Analisi

Borse di studio universitarie: crescono gli idonei, scarseggiano i fondi

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 23.01.2026 alle 7:44

Tipologia dell'esercizio: Analisi

Riepilogo:

Scopri perché crescono gli idonei alle borse di studio universitarie ma scarseggiano i fondi, con cause, impatti e soluzioni pratiche per studenti universitari.

Borse di studio universitarie in Italia: più idonei ma risorse insufficienti — cause, conseguenze e soluzioni pratiche

1. Introduzione

Ogni autunno, migliaia di studenti universitari italiani attendono con ansia l’uscita delle graduatorie delle borse di studio. Immaginate uno studente del Sud che, dopo un’estate passata a lavorare nelle campagne per mettere da parte i soldi necessari all’alloggio universitario, scopre di essere “idoneo, ma non beneficiario”: ha rispettato tutti i criteri previsti, ma le risorse economiche sono finite prima che arrivasse il suo turno. È una fotografia amara ma sempre più frequente nel nostro Paese, dove la crescita della platea di aventi diritto non è stata accompagnata da un parallelo rafforzamento dei fondi disponibili. La questione delle borse di studio universitarie, fulcro delle politiche per il diritto allo studio, è diventata emblematica delle contraddizioni che attraversano il nostro sistema dell’istruzione superiore.

Per chiarire il tema è fondamentale definire i concetti chiave: la “borsa di studio” è un contributo economico, generalmente annuale, che sostiene studenti in condizioni economiche e di merito stabilite dalla normativa. Gli “idonei” sono coloro che, dopo aver presentato domanda, rispettano sia i requisiti di reddito (calcolati principalmente tramite l’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, e l’ISPE, che fotografa la situazione patrimoniale) sia quelli di merito (numero di crediti universitari acquisiti, voti, regolarità nel percorso di studi). Tuttavia, non tutti gli idonei diventano “beneficiari”: per ragioni legate alla carenza di fondi, molti studenti idonei restano esclusi dal beneficio economico vero e proprio.

Questa disparità, che in alcuni casi assume dimensioni macroscopiche, affonda le radici in una combinazione articolata di fattori: limiti strutturali nei finanziamenti pubblici, rigidità nei criteri di accesso, differenze regionali profonde e lungaggini procedurali che generano ritardi nell’erogazione. L’obiettivo di questo elaborato è analizzare in profondità questa dissonanza tra idoneità e beneficio reale, valutando gli impatti socio-economici, territoriali e temporali, e proponendo strumenti concreti non solo per i decisori politici, ma anche soluzioni operative per studenti e personale universitario.

La discussione si articola in una ricostruzione storica e normativa delle borse di studio in Italia, un’analisi empirica delle cause della discrepanza tra idonei e beneficiari, un confronto con modelli europei, l’individuazione degli effetti sulla popolazione studentesca, fino a raccomandazioni politiche e consigli pratici per coloro che ogni anno affrontano la corsa al contributo. Infine, una sezione tecnica indicherà fonti e metodologie utili per ulteriori ricerche. Il tutto nella consapevolezza che il diritto allo studio non è solo una questione amministrativa, ma un tassello cruciale per il futuro sociale e culturale del Paese.

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2. Contesto e quadro normativo

Evoluzione storica

Il diritto allo studio universitario in Italia nasce con riluttanza ma progressivamente si rafforza durante la seconda metà del Novecento. Negli anni Settanta, sull’onda delle proteste studentesche che rivendicavano la democratizzazione dell’accesso all’istruzione, vengono istituite le prime forme di contributo economico sistematico, per lo più gestite a livello statale. Il passaggio cruciale avviene nel 1991 con la legge 390, che definisce con maggiore precisione criteri economici, di merito e istituisce gli organismi per il diritto allo studio regionale (gli odierni DSRU/ERSU). Negli anni Duemila, a seguito della riforma del titolo V della Costituzione (2001), le Regioni acquisiscono crescente autonomia amministrativa e gestionale in materia, dando vita a una geografia delle borse di studio molto variegata su base territoriale.

Il quadro normativo attuale

Oggi l’attribuzione e la gestione delle borse di studio si fonda su una collaborazione Stato-Regioni-Atenei. L’organo centrale, il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), fissa annualmente, tramite decreto, le soglie ISEE e ISPE che regolano l’accesso, garantendo una base di uniformità. Viene inoltre istituito il Fondo Integrativo Statale, un plafond nazionale destinato alle Regioni, che possono affiancare ulteriori risorse proprie in base alle priorità e alle capacità di bilancio.

