Don Giovanni di Molière: analisi approfondita del personaggio teatrale
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Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 15.01.2026 alle 9:13

Riepilogo:
Don Giovanni di Molière simboleggia la crisi morale e sociale del Seicento, incarnando il conflitto tra desiderio individuale e norme collettive.
Don Giovanni di Molière: analisi del personaggio
Nel panorama del teatro europeo del Seicento emerge, prepotente e luminoso nella sua ambiguità, la figura di Don Giovanni, protagonista dell’opera di Molière “Il convitato di pietra”. Don Giovanni, incarnazione emblematica del seduttore senza scrupoli, diviene centro di gravità non solo della trama, ma di una riflessione più generale sulla crisi della morale, sull’ipocrisia sociale e sulle tensioni fra libertà individuale e codice collettivo. Se la sua leggenda affonda le radici nella cultura spagnola del Siglo de Oro, l’interpretazione che Molière ne offre si carica di una valenza critica che risuona nella Francia della corte di Luigi XIV e, in senso più ampio, nel contesto della società barocca europea.
L’obiettivo di questa analisi è quello di mettere in luce la complessità psicologica, sociale e simbolica di Don Giovanni, attraverso l’esame dei suoi rapporti con la società, con la nobiltà, col padre, con Dio, con le donne e con i servi. Si tenterà, inoltre, di comprenderne la funzione simbolica e di valutarne l’attualità, mostrando come in questo personaggio si rispecchino le contraddizioni e le tensioni del suo tempo, ma anche di ogni epoca in cui la libertà dell’individuo si scontra con le norme della collettività.
La tesi di fondo che sorregge questa riflessione è che Don Giovanni rappresenta insieme il prodotto e la denuncia di una società corrotta e fragile nelle sue certezze. È sì seduttore e trasgressore, ma è soprattutto il catalizzatore delle paure e delle ipocrisie di un sistema alla ricerca disperata di ordine e coerenza. La sua punizione, spettacolare e ineluttabile, è al contempo un monito morale e la dimostrazione dell’irresolubile tensione tra desiderio e legge.
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I. Origini e contesto del personaggio
La figura di Don Giovanni nasce dal mito spagnolo di Don Juan Tenorio, protagonista della commedia “El burlador de Sevilla y convidado de piedra” di Tirso de Molina (1630 circa). In questo testo, Don Juan è archetipo del libertinismo: un uomo che seduce, inganna, sfida autorità umane e divine, fino a esser consumato dalla dannazione.Nella tradizione europea, Don Giovanni si impone rapidamente come simbolo del seduttore e del peccatore ribelle: una sorta di Prometeo moderno che, invece di rubare il fuoco agli dèi, ruba l’onore e la pace alle donne e agli uomini che incontra. La sua leggenda conquista l’immaginario italiano (nelle versioni burlesche e tragiche, da Goldoni a Da Ponte, librettista dell’opera di Mozart), trova trasposizioni nel teatro inglese (pensiamo a Thomas Shadwell) e trionfa nell’opera francese grazie a Molière.
Molière attinge alla tradizione, ma trasforma il mito per adattarlo alla società e ai gusti francesi. La sua scelta di rappresentare Don Giovanni mira a una critica aspra delle convenzioni, della falsità e dell’ipocrisia sociale. A differenza delle versioni precedenti, in cui prevale la dimensione tragica e ultraterrena della punizione divina, il Don Giovanni di Molière resta costantemente in bilico fra farsa e dramma, fra comicità e inganno, fino alla fine beffarda e spettacolare.
Nel teatro barocco, caratterizzato dall’incertezza e dall’instabilità dei valori, Don Giovanni incarna una crisi profonda: non solo chi infrange le regole, ma chi le mette in discussione, travestendosi, fingendo e mutando identità. Questa ambiguità fu fondamentale nel Seicento europeo, un’epoca segnata da conflitti tra ragione e fede, tra potere assolutista e aspirazione alla libertà – temi che Molière condensa magistralmente nel suo protagonista.
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II. Status sociale e linguaggio
Don Giovanni è indiscutibilmente nobile, come emerge sia dalla sua posizione nei rapporti sociali che dal suo modo di parlare e di porsi. La presenza di un servo personale, Sganarello, testimonia un radicamento aristocratico, così come i suoi rapporti con personaggi anch’essi di rango (Don Carlo, Don Luigi, Elvira). Il suo linguaggio è raffinato, studiato; alterna ironia affilata a citazioni erudite, mostrando una padronanza della retorica che gli consente tanto di affascinare quanto di manipolare.La sua superiorità verbale si traduce in un efficace strumento di potere: quando dialoga con contadini come Pierino e Carlotta, il contrasto fra il suo eloquio e il parlato rozzo degli altri evidenzia le distanze sociali e crea un effetto comico, tipico del teatro di Molière. Il linguaggio, per Don Giovanni, è arma di seduzione e inganno: promette matrimoni, recita atti di contrizione, costruisce situazioni ambigue in cui ogni verità è momentanea e funzionale ai suoi scopi.
