescindibile per studenti, famiglie, e persino per progetti legislativi orientati a migliorare l’incontro tra università e lavoro.

1.3 Panoramica dei dati occupazionali nazionali

Se guardiamo i numeri generali, il tasso medio di occupazione a un anno dalla laurea si attesta nel 2025 attorno al 78,6%, con una relativa parità tra lauree triennali e magistrali. Il saldo positivo rispetto all’ultimo decennio segnala che la laurea, in media, "paga", anche se il guadagno varia molto secondo il tipo di percorso. L’occupazione a cinque anni sale ancora, toccando punte sopra l’88%, segno che la formazione accademica continua ad agire come ascensore sociale, anche se con velocità diverse a seconda delle scelte compiute all’inizio del cammino universitario.

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2. Le lauree più “a rischio” sul mercato del lavoro: criticità e cause

2.1 Identificazione delle aree con maggiore disoccupazione a breve termine

Fra tutte le aree disciplinari, sono storicamente le facoltà umanistiche, artistiche e creative a risultare più fragili: filosofia, letteratura, storia dell’arte, comunicazione, psicologia e giurisprudenza mostrano i tassi di occupazione più bassi a un anno dal conseguimento del titolo. Eppure, queste facoltà raccolgono ancora migliaia di iscrizioni, forse per la capacità di attrarre ragazzi mossi da autentica passione o per la tradizione umanistica che ha reso grande la cultura italiana, dai tempi di Dante fino a Calvino.

2.2 Focus sui gruppi specifici più penalizzati

A un anno dalla laurea, discipline come Lettere e Filosofia presentano un tasso di occupazione vicini al 61-62%. Ancor meno promettenti, sul breve periodo, sono lauree legate ad arte e design (circa 60%), mentre chi esce da Scienze della Comunicazione o Lingue straniere si attesta su valori di poco superiori. Ancora più emblematica, la situazione della laurea in Giurisprudenza: in passato garanzia di successo, oggi al centro di una crisi profonda, dovuta al mercato saturo e all’obbligatorietà di lunghi tirocini spesso non retribuiti. La figura mitica del "dottore" di diritto, un tempo centreale nella società italiana, rischia oggi di confondersi in un bacino eccessivamente affollato, dove solo pochi emergono davvero.

2.3 Cause strutturali della difficoltà occupazionale

Le cause di queste difficoltà sono molteplici. In primo luogo, la saturazione del mercato: troppi laureati per pochi posti realmente disponibili, soprattutto in settori dove la domanda non cresce o addirittura si riduce. In secondo luogo, la presenza di percorsi post-laurea obbligatori, come nel caso degli avvocati, che possono durare anni senza offrire garanzie di assunzione stabile. Un’altra causa, raramente discussa con sincerità, è il disallineamento tra ciò che il mercato richiede – competenze pratiche, digitali, managerialità – e quanto effettivamente insegnato nei corsi di studio classici. Spesso si privilegia la teoria e la cultura generale a discapito delle competenze operative: un limite che viene pagato al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro.

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3. Evoluzione occupazionale a medio-lungo termine: il “recupero” delle lauree umanistiche

3.1 Dati di occupazione a 5 anni dalla laurea

La vera sorpresa del Rapporto AlmaLaurea emerge osservando il dato a cinque anni dal titolo: le facoltà umanistiche e artistiche, dopo un avvio difficile, recuperano sensibilmente terreno. Letterati e filosofi superano l’80% di occupazione, artisti e designer raggiungono percentuali simili, psicologi passano dal 60% all’87%; anche chi si è laureato in Lingue, con percorsi di stage e specializzazione, vede le proprie prospettive migliorare notevolmente.

3.2 Interpretazione della crescita occupazionale nel medio termine

Questo fenomeno si deve a diversi fattori: da un lato la capacità dei laureati umanisti di reinventarsi, integrando la propria formazione con master, tirocini, dottorati, o imparando mestieri trasversali; dall’altro, la lenta ma crescente domanda di competenze trasversali (problem solving, capacità di scrittura, sensibilità interculturale) che il mercato riconosce alle discipline umanistiche. Qui si avverte, più che altrove, il valore della formazione lungo tutto l’arco della vita e della capacità di adattarsi: chi investe su di sé anche dopo la laurea riesce quasi sempre a trovare collocazione, sebbene spesso al prezzo di tanta flessibilità e iniziali sacrifici.