Gli ERSU/DSU regionali pubblicano autonomamente i bandi annuali, stabilendo modalità operative, importi e tempistiche, con differenze anche sostanziali tra una Regione e l’altra. Il livello di copertura può perciò variare sensibilmente, anche in presenza di criteri formali simili. Le direttive ministeriali restano sovraordinate per quanto riguarda le soglie di accesso, ma la libertà regionale riguarda entità dei contributi e tempistiche di erogazione, generando uno “zoccolo duro” di disomogeneità amministrativa.

Numerosi rapporti — dal dossier annuale del MUR fino ai cicli di analisi compiuti da Eurostudent e Eurydice — evidenziano questa complessa architettura istituzionale. Un sistema che nasce con l’intento di promuovere uguaglianza e inclusione ma che, in assenza di meccanismi automatici di compensazione tra le diverse entità amministrative, rischia paradossalmente di accentuare le disparità tra territori.

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3. Analisi del problema: perché aumentano gli idonei ma non tutti ricevono la borsa

A. Fattore finanziario: insufficienza delle risorse disponibili

Negli ultimi anni, diversi fattori concorrono all’incremento del numero di studenti idonei: la crisi economica persistente ha ridotto il reddito medio delle famiglie, facendo crescere la platea di coloro che rientrano nelle soglie ISEE; inoltre, campagne di informazione e l’allargamento dei criteri di accesso hanno reso più trasparente la procedura. Il problema è che le risorse economiche destinate al Fondo statale integrativo e ai budget regionali non sono cresciute al passo con la domanda.

Il sistema si basa su fondi annuali, i cui importi sono decisi in base a bilanci statali e regionali spesso predisposti mesi prima della reale conoscenza del numero di aventi diritto. Questo genera una “coperta corta”: ogni ampliamento della platea di idonei diluisce la quantità di risorse disponibili per ciascuno, portando al fenomeno dei cosiddetti “idonei non beneficiari”. I bilanci regionali, a loro volta, sono soggetti a variazioni annuali, e Regioni più ricche possono integrare meglio le risorse nazionali rispetto alle Regioni meridionali o a statuto ordinario. I dati ufficiali, ad esempio, mostrano che in regioni come Lazio, Lombardia o Emilia-Romagna la percentuale di copertura degli idonei è spesso superiore al Sud, dove la carenza di fondi è più pronunciata e la domanda più elevata.

B. Criteri di accesso e rigidità

L’accesso alle borse di studio combina requisiti di reddito e di merito: se l’ISEE e l’ISPE (che considera sia la disponibilità finanziaria sia il patrimonio immobiliare e mobiliare della famiglia) sono i parametri chiave per l’aspetto economico, per il merito occorre dimostrare la regolare acquisizione dei CFU (crediti formativi universitari), spesso con ritmi stringenti soprattutto tra il primo e il secondo anno. Questi criteri tendono a “normalizzare” il percorso degli studenti, escludendo o penalizzando chi si trova in situazioni particolari: studenti fuoricorso, lavoratori, genitori, chi vive condizioni di salute difficili o ha carichi di cura in famiglia.

Ad esempio, uno studente lavoratore potrebbe non riuscire a sostenere tutti gli esami nei tempi previsti, oppure una studentessa madre può soffrire fasi di rallentamento nel percorso, pur rispettando chiaramente le condizioni economiche per la borsa. Le differenze nei criteri adottati tra Regioni e Atenei — come il numero minimo di CFU ottenibili entro certi termini o la possibilità di deroghe per motivi comprovati — contribuiscono a rendere il sistema meno accessibile a soggetti con esigenze non standard.

C. Disomogeneità territoriale e disparità regionali

La regionalizzazione del diritto allo studio universitaria, pur nata dall’intenzione di cogliere le specificità locali, produce in concreto forti disparità: Regioni ricche possono garantire borse più generose e copertura quasi totale degli idonei; in altre aree, invece, si registrano frequenti scoperture o ritardi. Questo fenomeno è aggravato dal fatto che il costo della vita, in particolare per studenti fuori sede, può variare notevolmente tra città universitarie. Affittare una stanza a Milano o Firenze implica oneri maggiori rispetto a sedi universitarie più piccole: tuttavia, l’importo della borsa nella maggior parte dei casi è uniformato su base regionale, senza tenere conto di queste differenze intra-regionali.