Questa stessa cura nello stile non è però sinonimo di rettitudine: la nobiltà, nel mondo di Molière, non garantisce affatto superiorità morale. Anzi, il fatto che Don Giovanni abusi della propria posizione fa emergere l’ipocrisia di una società in cui l’apparenza conta più della sostanza. In tal modo, Molière suggerisce che le barriere sociali possono veicolare non solo virtù, ma anche vizi ben più raffinati.
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III. Rapporti con la nobiltà
Pur facente parte della classe aristocratica, Don Giovanni mantiene un atteggiamento ambiguo nei confronti dei suoi pari. A parole mostra rispetto e gentilezza, ma nei fatti tradisce e inganna, mettendo al centro la propria libertà di azione. La sua concezione dell’onore è profondamente personale: non è un valore assoluto, ma uno strumento negoziabile in funzione del proprio piacere. Così, quando affronta Don Carlo, fratello di Elvira, afferma di dispiacersi ma di essere costretto alla contesa.Questo atteggiamento lo contrappone agli altri nobili, che ancora si riconoscono in una logica di onore e vendetta familiare, come si legge nelle parole di Don Ottavio (altro fratello di Elvira) o di Don Luigi. L’onore, per Don Giovanni, è secondario rispetto alla coerenza con il proprio stile di vita: ciò che conta è non tradire se stesso come “eroe del desiderio”, anche a costo della rovina.
Ne deriva una posizione di outsiders all’interno della stessa aristocrazia, che lo rende oggetto di condanna ma anche di ammirazione segreta. La tensione fra spirito libertino e morale tradizionale è alla base del conflitto tragico della commedia, che si risolve solo nella distruzione fisica e sociale del protagonista.
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IV. Rapporto padre-figlio
Uno degli aspetti più significativi e moderni della caratterizzazione di Don Giovanni riguarda la relazione col padre, Don Luigi. Quest’ultimo, rappresentante delle antiche virtù e dell’autorità patriarcale, non riesce a imporsi sul figlio, giunto ormai a una totale autonomia morale. La battuta feroce di Don Giovanni – «Morite presto, che la cosa che mi fa imbestialire è il vedere dei padri che vivono quanto i loro figli» – è segno di odio viscerale verso ogni imposizione o limite dettato dall’esterno.Il loro rapporto, ormai irrimediabilmente compromesso, esprime il conflitto generazionale tipico delle società in transizione: Don Luigi rivendica il diritto-dovere di correggere il figlio ribelle, ma la sua voce rimane inascoltata. Questa cesura riflette la crisi della famiglia come microcosmo del più vasto disorientamento sociale del Seicento, epoca in cui i codici dell’obbedienza e della lealtà vacillano sotto la spinta dell’individualismo emergente.
Dal punto di vista psicologico, Don Giovanni rappresenta il desiderio di libertà assoluta, ma paga con la solitudine e con una frattura affettiva insanabile. Questa dimensione aggiunge profondità al personaggio, rendendo la sua ribellione carica di tensione tragica e umana.
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V. Rapporto con Dio e la religione
Uno degli elementi centrali del dramma è il tema della religione: Don Giovanni nega in modo aperto e provocatorio i dogmi della fede. In diverse occasioni egli si professa ateo o comunque indifferente alle questioni dell’anima, deridendo i timori religiosi di Sganarello e degli altri personaggi. Per Don Giovanni, la fede è un affare “privato”, non soggetto a ingerenze.Tuttavia, questa posizione è appesantita da una profonda ambiguità. Don Giovanni non rifiuta la religione per convinzione razionalista (come farà, in altro modo, il Don Giovanni mozartiano), ma per opportunismo: quando gli conviene, si dichiara pentito o convertito, come quando abusa della devozione di Carlotta per sedurla. È una fede strumentale, di cui si serve per giustificare le sue azioni.
Ne scaturisce una critica feroce all’ipocrisia religiosa dominante nella società del Seicento. Molière, da sempre bersaglio dell’intolleranza dei “dévote” francesi (pensiamo alle polemiche attorno al “Tartufo”), usa la figura del servo Sganarello come portavoce del sentimento religioso popolare, oscillante tra paura genuina e superstizione: il servo spera di convincere Don Giovanni, ma si trova sempre confuso e ridicolizzato.
Nel confronto tra ragione e fede, Don Giovanni veste così i panni dell’eretico, promuovendo una visione antropocentrica e individualista della vita. Non è un uomo di scienza, ma incarna la sfida dell’uomo moderno ai limiti imposti dalla religione. Alla fine, però, la sua ribellione si traduce in sconfitta totale, riaffermando – in chiave barocca – il trionfo dell’ordine divino su ogni eccesso umano.
