Maturità 2023: Gli indifferenti di Moravia — analisi per Tipologia A
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 24.01.2026 alle 10:26
Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 21.01.2026 alle 15:17
Riepilogo:
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Maturità 2023: Tipologia A | prosa
Alberto Moravia, *Gli indifferenti*
Analisi, Temi e Spunti Critici sulla Prima Prova
---Introduzione
Alberto Moravia è uno degli autori centrali nella letteratura italiana del Novecento, una figura capace di dare voce, con rara lucidità, alle inquietudini e alle contraddizioni della società a lui contemporanea. *Gli indifferenti*, pubblicato nel 1929, rappresenta il suo romanzo d’esordio: un’opera che segna, già dalle prime pagine, una rottura profonda con la narrativa precedente, per densità psicologica, originalità dello stile e severità nella critica sociale.Ambientato in una Roma all’apparenza borghese e tranquilla, ma in realtà pervasa dall’angoscia, dalla noia e dalla crisi di valori, il romanzo si colloca in un momento storico particolare, quello dell’Italia tra le due guerre, nel pieno consolidamento del regime fascista. Moravia, osservatore attento e talvolta spietato, riesce a fissare sulla pagina non solo i vizi di una classe sociale, ma anche i segnali di un malessere più profondo, esistenziale e universale.
Nelle prossime sezioni analizzerò la struttura narrativa dell’opera, soffermandomi sullo stile di Moravia e sull’architettura del racconto; esaminerò i principali personaggi e le loro dinamiche, mettendo in luce quanto le passioni umane siano spesso governate da motivazioni oscure e contraddittorie; infine, rifletterò sulle tematiche fondamentali e sulla loro attualità, offrendo uno sguardo critico sul dialogo tra letteratura e società.
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La Struttura Narrativa e lo Stile di Moravia
Una delle caratteristiche più innovative de *Gli indifferenti* risiede nella costruzione narrativa: Moravia racconta appena due giorni nella vita di una famiglia borghese, riuscendo però a concentrare in questo breve arco temporale una quantità sorprendente di tensioni, conflitti e rivelazioni. Questa scelta temporale dona al romanzo un ritmo serrato, quasi teatrale, nel quale le scene sembrano avvicendarsi come atti di un dramma, impedendo qualunque vero sviluppo o via di fuga per i protagonisti.Lo stile del romanzo si distingue per il linguaggio asciutto ed essenziale. Moravia evita ogni enfasi melodrammatica o compiacimento descrittivo: le parole sono scelte con cura, e ogni frase contribuisce a restituire la sensazione di vuoto e di stasi che permea le vite dei personaggi. Il narratore mantiene per tutta l’opera una posizione esterna, quasi impersonale, non giudicante. Questa neutralità, invece di attenuare la portata emotiva, accentua nel lettore una sensazione di disagio: la freddezza dello sguardo sembra riflettere l’aridità affettiva dei protagonisti, la loro incapacità sia di provare che di trasmettere veri sentimenti.
Un ruolo fondamentale è attribuito ai dialoghi, strumenti con i quali Moravia ci fa entrare nei chiaroscuri psicologici dei personaggi. Questi scambi, spesso ambigui o tautologici, diventano il luogo in cui si manifesta, più che un autentico confronto, la distanza e l’incomunicabilità tra gli individui. Gli stessi silenzi, le esitazioni, le parole non dette, contribuiscono a creare l’atmosfera di disagio esistenziale che costituisce il cuore del romanzo.
Attraverso questi strumenti narrativi, Moravia costruisce un microcosmo chiuso, quasi claustrofobico, dove la reiterazione delle situazioni e l’impossibilità di un vero cambiamento diventano metafora della condizione umana in una società votata all’indifferenza.
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I Protagonisti: Specchi della Crisi Borghese
Leo
Leo Merumeci è forse la figura più complessa: maturo, disincantato e, nel profondo, segnato da una radicale incapacità di amare. La sua relazione con Mariagrazia è fondata non sull’affetto, ma sulla convenienza e la manipolazione. Se da un lato cerca di mantenere il controllo su una situazione ormai logora, dall’altro riversa su Carla, la giovane figlia di Mariagrazia, un interesse ambiguo e predatorio. Leo incarna al massimo grado la decadenza morale di una borghesia svuotata di valori, per la quale i rapporti umani sono mere transazioni di potere.Carla
Carla rappresenta, almeno all’inizio, la possibilità di una ribellione. Giovane e sensibile, sembra avvertire più degli altri il carattere soffocante della famiglia e dell’ambiente in cui vive. Tuttavia, la sua reazione prende la forma di una passività estrema: la ribellione si trasforma presto in rassegnazione, in abbandono all’inerzia e in una fuga verso l’illusione di cambiare tutto con un atto estremo, che finirà per privarla di ogni possibile emancipazione. Attraverso Carla, Moravia fa emergere il dramma dell’impossibilità di essere davvero diversi in un tempo e in un contesto che non lo consentono.Lisa
Lisa è, per molti versi, l’antitesi di Leo e Carla. Innamorata di Michele, sorella di Carla, è mossa dalla speranza e dal desiderio di autenticità. La sua figura introduce nell’universo chiuso de *Gli indifferenti* un’eco, anche se flebile, di vitalità e ottimismo; tuttavia, anche questo tentativo risulta spesso frustrato dalla pochezza morale degli altri e dai limiti imposti dal contesto sociale. Lisa è, forse, la personificazione dell’illusione che possa esistere ancora un sentimento genuino.Michele
Michele è il personaggio che più riflette sulle contraddizioni morali e cerca, almeno in parte, un riscatto attraverso il conflitto. Sebbene incapace di agire in modo veramente efficace, emerge come la voce della coscienza critica all’interno della famiglia. L’attacco violento a Leo rappresenta il tentativo, in fondo disperato, di reagire contro l’indifferenza e la corruzione, ma scivola anch’esso nell’impotenza e nell’incapacità di cambiare davvero la situazione.La fitta rete di relazioni, ambiguità e fraintendimenti costruita da Moravia traduce letterariamente lo spaesamento e la crisi valoriale della borghesia dell’epoca. Ogni comportamento, ogni tentativo di riscatto, fallisce di fronte alla forza paralizzante dell’indifferenza collettiva.