Esistono inoltre pratiche difformi per quanto riguarda anticipi, integrazioni, contributi straordinari (come durante l’emergenza Covid-19), determinando ulteriori elementi di disomogeneità. Gli studenti sardi, ad esempio, possono contare su una tradizione di integrazione regionale, mentre in Calabria e Campania le difficoltà economiche degli enti locali si ripercuotono direttamente sulla platea universitaria.

D. Tempistiche dei bandi e ritardi nell’erogazione

Anche quando si supera la fase dell’ammissione si apre il capitolo dei ritardi. Le procedure amministrative, i controlli documentali e i tempi di approvazione dei budget regionali possono portare le erogazioni anche a primavera inoltrata, quando gli studenti hanno già dovuto versare affitto, libri e trasporti per mesi. Questa incertezza costringe molti a ricorrere a prestiti familiari o, nei casi più critici, abbandonare temporaneamente gli studi o scegliere soluzioni abitative di fortuna.

La carenza di sincronizzazione tra pubblicazione delle graduatorie, verifica delle autocertificazioni ISEE e liquidazione dei fondi lascia moltissimi studenti in uno stato di ansia e disagio psicologico. L’insicurezza finanziaria, spesso, induce a optare per Atenei meno costosi, limitando così la mobilità studentesca interna che, almeno nelle intenzioni, il sistema universitario dovrebbe sostenere.

E. Carenza di strumenti di emergenza e di supporto temporaneo

Manca infine, nella maggior parte dei casi, una vera e propria “rete di sicurezza” temporanea: non vengono generalmente previsti anticipi, micro-prestiti a condizioni agevolate o servizi uniformi di sostegno per chi attende l’erogazione. Solo alcune regioni, come il Friuli Venezia Giulia, hanno sperimentato anticipi sulle borse, ma la maggioranza degli studenti si trova a doversi arrangiare con le proprie risorse o chiedere supporto familiare. I servizi di orientamento finanziario e le integrazioni da parte degli enti locali hanno un livello di copertura molto parziale, e spesso sono mal pubblicizzati oppure accessibili solo dopo lunghi percorsi burocratici.

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4. Confronto internazionale e buone pratiche

In Europa il diritto allo studio è garantito da un mosaico di strumenti diversi, che possono offrire spunti di riflessione utili. Paesi come la Germania affiancano alle borse di studio tradizionali un sistema di prestiti a tassi agevolati (BAföG), accessibili a tutti e rimborsabili solo al raggiungimento di un determinato reddito post-laurea. In Francia, oltre ai contributi ordinari calcolati su base economica, sono previsti sussidi per l’alloggio (CAF) e detrazioni fiscali, creando un insieme sinergico di misure che sostengono gli studenti non solo durante gli studi ma anche nella transizione verso il lavoro.

Altri sistemi, come quello olandese, hanno introdotto criteri di accesso “progressivi” dove l’importo della borsa decresce con l'aumentare del reddito familiare, evitando così brusche soglie di esclusione per chi supera di poco i limiti previsti. Elementi di successo riscontrati in questi Paesi sono: la tempistica automatizzata delle erogazioni (modello danese), l’integrazione dei servizi online (dall’atto di domanda al pagamento), e soprattutto la copertura totale o quasi degli idonei.

L’adattamento di questi modelli al contesto italiano dovrebbe tener conto sia delle competenze regionali sancite dalla Costituzione, sia della necessità di mantenere attenzione alle specificità locali. Tuttavia, un maggiore coordinamento centrale e la previsione di strumenti di protezione temporanea potrebbero essere importati senza snaturare le prerogative degli enti locali.

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5. Impatti effettivi sulla popolazione studentesca

Le conseguenze della discrepanza tra idonei e beneficiari sono molteplici e si fanno sentire sia sul piano personale che collettivo.

Conseguenze economiche dirette

Molti studenti sono costretti a indebitarsi, lavorare durante lo studio — spesso scegliendo impieghi notturni o poco qualificati — oppure, nei casi più estremi, rimandare esami importanti per priorità lavorative. Alcuni, soprattutto tra coloro che provengono da famiglie con risorse limitate e lontani dalla sede universitaria, abbandonano del tutto gli studi o scelgono università più vicine a casa, rinunciando alle opzioni formative migliori.

Conseguenze accademiche

L’impossibilità di pianificare con certezza il percorso di studi induce spesso a rallentamenti, fuoricorso o, peggio ancora, all’abbandono: secondo il rapporto Eurostudent, il tasso di abbandono universitario in Italia resta tra i più alti in Europa, con una correlazione tra mancanza di sostegno finanziario e ritardi o rinunce nella carriera accademica.