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VI. Rapporto con le donne
Sul piano amoroso, Don Giovanni incarna il desiderio insaziabile e l’instabilità affettiva. La molteplicità delle sue conquiste – donne di ogni ceto, bellezza e condizione – testimonia l’incapacità di fermarsi di fronte a qualsiasi vincolo, compresi matrimonio e promessa solenne. Per lui ogni nuova conquista è un sfida, una “caccia” di emozioni forti; subito dopo, però, svanisce la passione e il desiderio si sposta su un nuovo oggetto.Non vi è crudeltà gratuita nelle sue azioni, ma indifferenza profonda: le donne abbandonate soffrono, ma Don Giovanni non le odia; semplicemente le dimentica, rivelando una concezione “consumistica” della relazione amorosa. La figura di Elvira è, in tal senso, esemplare: sorella di due nobili, tradita e abbandonata, ella simboleggia sia la donna vittima sia il valore dell’onore femminile violato.
Questa rappresentazione del femminile è tutt’altro che secondaria: Don Giovanni si muove in un mondo in cui la donna è oggetto di scambio e fonte di tensioni sociali. Le sue azioni mettono a nudo la fragilità delle norme che dovrebbero proteggerla, ma che troppo spesso la trasformano in strumento del potere o della vendetta maschile, come evidenziato anche da altre opere di Molière (si pensi a “La scuola delle mogli”).
In ultima analisi, Don Giovanni è accusato di “gran seduttore”, ossia di incarnare le passioni sfrenate e imprevedibili di cui la società vorrebbe liberarsi, ma di cui è segretamente affascinata.
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VII. Rapporto con i servi e Sganarello
Il rapporto con i servi è centrale: Sganarello, in particolare, è molto più di una semplice figura comica o di contorno. Se altri servi (Violette, Ragotin) appaiono solo secondariamente, Sganarello occupa il ruolo di confidente, spalla e, per certi versi, “coscienza ironica” del protagonista.Il loro rapporto è conflittuale e dialettico: Sganarello rappresenta il punto di vista popolare, convinto e superstizioso, spesso pronto a rivestirsi di morale convenzionale nel tentativo – vano – di correggere il padrone. Don Giovanni lo ascolta, lo schernisce, lo irride; fra i due vi sono litigi e scambi di battute che segnano le pause più comiche e riflessive dell’opera.
Attraverso questo confronto, Molière denuncia l’impossibilità della morale imposta dall’esterno e la solitudine irrimediabile dell’uomo votato alla trasgressione. Sganarello, pur con la sua ingenuità, svolge una funzione critica: rappresenta la società che giudica e osserva, ma che resta impotente di fronte al fascino oscuro del protagonista.
Nel finale, persino la speranza del servo di ricevere l’eredità del padrone scompare: Sganarello si ritrova solo, ingannato e sconfitto. In questa scena, si rispecchia la crisi di valori della società intera, incapace di arginare il dominio dell’individualismo dissolutore.
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Conclusione
L’analisi del personaggio di Don Giovanni, attraverso le sue molteplici relazioni e contraddizioni, rivela la profondità di una figura che travalica i confini della semplice “maschera teatrale” per diventare simbolo di crisi e trasformazione. Don Giovanni è insieme sovvertitore e vittima dell’ordine sociale e morale; nessuna delle sue ribellioni si traduce in vera liberazione, ma tutte riflettono il disagio e la complessità della modernità nascente nel Seicento.La sua condanna finale, spettacolare e imprevedibile, suona come un monito: l’individuo che si pone al di là di ogni legge rischia di essere divorato dal proprio eccesso. Tuttavia, proprio per questo, Don Giovanni resta figura attuale: nei suoi slanci si specchia il desiderio umano di libertà; nella sua rovina, l’angoscia del limite e della punizione.
A chi voglia approfondire, consiglierei di confrontare questa figura con altri personaggi di Molière (come Alceste de “Il misantropo” o Tartufo dell’omonima commedia) e di seguirne le metamorfosi nelle più celebri trasposizioni, dall’opera buffa di Mozart alla drammaturgia italiana. Don Giovanni non è solo seduttore: è simbolo della nostra eterna tensione verso ciò che rompe le catene, ma che finisce, spesso, per costringerci in altre più segrete prigioni.
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Appendice: suggerimenti pratici per la stesura dell’elaborato
- Citazioni dal testo: arricchire l’analisi inserendo frasi celebri ("Morite presto…", "Il suo amore di padre è ormai finito", etc.). - Contestualizzazione storica: collocare sempre gli eventi e le tematiche nel quadro del Seicento europeo. - Struttura: dividere chiaramente l’elaborato in sezioni tematiche, ognuna con un proprio titolo. - Linguaggio: privilegiare uno stile formale ma chiaro, evitando ripetizioni e sintesi superficiali. - Analisi critica: andare oltre la trama, riflettendo sul “perché” dei comportamenti e sulla loro valenza simbolica. - Equilibrio: alternare descrizione e interpretazione, per dare profondità e personalità all’elaborato. - Riflessione personale: terminare sempre con una considerazione che testimoni un pensiero critico autonomo.Con questi strumenti, l’analisi di Don Giovanni potrà non solo restituire il fascino di un grande protagonista della scena europea, ma anche arricchire la comprensione delle complesse dinamiche che animano ogni società in bilico fra regola e desiderio.
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