Rocco Hunt a Sanremo 2025: il valore della cultura e della scuola per il futuro
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 15.01.2026 alle 14:22
Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 15.01.2026 alle 13:50
Riepilogo:
A Sanremo 2025 Rocco Hunt lancia “Mille volte ancora”: la cultura e la scuola sono strumenti di riscatto sociale e speranza per il futuro. 🎤📚
La cultura ci salverà? Ecco cosa ha detto Rocco Hunt a Sanremo 2025
Quando si parla di Festival di Sanremo, si fa riferimento non solo a una manifestazione musicale, ma a un vero e proprio specchio della società italiana, capace di dare voce a tematiche che vanno ben oltre la canzone. Sanremo, ogni anno, rivendica il suo ruolo di crocevia culturale, catalizzando l’attenzione dell’intero Paese e diventando occasione di riflessione collettiva. In questo scenario, la presenza di Rocco Hunt a Sanremo 2025 spicca per il suo impegno sociale, reso ancora più evidente dalla canzone “Mille volte ancora”, un brano che pone in primo piano il ruolo salvifico della cultura e l’importanza della scuola come strumento di emancipazione.
In questo elaborato, analizzerò a fondo il messaggio lanciato da Rocco Hunt sul palco dell’Ariston: egli identifica la cultura come baluardo contro le difficoltà contemporanee e la scuola come via maestra per il riscatto sociale. L’obiettivo della mia analisi sarà duplice: da una parte, comprendere le ragioni che portano il cantante a dipingere la scuola italiana come in crisi; dall’altra, approfondire il suo appello a un rinnovamento autentico, che possa rendere la cultura un diritto per tutti e una leva per il futuro. In conclusione, proverò a rispondere alla domanda: la cultura ci salverà davvero?
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1. Contesto: Rocco Hunt e Sanremo 2025
Rocco Hunt, all’anagrafe Rocco Pagliarulo, è nato a Salerno nel 1994, in una delle tante realtà periferiche italiane dove il riscatto sociale non è scontato. Sin dall’adolescenza si è avvicinato al rap, trasformando la musica in uno strumento per dare voce alle difficoltà e ai sogni dei giovani meridionali. La sua carriera è caratterizzata da una narrazione attenta ai temi della legalità, delle disuguaglianze e della valorizzazione culturale della propria terra. La vittoria a Sanremo Giovani nel 2014 con “Nu juorno buono” lo ha consacrato come artista in grado di parlare a una generazione spesso inascoltata.Nel 2025 il suo ritorno all’Ariston acquista un valore particolare. “Mille volte ancora”, la sua nuova canzone, rappresenta la maturità di un percorso non solo artistico, ma umano. In un Sanremo di grande partecipazione—ben 30 concorrenti in gara—Hunt si distingue, come spesso accade, scegliendo un tema scomodo ma necessario. La sua presenza ci ricorda che il festival non è solamente moda e spettacolo, ma anche un importante palco di riflessione sul nostro tessuto sociale e sui problemi più urgenti del Paese.
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2. Il messaggio di “Mille volte ancora”
La canzone “Mille volte ancora” si offre come una vera dichiarazione d’intenti. Rocco Hunt affronta tematiche profonde: la lotta contro la criminalità organizzata, la violenza e le condizioni di marginalità che ancora affliggono tante periferie italiane. La scuola viene presentata come l’ancora di salvezza per bambini e ragazzi, l’unico luogo in cui è possibile spezzare la catena della rassegnazione.Emblematici sono i versi in cui allude alle aule come “rifugi sicuri dalle strade buie”. La scuola, se davvero funzionasse, dovrebbe essere il terreno fertile per nuovi talenti, idee e speranze, invece che, come spesso accade, un edificio fatiscente dove il futuro si sgretola tra muri scrostati e lezioni svogliate. Attraverso un linguaggio diretto e comprensibile a tutti, Hunt consegna l'immagine della cultura come strumento di riscatto, capace di indirizzare i giovani verso scelte di vita diverse rispetto a quelle imposte troppo spesso dal contesto sociale.
La canzone, insomma, non si limita a una narrazione personale: diventa manifesto generazionale, esempio lampante di come l’arte, in particolare la musica rap italiana, possa veicolare messaggi di cambiamento e stimolare una riflessione collettiva su drammi e potenzialità del nostro Paese. Basti pensare anche a esempi del passato come “Io non mi sento italiano” di Giorgio Gaber, dove la cultura era strumento di autocritica e insieme di speranza; Hunt si trova perfettamente inserito in questa tradizione.
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3. La cultura come salvezza: le parole di Rocco Hunt
Durante un’intervista post-esibizione, Rocco Hunt ha dichiarato: “Se il mondo è sporco, dobbiamo mandare i bambini a scuola, perché la cultura sarà la loro salvezza.” In questa frase si racchiude non solo la centralità della scuola, ma anche una denuncia profonda delle condizioni a cui sono sottoposti troppi minori nel nostro Paese.La metafora del “mondo sporco” fa riferimento non solo alla criminalità, ma anche al degrado morale, all’indifferenza e alle ingiustizie crescenti—dal lavoro precario all’emergenza ambientale, dalla crisi di valori alla corruzione radicata. In questo scenario, la scuola e la cultura diventano l’unico strumento autentico in grado di offrire alternative.