3.3 Persistenza delle differenze con le lauree STEM

Tuttavia, anche dopo cinque anni, il divario con le lauree scientifico-tecnologiche resta evidente. L’ingegnere, il programmatore, il farmacista hanno nell’immediato e nel lungo periodo tassi di occupazione più alti e spesso condizioni contrattuali migliori. La spiegazione non sta solo nella fama delle materie, ma anche nella domanda oggettivamente elevata di professionisti specializzati e nella rapidità di trasformazione del panorama economico, che premia chi è aggiornato sulle tecnologie più recenti.

3.4 Riflessioni sulle aspettative degli studenti umanisti

È dunque fondamentale che chi sceglie un percorso umanistico sia conscio delle difficoltà iniziali e sia disposto a percorrere strade non sempre lineari. Proprio per questa ragione, la costruzione di piani di carriera flessibili, che integrino competenze diverse e favoriscano la continuità formativa, diventa la strategia più intelligente per valorizzare il proprio investimento accademico.

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4. Le lauree con sbocchi più immediati e sicuri: il vantaggio delle STEM e delle professioni sanitarie

4.1 I dati di AlmaLaurea sulle lauree con i migliori tassi di occupazione

Le lauree che assicurano le migliori prospettive occupazionali sono, come già accennato, quelle in area STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) e in ambito sanitario. A un anno dal conseguimento del titolo, ingegneri industriali e informatici registrano percentuali di occupazione superiori al 92%. Seguono a ruota i laureati in tecnologie dell’informazione, in medicina, infermieristica, farmacia, fisioterapia: qui le percentuali vanno dall’87% al 94%.

4.2 Le ragioni del successo occupazionale di queste facoltà

Dietro questi numeri si celano dinamiche chiare: il mondo produttivo e sanitario italiano – e non solo – è affamato di tecnici, esperti informatici, personale sanitario. Lo sviluppo vertiginoso delle tecnologie digitali, la transizione ecologica, così come l’invecchiamento della popolazione e il deficit di laureati in materie scientifiche, fanno sì che le opportunità si moltiplichino per chi è disposto ad affrontare percorsi formativi impegnativi ma fortemente professionalizzanti. Per queste professioni alla domanda si somma spesso la qualità del contratto e la stabilità che altre aree possono solo sognare.

4.3 Implicazioni per gli studenti

Non si tratta, tuttavia, solo di numeri. La scelta di intraprendere una laurea STEM o sanitaria deve sempre essere ponderata anche rispetto alle proprie attitudini e passioni. Per chi dispone di interessi e competenze in questi settori, però, il vantaggio competitivo è indiscutibile, e un orientamento precoce può aumentare drasticamente le possibilità di riuscita.

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5. Consigli pratici per una scelta universitaria consapevole nel 2025

5.1 Come bilanciare vocazione personale e realtà del mercato

Qualunque laurea, per essere davvero una marcia in più, deve corrispondere a un reale interesse: sacrificare completamente le proprie aspirazioni per seguire solo il dato statistico difficilmente garantisce vera soddisfazione. È opportuno, però, valutare anche il quadro occupazionale, magari partendo da domande semplici: cosa mi entusiasma? Per questa facoltà, quali sono i dati di occupazione? Quali competenze sono richieste dal lavoro che sogno?

5.2 L’importanza dell’informazione e dell’orientamento

Documentarsi sempre: consultare rapporti come AlmaLaurea, dialogare con docenti, partecipare a open day universitari e workshop di orientamento può fare la differenza tra una scelta superficiale e una realmente informata. Le scuole superiori dovrebbero, in quest’ottica, rafforzare i servizi di orientamento, anche facendo intervenire ex studenti che raccontino la propria esperienza.