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Temi Fondamentali: Indifferenza, Crisi dei Valori, Alienazione
Il significato del titolo, *Gli indifferenti*, si riflette sulla totalità del romanzo: l’apatia, la mancanza di partecipazione autentica e di responsabilità, il vivere in modo meccanico, anestetizzato, privano ogni relazione di spessore e autenticità. I personaggi sembrano attendere passivamente un evento esterno che possa scuoterli, ma rimangono sempre fermi, incapaci di iniziativa vera.Questa indifferenza è la manifestazione di una crisi profonda dei valori tradizionali. Alla base vi è una borghesia che ha smarrito la propria funzione storica: incapace di credere in ideali collettivi o personali, la società descritta da Moravia è ripiegata sull’interesse materiale, sulla ricerca del piacere immediato, sulla difesa delle apparenze. Il matrimonio e le relazioni affettive sono ridotti a strumenti per il mantenimento dello status sociale ed economico, schiacciando ogni tentativo di autenticità.
La relazione tra Leo e Carla rende evidente la dimensione di potere e di corruzione che sottostà a molti rapporti interpersonali: l’amore cede il passo al possesso, la passione diviene una forma di dominio. È la logica del “tutto è merce”, dell’incapacità di vivere il sentimento fuori dal calcolo e dall’utilitarismo.
L’alienazione, la sensazione costante di essere estranei a se stessi e agli altri, attraversa tutti i protagonisti: la ricerca di senso, la speranza di una svolta, sono continuamente frustrate dall’incapacità di agire. Nella figura di Michele, e in parte di Carla, Moravia raffigura il conflitto tra generazioni: la tensione tra chi vorrebbe cambiamento e chi si arrende alla rassegnazione. Moravia non offre soluzioni, ma fotografa impietosamente la crisi.
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Il Contesto Storico e la Critica Sociale
L’ambientazione romana dei tardi anni Venti e primi Trenta non è casuale: l’atmosfera sospesa della Capitale riflette il clima esistenziale di incertezza e di crisi che attraversa la società italiana sotto il fascismo. Moravia, pur non facendo un romanzo direttamente politico, coglie nel suo microcosmo familiare le dinamiche di controllo, conformismo e apatia che la società impone. L’anonimato delle strade, la routine dei personaggi, l’indifferenza degli ambienti, suggeriscono una società in cui il singolo si sente impotente, privo di vie d’uscita.Come Pirandello aveva già fatto nei suoi drammi, Moravia osserva la disgregazione dei ruoli e delle maschere borghesi, il progressivo smarrimento della capacità di provare emozioni vere. Ma rispetto a Pirandello, qui il focus è meno filosofico e più materialistico: ciò che conta sono le condizioni concrete, la trappola sociale di un’Italia in rapida trasformazione, incerta tra vecchi valori dismessi e nuovi, mai assunti fino in fondo.
Gli echi esistenzialisti, che si sarebbero sviluppati nella letteratura europea e italiana dopo la Seconda guerra mondiale, sono già chiaramente presenti: il senso di vuoto, l’angoscia prodotta dall’assenza di significati condivisi, la difficoltà – se non l’impossibilità – di fare scelte autentiche.
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Conclusione: Attualità di *Gli indifferenti*
Il romanzo di Moravia rimane, a quasi un secolo di distanza, un’opera viva e attuale. Non solo per la sua ferrea organizzazione narrativa, ma per la capacità di rispecchiare le crisi ricorrenti della società italiana: la tendenza al conformismo, il ripiegamento individualistico, l’incapacità di affrontare a viso aperto le contraddizioni che ci attraversano.*Gli indifferenti* è, in definitiva, un grande romanzo psicologico e sociale: costruito con un linguaggio semplice ma di rara efficacia, capace di portare il lettore dentro le zone d’ombra dell’animo umano. La lezione di Moravia rimane questa: la crisi della borghesia, l’alienazione e il vuoto di valori non sono solo fatti storici, ma rischi sempre attuali per ogni società che smarrisce il senso del proprio agire.
Rileggendo oggi questo capolavoro, si è invitati a riflettere su quanto la responsabilità personale e collettiva sia preziosa per impedire che l’indifferenza prenda il sopravvento. Moravia ci consegna, attraverso la sua prosa limpida e impietosa, un monito che va ben oltre il tempo in cui scriveva: senza coinvolgimento autentico, senza uno sforzo per uscire dai propri limiti, nessuna società può dirsi davvero viva.
In definitiva, *Gli indifferenti* è un’opera fondamentale per comprendere non solo la crisi del Novecento italiano, ma i pericoli sempre presenti della disumanizzazione che può nascere dalla routine, dalla paura e dall’apatia. Per ogni studente di oggi, confrontarsi con queste pagine resta un’occasione per interrogarsi su che cosa significhi davvero vivere con coscienza e sensibilità nella complessità del nostro tempo.
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