Conseguenze sociali

A livello sociale, si riproducono e si cristallizzano le disuguaglianze di partenza: la probabilità di laurearsi resta strettamente collegata all’estrazione socio-economica della famiglia, e il capitale umano così perduto rappresenta una perdita significativa anche per l’intero Paese. Testimonianze raccolte da associazioni studentesche — come la Rete degli Studenti Medi o l’UDU — raccontano storie di studenti la cui determinazione non è bastata a superare un sistema troppo complesso e avaro di risorse.

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6. Raccomandazioni politiche e operative

Di fronte a questa situazione, è necessario un ventaglio di interventi mirati a ridurre il divario tra idoneità e beneficio reale.

A. Rafforzamento delle risorse

La proposta più urgente è quella di un incremento strutturale e progressivo del Fondo statale per il diritto allo studio, con un meccanismo automatico di perequazione che adegui i fondi almeno al numero di idonei annuali. Potrebbe essere utile prevedere anche fondi emergenziali, attivabili in presenza di shock economici o sanitari (come dimostrato dall’emergenza Covid-19).

B. Revisione dei criteri

Si può promuovere un modello a fasce, con importi differenziati non da una soglia secca, ma da una scala progressiva che tenga conto delle reali differenze di reddito e patrimonio tra gli studenti. Criteri di merito meno rigidi, in particolare per studenti-lavoratori, disabili, genitori o chi si trova in difficoltà, contribuirebbero a ridurre le esclusioni ingiustificate.

C. Armonizzazione delle tempistiche

Un calendario nazionale, condiviso con le Regioni, può rendere più trasparente e prevedibile la tempistica dei bandi. La piena digitalizzazione delle procedure ridurrebbe drasticamente i tempi di verifica e liquidazione, liberando risorse amministrative e velocizzando il supporto agli studenti già nei mesi iniziali dell’anno accademico.

D. Strumenti di supporto immediato

È fondamentale istituire fondi di emergenza e micro-prestiti garantiti, facilmente accessibili attraverso le segreterie studenti, con modelli già sperimentati in alcune università europee. Potrebbero essere gestiti direttamente da atenei o regioni, con l’affiancamento della Cassa Depositi e Prestiti. L’integrazione di servizi di orientamento finanziario e alloggi temporanei aiuterebbe a sostenere gli studenti in attesa di ricevere la borsa.

E. Monitoraggio e trasparenza

Bisogna rafforzare la trasparenza dei dati: pubblicare aggiornamenti almeno annuali sui coperti, non coperti, tempi medi di liquidazione e motivi delle esclusioni, consentirebbe valutazioni indipendenti del sistema e aiuterebbe a identificare rapidamente le aree di maggiore criticità.

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7. Consigli pratici per gli studenti (strumenti concreti e passo-passo)

Documentazione ISEE/IPSE

Per preparare una domanda di borsa, è cruciale raccogliere la documentazione necessaria con anticipo: certificazione ISEE aggiornata, codici fiscali familiari, visure catastali. Il consiglio è rivolgersi ai CAF già tra marzo e maggio, verificare con attenzione i dati inseriti e richiedere subito eventuali rettifiche, poiché Inps e Agenzia delle Entrate possono impiegare settimane per aggiornare la certificazione.

Tempistiche e strategia

Va presentata la domanda non appena si apre il bando, consultando assiduamente siti di ERSU/DSU e Università. Attenzione alle scadenze: ogni regione ha un suo calendario, e le graduatorie definitive possono subire modifiche. È utile pianificare gli esami nei primi anni per accumulare rapidamente i CFU richiesti, privilegiando le prove obbligatorie.

Gestione delle esclusioni o anomalie

Se si risulta esclusi, è fondamentale fare ricorso tempestivo, allegando eventuali nuovi documenti o spiegazioni dettagliate. Associazioni studentesche e sportelli universitari possono offrire modelli di lettera e consulenza gratuita per seguire la procedura.

Strategie alternative

In caso di attesa, si può cercare lavoro part-time all’interno dell’ateneo (tutorati, ricerca, laboratori) o fuori, valorizzando capacità maturate (ripetizioni private, supporto informatico, attività stagionali). Per gli alloggi, informarsi su residenze universitarie, case condivise e soluzioni di co-housing può ridurre drasticamente le spese. Inoltre, vale la pena esplorare borse erogate da fondazioni private, enti locali o bandi specifici per discipline di studio.