5.3 La flessibilità e la formazione continua come strumenti di successo

Oggi più che mai, chiudere il percorso di studi con la sola laurea rischia di non essere sufficiente. Master, corsi di specializzazione, certificazioni linguistiche o informatiche, così come stage e tirocini, aumentano l’employability. Le soft skills (comunicazione, problem solving, capacità di lavorare in team) e le competenze digitali sono diventate requisiti richiesti in qualunque ambito.

5.4 Il ruolo delle università e delle istituzioni

Alle università spetta il compito di innovarsi: rafforzare i collegamenti con le imprese, proporre tirocini retribuiti, aggiornare i corsi alle esigenze del mercato. Anche le istituzioni possono dare un contributo, promuovendo l’orientamento e incentivando l’incontro fra domanda e offerta con politiche di sostegno.

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Conclusione

Nei dati di AlmaLaurea 2025 risalta ancora il profondo divario tra facoltà: ingegneria, informatica e le professioni sanitarie confermano un posto privilegiato nei sogni di chi cerca lavoro subito dopo la laurea; le discipline umanistiche e artistiche richiedono invece pazienza, resilienza e capacità di reinventarsi. Tuttavia, lungi dal vedere il futuro in bianco e nero, bisogna riconoscere che la formazione universitaria resta un investimento socialmente e individualmente prezioso.

Scegliere la facoltà giusta non significa solo soddisfare le proprie passioni, ma anche rispondere con intelligenza alle sfide di un mondo in rapida trasformazione: chi saprà adattarsi, formarsi continuamente e scommettere sulle proprie qualità troverà, alla fine, la propria strada. Le opportunità esistono, purché si impari a cercarle con spirito critico, determinazione e apertura al cambiamento. Guardando al futuro, università e politica dovrebbero lavorare insieme per rendere la transizione dalla formazione al lavoro sempre più fluida, riducendo disuguaglianze e valorizzando davvero i talenti di ognuno.

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*Nota: per approfondimenti e dati specifici, si consiglia la consultazione diretta del Rapporto AlmaLaurea 2025 e la partecipazione a iniziative di orientamento offerte dalle principali università italiane.*

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Quali sono le lauree a rischio secondo AlmaLaurea 2025?

Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2025, le lauree più a rischio sono quelle che presentano maggiori difficoltà di inserimento lavorativo e alta percentuale di disoccupazione o precariato.

Quali lauree trovano lavoro subito secondo AlmaLaurea 2025?

Le lauree che garantiscono un'occupazione rapida sono quelle con elevati tassi di assunzione a uno e cinque anni dalla laurea, spesso in settori molto richiesti dal mercato del lavoro.

Come funziona la classifica AlmaLaurea 2025 sulle lauree a rischio?

La classifica valuta, tramite dati e interviste, i tassi di occupazione, contratti, retribuzioni e altri fattori per identificare le lauree che offrono meno garanzie occupazionali.

Cosa indica il tasso di occupazione delle lauree nel 2025 secondo AlmaLaurea?

Nel 2025, il tasso di occupazione a un anno dalla laurea è circa 78,6%, ma i risultati variano notevolmente tra i diversi corsi di studio.

Perché scegliere la laurea giusta è importante secondo AlmaLaurea 2025?

Scegliere la laurea giusta è fondamentale perché influisce direttamente sulle prospettive lavorative e sulla possibilità di ottenere un impiego stabile dopo la laurea.

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Valutazione dell'insegnante:

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 21.01.2026 alle 20:49

Sull'insegnante: Insegnante - Andrea M.

Da 16 anni insegno nella secondaria e preparo all’Esame di Stato; sostengo anche la secondaria di primo grado. Punto sulla chiarezza degli argomenti e sulla coerenza dello stile. Clima cordiale e sereno, con criteri trasparenti che guidano la revisione.

Voto:5/ 521.01.2026 alle 21:00

Complimenti: ottimo lavoro, struttura chiara, argomentazione solida e buone evidenze esemplificative.

Testo convincente e ben documentato; potrebbe essere esteso con grafici comparativi e dati numerici per maggior impatto.

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