Hunt stesso ha più volte raccontato la sua esperienza personale: cresciuto in un quartiere difficile, ha dovuto spesso supplire alle carenze formative con grande forza di volontà. Emblematico è il suo racconto di autodidatta, tra libri presi in prestito, documentari e ricerche online, nella costante ricerca di uno sguardo più ampio sul mondo. Il cantante sottolinea come oggi, da padre, la responsabilità verso il figlio diventi doppia: “Voglio che abbia quello che io non ho avuto,” ha affermato, mettendo in evidenza la necessità di impegnarsi perché ogni bambino trovi nella scuola, e nella cultura più in generale, una possibilità di riscatto.
Questa prospettiva mette in luce valori come resilienza e autostima, insegnando che, pur tra mille difficoltà, l’impegno personale e l’accesso al sapere restano la vera chiave per cambiare la propria condizione e quella della comunità in cui si vive.
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4. Le difficoltà del sistema scolastico italiano
Ma quanto è realmente possibile affidare questo compito alla scuola italiana di oggi? Docenti sottopagati, spesso precari, tra burocrazia esasperante e classi sempre più difficili, rappresentano una realtà amara. Secondo dati ISTAT, più del 60% degli edifici scolastici necessiterebbe di interventi strutturali, soprattutto nel Mezzogiorno, dove la disuguaglianza è ancora più marcata. Nei mesi invernali non è raro che alcune scuole rimangano chiuse per mancanza di riscaldamento o pericolosità degli ambienti.Gli insegnanti incontrano quotidianamente ostacoli non solo economici, ma anche relazionali: l'autorità e il rispetto per la figura dell’educatore sono sempre più spesso messi in discussione, complici anche le divisioni sociali e familiari. Questo si traduce in una crescente fatica del sistema nel garantire uno spazio di crescita e apprendimento autentico.
Gli studenti, soprattutto al Sud, risentono della mancanza di strumenti e opportunità; il divario col Nord resta alto, sia sul piano delle strutture che delle competenze raggiunte, come evidenziato dalle indagini INVALSI. Famiglie meno abbienti sono costrette a scegliere tra costosi corsi privati e la rinuncia totale a un’istruzione davvero completa, alimentando un circolo vizioso di esclusione sociale.
In un Paese in cui la spesa pubblica per l’istruzione, secondo Eurostat, resta inferiore alla media europea, non è più accettabile parlare di scuola senza considerare seriamente investimenti concreti e politiche strutturali di rilancio.
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5. L’appello alla riforma scolastica
Da qui, l’appello a una riforma vera: basta “parole belle”, dice sostanzialmente Rocco Hunt, servono azioni concrete. Ma che cos’è davvero una riforma scolastica efficace? Non si tratta solo di modernizzare i programmi o ristrutturare gli edifici, ma di restituire dignità e centralità alla scuola. Un corretto investimento dovrebbe riguardare l’aumento degli stipendi per il personale docente, l’abbattimento del precariato cronico, la garanzia di strutture sicure e accoglienti e l’accessibilità a nuovi strumenti digitali, eliminando i fossati che separano Nord e Sud, centro e periferia.Il principio fondamentale resta quello della parità di opportunità: ogni studente dovrebbe avere diritto a una scuola pubblica di qualità, indipendentemente dal luogo di nascita o dalla situazione economica della famiglia. La frase di Hunt, “Le scuole sono i posti dove lasciamo i nostri figli per mezza giornata”, è carica di significato: affidiamo la parte più preziosa di noi, i nostri bambini, a un’istituzione che deve essere all’altezza del proprio compito. La responsabilità è collettiva, e investire nella scuola significa investire nel futuro dell’intero Paese.
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6. Conclusione
Attraverso la sua canzone e le sue dichiarazioni a Sanremo 2025, Rocco Hunt si è riconfermato portavoce di una generazione che non vuole più tacere di fronte alle ingiustizie. Il suo accorato appello per una scuola più giusta e una cultura accessibile a tutti rappresenta una denuncia chiara delle criticità del sistema educativo italiano: scuole abbandonate, insegnanti sfiniti, disuguaglianze perpetuate di anno in anno.Alla domanda iniziale—la cultura ci salverà?—la risposta è necessariamente articolata: sì, ma solo se a sostegno della cultura vi saranno concreti interventi pubblici e una volontà collettiva di cambiare. Cultura, scuola e formazione sono le armi più potenti contro degrado, ignoranza e criminalità, ma per funzionare hanno bisogno di essere davvero al centro dell’attenzione politica, economica e sociale.
Per concludere, vorrei invitare chi legge a non sottovalutare la forza delle piccole azioni quotidiane: sostenere un compagno in difficoltà, partecipare attivamente alla vita scolastica, informarsi e votare per chi propone riforme reali sono tutti modi per contribuire alla valorizzazione della cultura. Solo attraverso la partecipazione civile e una seria presa di coscienza collettiva potremo sperare in una scuola capace di salvare non solo i singoli, ma l’intera società italiana.
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