Azione collettiva

Partecipare a reti studentesche, gruppi informativi sui social o organizzazioni di rappresentanza può agevolare la condivisione d’informazioni, la creazione di servizi condivisi e la pressione sugli enti affinché migliorino tempistiche e inventino soluzioni a livello locale.

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8. Metodologia suggerita e fonti da utilizzare nella stesura

Chi intenda approfondire, dovrebbe raccogliere dati quantitativi (bilanci MUR, ISTAT, rapporti regionali), analizzare casi studio da almeno cinque realtà territoriali (Nord, Centro, Sud, una a statuto speciale e una metropolitana), svolgere interviste con studenti e responsabili ERSU, e confrontare le normative dei principali Paesi UE tramite portali come Eurydice e Eurostudent.

Le fonti più affidabili comprendono i Dossier annuali del Ministero, rapporti delle Regioni (documenti consultabili sui portali degli ERSU/DSU), paper scientifici dell’Area Scienze Sociali e dossier di associazioni come l’UDU o la Rete degli Studenti Universitari.

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9. Conclusione

La crescita degli idonei alla borsa di studio nelle università italiane è indice di una domanda inespressa di diritto allo studio e, al tempo stesso, segnale della stagnazione strutturale dei finanziamenti pubblici. Le cause dello scollamento tra idonei e beneficiari vanno cercate in una pluralità di fattori: risorse inadeguate, disomogeneità territoriale, rigidità procedurale e ritardi amministrativi, tutti amplificati dalla mancanza di strumenti di sostegno immediato.

Affrontare queste criticità è diventato urgente, anche alla luce delle trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche che attraversano l’Italia. Intervenire su finanziamenti, criteri e calendari, istituendo meccanismi di supporto temporaneo e rafforzando la trasparenza dell’intero sistema, vuol dire investire sul futuro del Paese, evitando la dispersione di talenti e la riproduzione delle storiche disuguaglianze. Una politica delle borse di studio più equa, rapida e inclusiva rappresenta non solo un obbligo costituzionale, ma la migliore garanzia che la formazione universitaria continui a essere, davvero, un volano di mobilità sociale e progresso culturale.

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10. Allegati e materiali utili

- Check-list per studenti: documenti necessari (ISEE, carta d’identità, codice fiscale, autocertificazioni patrimoniali), scadenze tipiche di bandi e tempi da ERSU/DSU, numeri utili (CAF, ERSU locali, sportelli studenteschi universitari). - Modello di lettera di ricorso: esempio di testo breve e schematico per ricorsi motivati in caso di esclusione ingiustificata o problemi tecnici nella domanda. - Schema comparativo regionale: tabella esemplificativa con importi medi, tempistiche di erogazione e tassi di copertura per 5–10 Regioni (da redigere individualmente). - Elenco di link utili: ministero (https://www.mur.gov.it/it), ERSU/Dsu regionali, portali degli studenti (es: www.udu.it), rapporti Eurydice/Eurostudent.

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*Investire nelle borse di studio non significa solo consentire a giovani meritevoli e bisognosi di accedere alla formazione universitaria, ma gettare le basi per un’Italia più giusta, competitiva e culturalmente viva. Serve ora, più che mai, un impegno trasversale, consapevole e duraturo.*

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Perché crescono gli idonei alle borse di studio universitarie ma scarseggiano i fondi?

Il numero di studenti idonei è aumentato più rapidamente dei fondi disponibili, creando uno squilibrio. Questo dipende da limiti nei finanziamenti pubblici e da una maggiore partecipazione studentesca.

Quali sono le cause della carenza di fondi per le borse di studio universitarie?

La carenza di fondi deriva da limiti strutturali nel finanziamento pubblico, differenze regionali e procedure burocratiche rallentate. Questi fattori impediscono di soddisfare tutte le domande idonee.

Cosa significa essere idoneo ma non beneficiario delle borse di studio universitarie?

Essere idoneo ma non beneficiario significa avere i requisiti previsti ma non ricevere la borsa per insufficienza di fondi. Si tratta di una situazione frequente tra gli studenti italiani.

Qual è il ruolo delle Regioni nella gestione delle borse di studio universitarie?

Le Regioni gestiscono l'erogazione e possono integrare i fondi statali con risorse proprie. Questo crea differenze territoriali nell'accesso alle borse di studio.

Come si accede alle borse di studio universitarie in Italia?

L'accesso avviene tramite domanda, con requisiti di reddito (ISEE, ISPE) e merito accademico. I criteri sono stabiliti annualmente dal Ministero dell'Università e dalla normativa regionale.

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