Analisi del testo di Evelina Santangelo: tema, passaggi principali, relazione con la citazione di Bachmann nel primo paragrafo
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 11.01.2026 alle 9:38
Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 18.12.2025 alle 8:57
Riepilogo:
Il racconto di Santangelo denuncia la tragedia dei migranti nel Mediterraneo, invitando a un approccio più umano e attento al potere del linguaggio.
Evelina Santangelo è una figura di spicco nel panorama letterario italiano contemporaneo, grazie alla sua capacità di affrontare temi profondi e attuali con una prosa diretta e incisiva. Nei suoi lavori, Santangelo si distingue per la sensibilità verso le questioni sociali e politiche, offrendo una prospettiva critica su alcune delle problematiche più urgenti del nostro tempo. Il racconto oggetto di questa analisi si caratterizza per un tema centrale di grande attualità: la migrazione e le sue terribili conseguenze, in particolare le morti nel Mediterraneo.
Tema
Il racconto di Santangelo si concentra su una delle tragedie più dolorose del XXI secolo: la crisi migratoria nel Mediterraneo. Il racconto descrive in modo realistico e dettagliato sia la partenza dei migranti dalle coste nordafricane, sia le difficoltà del viaggio, fino ad arrivare alle tragedie che spesso si consumano in mare aperto. L’opera non si limita a narrare i fatti, ma esplora le cause profonde della crisi migratoria, tra cui i conflitti, la povertà e l’instabilità politica nei paesi di origine dei migranti. Santangelo vuole così sottolineare la dimensione umana della tragedia, dando voce a persone che troppo spesso sono ridotte a numeri nelle statistiche.
Passaggi con tesi espressa
Il racconto di Santangelo è strutturato attraverso una serie di passaggi chiave che articolano la tesi principale dell'autrice: la necessità di riconoscere e affrontare con umanità la tragedia dei migranti. Già nelle prime pagine, l'autrice descrive la partenza dei migranti, illustrando dettagliatamente le condizioni disumane a cui sono costretti. Questo passaggio forza il lettore a confrontarsi con la realtà brutale che i migranti devono sopportare, introducendo una riflessione sulla dignità umana:
"L'odore acre di salsedine mescolato a quello del sudore, la paura che si legge negli occhi di chi, aggrappato a un sogno di salvezza, rischia la vita sulle acque instabili del Mediterraneo." (Santangelo, 2023).
Con questa immagine potente, Santangelo fa emergere la sua tesi sulla necessità di un approccio più umano e compassionevole nei confronti dei migranti.
Un altro passaggio chiave si trova quando l'autrice descrive il naufragio, un momento drammatico che porta il lettore alla consapevolezza della gravità della situazione:
"I corpi galleggiavano senza vita, occhi che non avrebbero mai più visto l’alba. Eppure, nel silenzio che seguiva il naufragio, si sentiva l’eco delle loro speranze spezzate” (Santangelo, 2023).
Questa descrizione mette in evidenza l’umanità dei migranti, costringendo il lettore a vedere oltre le statistiche e a considerare la tragedia personale di ogni individuo coinvolto.
Relazione con la citazione di Bachmann
Nel primo paragrafo, Santangelo introduce una citazione di Ingeborg Bachmann: "La guerra comincia nel linguaggio." (Bachmann, 1971). Questa frase è fondamentale per comprendere l’intera opera poiché suggerisce che la disumanizzazione e l’alienazione nei confronti dei migranti iniziano proprio nel modo in cui se ne parla e se ne scrive. Per Santangelo, l’uso del linguaggio è cruciale non solo per descrivere la realtà, ma anche per plasmare la percezione pubblica dei fenomeni migratori.
Attraverso questa citazione, Santangelo invita a una riflessione critica: come il linguaggio possa essere uno strumento di potere e di esclusione, contribuendo a definire chi è degno di soccorso e chi, al contrario, è visto come "altro" e quindi trascurabile. La scelta delle parole, la retorica dei mass media e la narrazione politica possono contribuire a una percezione distorta delle migrazioni, trasformando crisi umanitarie in problemi di ordine pubblico. La frase di Bachmann dunque serve come monito e guida l’autrice nella sua scrittura, che punta a restituire umanità e dignità a coloro di cui si parla.
Conclusione
Il racconto di Evelina Santangelo rappresenta un potente richiamo all’umanità e alla coscienza collettiva. Attraverso una narrazione vivida e dettagliata, l'autrice mette in luce la tragica realtà dei migranti nel Mediterraneo, proponendo una riflessione critica sulla responsabilità di ognuno di noi nel riconoscere la loro umanità. I passaggi chiave del racconto, caratterizzati da descrizioni emotivamente forti e dettagliate, sostengono la tesi dell'autrice sulla necessità di un approccio più umano e compassionevole.
La relazione con la citazione di Bachmann sottolinea l'importanza del linguaggio nella costruzione delle narrazioni e nella formazione delle coscienze. "La guerra comincia nel linguaggio" non solo avverte della potenza distruttiva del linguaggio che disumanizza, ma invita anche a considerare come un linguaggio diverso possa contribuire alla pace e alla comprensione reciproca.
In definitiva, il racconto di Santangelo non si limita a denunciare una tragedia, ma si configura come un atto di resistenza contro l’indifferenza e un invito a recuperare il valore della parola come strumento di verità e di solidarietà.
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